mercoledì, 23 maggio 2012

GARDA BALDO

CAMBIA:

La mamma l'ha abbandonata Margherita ora sarà adottata

PESCHIERA. Già partito l'iter giuridico per trovare i genitori alla piccola di soli 18 giorni ospitata in una casa famiglia. Nata alla Pederzoli il 23 dicembre non è stata riconosciuta: di lei si sono occupati medici e Comune. Il sindaco ha scelto il nome
10/01/2012
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Neonati allatti al seno dalle mamme: Margherita non potrà mai farlo, da 18 giorni succhia latte artificiale

Peschiera. Margherita é nata il 23 dicembre nel reparto di ostetricia della Casa di cura Pederzoli. Il suo nome è stato scelto dal sindaco Umberto Chincarini perché la mamma ha deciso di non tenere la bimba che i servizi sociali del Comune hanno quindi affidato ad un'apposita casa famiglia dove rimarrà non più di un mese in attesa del decreto di adottabilità del Tribunale dei minori.
Una storia a lieto fine quella della piccola grazie alla scelta della madre prima di portare a termine la gravidanza e poi di fare tutto ciò che è consentito e possibile per garantirle quel futuro che le deve essere sembrato il più sicuro. È la seconda volta che Peschiera si ritrova ad essere teatro di una simile vicenda: qualche anno fa era accaduto con un bambino che aveva addirittura lasciato l'ospedale tra le braccia dei genitori adottivi.
È proprio Chincarini a raccontare oggi la storia «per far sapere alle donne che per qualunque ragione vivono con difficoltà questo momento che c'è dell'altro oltre all'abortire o al gettare via i figli subito dopo che sono nati. Bisogna non stancarsi di dire, di ricordare che la legge e gli enti e le strutture sul territorio garantiscono a tutte loro indistintamente ogni forma di tutela affinché abbiano una gravidanza serena e un parto ospedaliero in condizioni di assoluta sicurezza e riservatezza per sé e per il nascituro».
Il sindaco di Peschiera non si stanza di sottolineare «la profonda umanità, rispetto e discrezione con cui tutti si sono mossi: dal personale della Pederzoli alle nostre assistenti sociali che sono state contattate dalle colleghe del Comune di provenienza della signora. E naturalmente anche i dipendenti comunali perché la neonata, come accade in questi casi, è stata registrata alla nostra anagrafe, ragione per cui hanno chiesto a me di scegliere il nome che ho preso tra quelli dei santi del giorno di nascita; nome che», precisa Chincarini, «la famiglia adottiva, se vorrà, potrà cambiare».
Il primo cittadino ricorda l'iter previsto in casi come questi. «Dopo la nascita la madre ha dieci giorni di tempo per decidere se dar corso o meno all'intenzione espressa di rinuncia. In questo arco di tempo effettua incontri e colloqui con medici, dallo psicologo ad altri specialisti, e personale dei servizi sociali. Mi risulta che nel caso di Margherita la mamma avrebbe poi deciso di tenerla ma sono state le condizioni per così dire esterne a farle ritenere di non poterlo fare. La sua rimane comunque una scelta da apprezzare perché è stata a favore della vita. E, indipendentemente dalle convinzioni religiose di ciascuno, forse sarebbe davvero il caso», insiste Chincarini, «che ognuno di noi per il proprio ruolo cominciasse a dire più spesso alle mamme in difficoltà che ci sono progetti possibili di aiuto alla nuova famiglia che nasce e di assicurare una vita degna al proprio bambino. Bisogna aiutare queste persone e fare capire loro che nel momento di crisi non devono avere timore o vergogna a rivolgersi ai servizi sociali, agli amministratori, a qualche medico, ai parroci: coinvolgere, insomma, il territorio e la sua rete. A Peschiera ha saputo agire nel migliore dei modi e sono certo che questo avviene in qualunque Comune».
Una rete che, tornando al territorio arilicense, si prepara a beneficiare anche per queste situazioni dell'attuale sede della Casa di riposo. «Una volta che sarà completato il trasferimento degli ospiti non autosufficienti nella struttura che sarà realizzata, credo entro l'estate 2013, sempre dalla Casa di cura Pederzoli, noi dedicheremo gli spazi per situazioni diciamo di emergenza: ricaveremo una stireria, lavanderia, cucina in modo da creare una casa di accoglienza per persone che non hanno bisogno di assistenza sanitaria ma, appunto, di una diversa rete sociale».

Giuditta Bolognesi




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