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19.08.2012

Rinasce il paesaggio delle laste

ROVERÈ e VELO. Campo di lavoro di Legambiente sui terreni di Malga Buse di Sopra: utilizzati solo terra e sassi
I volontari hanno ricostruito 300 metri di confini dei pascoli, segnati dalle pietre che da oltre mezzo millennio caratterizzano la Lessinia

Una caratteristica strada dell'altopiano, segnata dalle laste di pietra: un simbolo del paesaggio

Una caratteristica strada dell'altopiano, segnata dalle laste di pietra: un simbolo del paesaggio
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Un campo di lavoro internazionale organizzato da Legambiente Verona ha sistemato 300 metri di laste della Lessinia, le pietre secolari di rosso ammonitico collocate a confine dei pascoli per custodire il bestiame. Vi hanno partecipato nei giorni scorsi otto volontari provenienti da diverse regioni italiane e Alice, una francese ventenne di Bordeaux. Il lavoro è stato fatto sui terreni di Malga Buse di Sopra nel Comune di Velo, nel tratto compreso fra Tede Nòrderi e Malga Belloca, con l'aiuto di uno scavatore che ha tracciato il solco e sollevato le pietre più pesanti. Molte erano cadute a terra sotto il peso degli eventi atmosferici e delle stesse vacche che vi si strofinano contro. Alcune erano semplicemente a terra, ma integre, altre spezzate, altre mancavano del tutto ed erano state sostituite con tratti di filo spinato. Dove è stato possibile i volontari hanno ricollocato le stesse laste presenti o ne hanno acquistate di nuove in cava, posizionandole nei tratti mancanti. Il campo, di una decina di giorni di lavoro, ha riportato al suo aspetto originario i 300 metri di laste di confine, senza utilizzo di cemento, ma solo con l'ausilio della terra e di sassi conficcati a cuneo sotto il cotico per tenere in equilibrio verticale le grandi pietre. Le laste, dello spessore di otto-dieci centimetri sono di un bel colore rosa, le dimensioni variano da un metro a quasi due in lunghezza, mentre in altezza raggiungono all'incirca un metro e venti e sono conficcate nel terreno a una profondità di 40 o 50 centimetri. Il lavoro è stato possibile grazie ai finanziamenti del progetto «Lessinia: i sentieri delle laste. Recupero del patrimonio culturale», proposto da Legambiente come progetto pilota al concorso per il premio del Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi, dove si è classificato secondo nella sua categoria, su una quarantina di idee nazionali e internazionali. «È la prima esperienza del genere», spiega Grazia Sparacino, responsabile del progetto, «ed è nata proprio come contributo a non perdere lo spirito dei luoghi di questa montagna, e dimostrare che con poco si può fare molto, basterebbe un po' di attenzione e sensibilità verso un territorio bellissimo ma che soffre l'abbandono e l'incuria ed è destinato al degrado se non si interviene per tempo a sistemare i suoi caratteri peculiari». Il progetto è stato reso possibile dalla collaborazione dei Comuni di Roverè (attraverso il sindaco Fabio Erbisti, che ha destinato la baita degli alpini di San Francesco per alloggiare i volontari) e di Velo (che con il sindaco Emiliano Ferrari ha coinvolto i proprietari della malghe per autorizzare l'intervento). Il Parco naturale della Lessinia ha dato il proprio patrocinio al progetto: infatti le laste, come sono chiamate in Lessinia, o lastre di confine, sono dei cordoni di pietra, un tempo continui, che da circa 500 anni attraversano il paesaggio degli alti pascoli dell'altopiano, dividendo le cosiddette «montagne», intese come appezzamenti di proprietà adibiti al pascolo, dove vengono lasciate libere le mandrie durante la stagione estiva. Ci sono tratti caratteristici dove le laste delimitano parte a parte chilometri di strada sterrata, ma i pochi allevatori rimasti, quasi sempre non presenti in alpeggio perché impegnati nel lavoro in azienda, faticano a seguire il ripristino dei tratti degradati e sistemano le parti mancanti di recinzione con più pratici e veloci rattoppi con filo spinato, estraneo al paesaggio e alle caratteristiche dell'alpeggio in Lessinia.


Vittorio Zambaldo