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Oggi in piazza

09.08.2012

Scalata esplosiva. Alpinisti
trovano bomba della Grande Guerra

LA STORIA. L'inquietante episodio sulle Dolomiti ampezzane. I due scalatori hanno dovuto deviare il percorso per evitare di colpire l'ordigno ancora inesploso

L’ordigno sparato dai cannoni italiani ha un calibro di 100-110

L’ordigno sparato dai cannoni italiani ha un calibro di 100-110
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A distanza di quasi cento anni dal primo colpo di cannone sparato sugli altopiani nel maggio del 1915, la Grande Guerra sulle nostre montagne non smette di far parlare di sé.
I ghiacciai si ritirano e spuntano cannoni, baracche, proiettili e talvolta persino resti umani. Ma anche dove il ghiaccio non c'è mai stato l'azione degli agenti atmosferici può svelare tracce inquietanti come bombe inesplose. Tanto più inquietante diventa poi il ritrovamento se avviene in un luogo che non permette deviazioni. È quanto è accaduto alla cordata composta dal veronese Eugenio Cipriani e dal vicentino Claudio Tessarolo. Al penultimo tiro di corda di una via che stavano aprendo sulla parete ovest del Sass de Stria, a 2500 metri sulle Dolomiti ampezzane presso il passo Falzarego, i due scalatori sono stati costretti ad oltrepassare un ordigno inesploso, ma ancora in perfetto stato di conservazione. Dentro un diedro-canale ripidissimo e scivoloso, il proiettile avrebbe potuto rotolare da un momento all'altro con conseguenze che avrebbero potuto anche essere letali.
Gran parte dei detonatori delle granate, dei proiettili e delle bombe a mano inesplose che ancora oggi si trovano sui campi di battaglia della Prima Guerra mondiale non funzionano più. Ma alcuni possono ancora scoppiare manifestando tutta la loro potenza distruttiva. È impossibile, però, stabilire a priori quale sia l'ordigno ancora potenzialmente pericoloso e quale no. Bisogna trasportare il reperto in un luogo sicuro e bisogna poi che mani esperte di artificiere smontino l'ordigno o lo facciano brillare. Un lavoro lungo e difficile. Davanti alla bomba i due scalatori avevano due sole possibilità: rinunciare alla salita e ridiscendere in corda doppia alla base della montagna, oppure oltrepassarla e raggiungere la cima. La scelta è caduta sulla seconda ipotesi. I due, quindi, hanno dovuto agire con molta prudenza e grande delicatezza di movimenti per evitare non solo di smuovere l'ordigno ma anche, una volta oltrepassatolo e fotografato, di farvi incidentalmente cadere sopra qualche pietra.
Per questa volta tutto è andato nel verso giusto ma il proiettile, a giudizio di Tessarolo e Cipriani, meriterebbe di essere recuperato e bonificato. Un violento temporale potrebbe infatti smuoverlo e, dalla posizione in cui si trova, cadrebbe fino alla base della parete dove corre un sentiero un tempo poco noto, ma che recentemente è stato risistemato e segnalato allo scopo di promuoverne la frequentazione. Ed una bomba a due passi da un sentiero sarebbe veramente pericolosa. Sempre sulla ovest del Sass de Stria una decina di anni prima lo stesso Cipriani, assiduo frequentatore delle pareti attorno al passo Falzarego, all'ultimo tiro di corda di una via di scalata aveva rinvenuto una bomba a mano. Anche in questo caso l'ordigno era in ottimo stato di conservazione.


Roberto Luciani

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