12.07.2012
Venezia. Il futuro dell’attività estrattiva nel Veneto è affidato a tre momenti legislativi allo studio delle terza commissione del Consiglio regionale presieduta da Luca Baggio che oggi ha messo attorno ad un tavolo le associazioni dei cavatori, i rappresentanti di Confindustria Veneto e l’assessore all’ambiente Maurizio Conte.
Il più rilevante impegno legislativo è il disegno di legge che la Giunta ha presentato con l’obiettivo di aggiornare l’attuale normativa, la legge 44 che risale al 1982. Su questo testo di legge si aprirà a palazzo Ferro-Fini un ciclo di audizioni nel corso delle quali le associazioni produttive e di categoria presenteranno alla commissione le proprie controdeduzioni e proposte di emendamento.
A questo proposito il vicepresidente della commissione Roberto Fasoli (PD) ha sollecitato, con l’obiettivo di portare al voto d’aula un testo quanto più condiviso possibile, un percorso di concertazione «alla luce del sole» che coinvolga non solo le associazioni imprenditoriali, ma anche le organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore e le principali associazioni ambientaliste. Collegato alla nuova legge dovrà, successivamente, essere elaborato e approvato il PRAC (Piano Regionale delle Attività di Cava) che avrebbe dovuto essere stato «allegato» nel 1982 alla legge attualmente in vigore ma che in trent’anni non è mai stato approvato.
In attesa di queste due importanti norme la commissione del Consiglio regionale sta esaminando anche un progetto con disposizioni «transitorie» presentato dall’assessore Maurizio Conte nella sua veste di consigliere regionale Questo testo intende affrontare l’emergenza che si sta registrando nel Veronese e nel Vicentino, aree nelle quali l’attività estrattiva di sabbia e di ghiaia è praticamente azzerata determinando l’impossibilità di reperire materiale indispensabile per le attività edilizie.
Per i territori delle province di Verona e Vicenza si propone, quindi, la possibilità di rilasciare, in deroga alle norme vigenti e per un anno, autorizzazioni per l’ampliamento di cave non ancora estinte. Tali ampliamenti non potranno superare, ciascuno, 1.000.000 metri cubi e dovranno essere autorizzati dal parere favorevole del Consiglio comunale del Comune interessato.
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