21.06.2012
Verona. Un autentico parapiglia quello che è andato in scena ieri nella sezione penale del tribunale in occasione dell'udienza per il processo ad A.B., l'automobilista accusato dell'omicidio colposo di Antonio Di Salvio, motociclista ventiquattrenne che perse la vita nello scontro con la Porsche guidata dall'imputato nell'ottobre dello scorso anno a Cavalcaselle. Ieri, davanti alla porta del giudice per le indagini preliminari Isabella Cesari, un gruppo di iscritti all'Associazione vittime della strada ha inscenato una protesta nei confronti dell'imputato al quale, secondo alcuni presenti, sarebbero stati indirizzati insulti di vario genere. All'uomo sarebbe poi, nel cortile del tribunale, anche stato impedito di muoversi per diversi minuti perché accerchiato dai manifestanti mentre era a bordo della sua auto. A disperdere i manifestanti, che nel frattempo avevano nel corridoio del tribunale esposto anche uno striscione senza ottenere una autorizzazione a manifestare, ci hanno pensato gli agenti della polizia di Stato, cui poi si sarebbero aggiunti anche gli uomini della Digos. All'origine dell'astio nei confronti dell'accusato ci sarebbe il fatto che l'uomo avrebbe recentemente avuto un altro incidente nel mantovano con una nuova Porsche nella quale sarebbero rimaste coinvolte due ragazze che ora lo stanno accusando in un altro processo. Tutti fatti che andranno verificati. Intanto ieri l'imputato ha chiesto il rito abbreviato, condizionato a una nuova perizia sulla velocità del motociclista deceduto al momento dell'impatto. Il giudice Cesari ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile da parte dei parenti di Antonio Di Salvio e dell'Associazione vittime della strada e ha disposto il rinvio al 26 settembre prossimo. G.COZ.
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