21.06.2012
IL NODO TELEMATICO. Al liceo classico la chiave dettata per telefono, a Legnago inviata via fax. Un'ora di attesa, tra invio dei codici e stampa dei titoli, per l'inizio dell'esame. Oggi si replica ma con «tracce» diverse per indirizzo
Verona. Alla fine, più delle tecnologie informatiche, poté il passaparola. E nel momento dell'esordio del «plico telematico» all'esame di maturità (che ha mandato in soffitta il tradizionale rito del taglio delle buste), la seconda «chiave», attesa dal ministero per decriptare, in combinazione con la password in possesso delle commissioni, le tracce d'esame già presenti nei pc delle scuole, arriva... per telefono. Succede al liceo classico Maffei, dove alle 8.30, come previsto dalla procedura, Calogero Carità, dirigente uscente del Montanari, così come i presidenti delle altre quattro commissioni, accompagnati da un rappresentante degli studenti per ogni classe, sono schierati, puntuali e scalpitanti, davanti all'ufficio del vicepreside, dove si trova il computer deputato a scaricare le prove. Passano i minuti, ma dal ministero tutto tace. I ragazzi stemperano la tensione con qualche battuta, ma a sbottare è Silvana Soraci, docente del Ferraris e presidente di commissione al classico: «L'attesa è snervante e non fa che penalizzare gli studenti», dice. «E invece noi dovremmmo pensare in primis al loro benessere». Gli occhi di tutti sono puntati sul terminale, ma la «chiave» ministeriale non si vede. E partono le telefonate ai docenti impegnati in altre scuole: il timore è che il ritardo non sia generalizzato, ma derivi da un intoppo in loco. Dopo quindici minuti, finalmente, un'insegnante sventola in aria la tanto attesa password, dettata al cellulare da una collega che l'ha appena ricevuta da Roma. Funziona, le tracce si materializzano sullo schermo: il primo scoglio è superato. Ora non resta che stamparle. Peccato che l'operazione (tre fogli, fronte e retro, moltiplicati per centinaia di ragazzi), porti via un'altra mezz'ora. Intanto nelle aule (o nei corridoi) dove i candidati, consegnati cellulari e smartphone, sono già schierati da un bel po', si scalda l'atmosfera, così come gli animi dei maturandi. «Sono le 9.15 e ancora le prove non si vedono, ci toccherà restare qui fino quasi alle quattro. Sapete cosa vuol dire, con questo caldo?», commenta una ragazza tra lo sconsolato e l'arrabbiato. Intanto bidelli e insegnanti cercano di addolcire la pillola, posizionando alla meglio i ventilatori. C'è anche chi decide di trasferirsi, con i candidati e i rispettivi banchi, al piano di sopra, dove le finestre sono più grandi, alla ricerca di un po' di refrigerio. Sono le 9.30 passate, un'ora dopo la convocazione, quando finalmente il silenzio cala nella scuola e anche l'ultima commissione dà il via alla prova. «Abbiamo dimenticato di estrarre la lettera con cui inizierà l'esame orale», se ne esce uno dei commissari. «Non importa, ora ci organizziamo», risponde sollevata la presidente. L'operazione plico-elettronico è andata in porto. Tutto il resto, ora, è in discesa. «Solo un piccolo ritardo da parte del ministero nel diramare la seconda chiave», conferma Laura Donà del nucleo di supporto dell'Ufficio scolastico territoriale, «forse proprio per essere sicuri che tutte le commissioni avessero completato le operazioni di insediamento. Poi tutto il sistema si è messo in moto senza problemi». Solo un istituto, a Legnago, ha chiesto l'intervento del nucleo, che ha inviato le tracce via fax: «Problema marginale, dovuto ai codici in possesso della scuola e risolto in cinque minuti», spiega il dirigente provinciale Giovanni Pontara. «Domani (oggi, ndr) si replica e, con la seconda prova, avremo un codice diverso a seconda dell'indirizzo».
Elisa Pasetto
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