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17.05.2012

Ex vigile condannato a 6 anni: «Foto hard sul pc in ufficio»

MAZZETTE & SESSO. La motivazione della sentenza del gup Caccamo a carico di Pietro Giaquinto ora ai domiciliari. Per il giudice, era ossessionato dal sesso tanto da arrivare ad occuparsene anche in servizio facilitando l'attività delle lucciole

Verona: interni aula sezione penale del tribunale

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Verona. «L'esito della consulenza tecnica d'ufficio sui computer e sull'hard disk sequestrati all'imputato (nel suo ufficio ndr) conferma la maniacale dedizione di questi all'argomento della pornografia». E ancora: la sua attività illegale si è svolta «in un contesto di esasperato pansessualismo, un profilo che.. trascende in un vero e proprio ossessivo mercato sessuale». È la relazione dei consulenti tecnici nominati dal pm Valeria Ardito a disegnare il quadro nel quale si è sviluppata l'attività illegale nel mondo del sesso a pagamento dell'ex vigile urbano Pietro Giaquinto. Lo riporta in un passo clou, la motivazione della sentenza del giudice Rita Caccamo a carico del casertano, condannato il 10 maggio a scorso a sei anni con le accuse di concussione di 400 euro al titolare di un bar cinese e favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. In realtà, non essendoci continuazione tra i due tipi di reato, si tratta di una condanna a tre anni per ciascuno dei due reati così come spiega lo stesso giudice nel suo provvedimento lungo 33 pagine. La motivazione della sentenza riporta tra l'altro la deposizione della giovane che nella primavera del 2011 partecipò alla cena nel bed & breakfast in borgo Venezia con un politico lombardo, presentatosi come esponente della Lega nord (anche se a L'Arena risulta che si era candidato per una lega autonomista lombarda) e l'altro indagato Arben Asik, rinviato a giudizio il 10 maggio per la sola accusa di concussione. In quell'occasione, ha spiegato la giovane, si parlò anche di girare film porno. In pratica, è emerso anche dalle parole di Giaquinto, il lombardo avrebbe dato la possibilità all'ex vigile, licenziato da Palazzo Barbieri nell'ottobre scorso, di diventare produttore di film hard.  Alla fine della cena, la giovane avrebbe effettuato una prestazione sessuale sia ad Asik che al politico lombardo. Per questa prestazione, avrebbe ricevuto 200 euro da Giaquinto, circostanza negata dal diretto interessato.  E l'ex vigile come si difende? Sono una vittima, ha detto al giudice. Ha parlato anche di «parzialità delle indagini». Il motivo? Gli investigatori della Guardia di finanza, per esempio, «non nutrirebbero simpatia nei suoi confronti» scrive il giudice Rita Caccamo perchè «avrebbe conseguito importanti successi con le indagini sul contrabbando di tabacchi». Si sente perseguitato anche dal comando dei vigili urbani «che dal 2007 persiste in un atteggiamento ostruzionistico e umiliante nei suoi confronti», riporta la sentenza. Giaquinto si sente «vittima di un complotto» e si difende attaccando: «Tutti i vigili urbani hanno un secondo lavoro» ha detto in udienza. Un atteggiamento duramente censurato dal giudice Caccamo tanto da scrivere nel suo provvedimento che «l'imputato non è meritevole delle invocate circostanze attenuanti».  Il suo comportamento processuale si è sviluppato sulla negazione «con protervia di fatti che si sono dimostrati come pienamente dimostrati» con l'imponente mole di prove raccolta da Guardia di finanza e vigili urbani. Le modalità degli illeciti di Giaquinto evidenziano «la sua rapacità economica disposto a barattare la funzione pubblica per poche centinaia di euro così svilendola e denigrandola».


Giampaolo Chavan

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