11.05.2012
GIOVANI TALENTI. Il social network che conta 900 milioni di utenti acquista l'applicazione «made in Verona». Il veronese Andrea Vaccari è tra gli inventori della geniale creatura informatica che permette di far incontrare in rete chi ha gli stessi interessi
Verona. Un giovane talento veronese, Andrea Vaccari, 28 anni, è entrato nel colosso di Facebook che ha acquistato una sua «creatura», Glancee, nata dalla collaborazione con un altro giovane italiano, Alberto Tretti, e il canadese Gabriel Grisé. Glancee è un'applicazione per iOis e Android che permette di scoprire chi intorno a noi ha i nostri stessi interessi. Un'applicazione che ha suscitato l'interesse del geniale Mark Zuckerberg, ideatore e proprietario del social network Facebook che conta 900 milioni di utenti. E pensare che fino a pochi mesi fa Vaccari e Tretti quasi pensavano di cambiare strada. Ma alla fine la tenacia e, aggiungiamo, la genialità li ha premiati. Andrea Vaccari ha sempre avuto il pallino dell'informatico. Diplomato al liceo scientifico «Fracastoro», si è poi iscritto a Ingegneria informatica al Politecnico di Milano. Al quarto anno ha approfittato di uno scambio culturale con Chicago per farsi un'idea di quello che sarebbe stato il suo futuro. E ha puntato subito sugli Stati Uniti. Così ha lavorato un paio d'anni al Mit di Boston. Nel 2008 si è laureato a Milano e l'anno dopo ha conseguito il titolo a Chicago. Poi ha collezionato stage in diverse aziende informatiche, tra cui Google che, a un certo punto, gli ha anche offerto dei contratti. Ma lui ha preferito non legarsi subito a un'azienda ma di crearne una propria. Ed è nata la start up Glancee, con Tretti e Grisè. Molto entusiasmo, all'inizio, ma anche tante difficoltà economiche, con le famiglie che hanno dato il loro supporto nella parte inziale di questo percorso. Quasi quasi c'era la voglia di lasciar perdere, di cercare altre strade. Tra l'altro c'era stato anche da sostenere la concorrenza di un prodotto analogo anche se qualitativamente inferiore. Poi però c'è chi si è accorto di loro. Hanno partecipato al «South by Southwest festival», hanno dimostrato la validità di Glancee battendo sullo stesso terreno i concorrenti e in poche settimane erano citati su tutte le principali riviste del mondo, dal New York Times al Wall Street Journal, da Forbes al Washington Post. Il numero di utenti è salito a trentamila in breve tempo. Infine l'incontro con Zuckerberg che ha capito al volo la genialità della nuova applicazione che accomuna interessi per un certo argomento e che va, perciò, a incrementare le opportunità offerte da Facebook ai suoi fruitori. Tradotto, un bel po' di dollari per chi l'ha messa a punto. Facebook ha acquisito il team e gli asset di Glancee in cambio di quote azionarie. Come ha spiegato Andrea Vaccari su Panorama.it all'indomani della vendita di Glancee a Facebook, «l'idea di Glancee è permettere agli utenti di recarsi a un evento e avere la lista delle persone che conoscono o che hanno un contatto in comune, oppure di andare a fare shopping e vedere che un amico è stato in quel negozio il giorno prima marchiando un prodotto come interessante. Si tratta di rivelare le connessioni che vengono condivise non solo con le persone ma anche con luoghi, eventi che stanno intorno a noi. Ecco, il nostro obiettivo è in fondo è anche uno di quelli di Facebook». C'era bisogno di andare in America per fare tutto questo? Vaccari non giudica la sue esperienza come una «fuga» ma semplicemente come una scelta. Sempre su Panorama.it spiega: «Quel che posso dire, da persona che vive negli Stati Uniti da ormai sei anni, è che non occorre necessariamente venire fin qui per realizzare certi sogni. Il fatto è che noi italiani abbiamo molto talento in quanto a creatività e inventiva, ma spesso e volentieri la applichiamo alle idee sbagliate; ma soprattutto non abbiamo la voglia di fare che hanno gli americani. Ci lamentiamo spesso di una situazione economica non vantaggiosa o di un sistema legislativo che non facilita l'imprenditoria, problemi veri, per carità, ma che in teoria non dovrebbero incidere sulla voglia di fare impresa. Vi assicuro che anche per me non è stato facile: io non avuto un permesso di lavoro negli Stati Uniti, ho dovuto creare un'azienda attraverso un visto da studente, un lasciapassare che non ti permette di lavorare, in pratica non ho guadagnato un dollaro per un anno e mezzo. Ho vissuto in uno sgabuzzino per qualche mese e ho fatto un sacco di sacrifici. Però non mi sono scoraggiato, avevo un'idea in cui credevo e l'ho portata avanti».
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