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La Germania non paga le stragi naziste Ecco tutte le vittime veronesi dell'orrore

La sentenza del tribunale dell'Aja che blocca i risarcimenti tedeschi nei confronti di vittime italiane fa discutere. Riproponiamo in allegato le pagine che «L'Arena» dedicò nel 2005 alle 179 vicende rimaste oscure per 60 anni.
04/02/2012
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Eccidi nazisti veronesi

Verona. La Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha accolto il ricorso della Germania contro l’Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l’Italia «ha mancato di riconoscere l’immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino per i reati commessi dal Terzo Reich. L’Italia «rispetta» la sentenza emessa oggi dalla Corte dell’Aja anche se i suoi contenuti non coincidono con le sue posizioni e al tempo stesso intende proseguire ad affrontare insieme alla Germania tutti gli aspetti che derivano dalle dolorose vicende della Seconda Guerra Mondiale, ha commentato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi.
NEL VERONESE. Ben 179 fascicoli, relativi a «violenze commesse da tedeschi e fascisti durante la loro dominazione». Questa è la traccia rimasta, ripercorsa in un'ampia serie di articoli da «L'Arena» nel 2005: dati e storie che per 60 anni erano stati letteralmente dimenticati, «insabbiati». E che all'indomani della discussa sentanza del tribunale dell'Aja riproponimano come allegato, come contributo alla memoria collettiva e invito alla riflessione.
LA SENTENZA. La lettura della sentenza è durata 80 minuti. La Corte ha accolto tutti i punti di ricorso presentati dalla Germania che accusava l’Italia e il suo sistema giudiziario di «venire meno ai suoi obblighi di rispetto nei confronti dell’immunità di uno stato sovrano come la Germania in virtù del diritto internazionale». La Corte dell’Aja ha poi concordato con la richiesta di Berlino di «ordinare all’Italia di prendere tutte le misure necessarie» affinchè‚ le decisioni della giustizia italiana che contravvengono alla sua immunità siano prive d’effetto e che i suoi tribunali non pronunzino più sentenze su simili casi.
Il contenzioso tra Italia e Germania presso la Corte dell’Aja, il più alto organo giudiziario dell’Onu, è cominciato il 23 dicembre del 2008, quando Berlino ha deciso di ricorrere contro la sentenza della Cassazione del 21 ottobre 2008 che ha riconosciuto la Germania responsabile per essere stata la «mandante» dei militari nazisti che il 29 giugno del 1944 uccisero 203 abitanti di Civitella, Cornia e San Pancrazio (Arezzo), sparando a donne, bambini, uomini e vecchi, compreso il parroco del paese. La sentenza della Cassazione a suo tempo era stata considerata un «precedente storico» sancendo per la prima volta il diritto per le vittime delle stragi naziste a essere risarcite nell’ambito di un procedimento penale. Prima di allora c’erano state solo delle sentenze nelle cause civili per risarcimento danni chiesto dai cosiddetti «schiavi di Hitler». Nessun altro Paese al mondo aveva mai intentato cause di risarcimento nei confronti della Germania in ottemperanza alla clausola dell’immunità giurisdizionale. Il contenzioso tra Roma e Berlino ha portato all’iscrizione di un’ipoteca giudiziaria su Villa Vigoni, centro culturale italo-tedesco in provincia di Como.
«Un giudizio importante per la Germania e l’intera comunità internazionale», ha commentato il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle. Il giudizio, ha osservato, «non è contro le vittime del nazismo», la cui «sofferenza» è «già pienamente riconosciuta dal governo tedesco».




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