mercoledì, 23 maggio 2012

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«Non mi hanno visitato. E sono veronese»

SANITA' E BUROCRAZIA. Il racconto di un concittadino che lavora a Bologna pare confermare che la disavventura degli scolari a Montegrotto non è un caso isolato. Residente in città, ma con tessera sanitaria emiliana: «La guardia medica mi avrebbe visto solo  a pagamento. Lo trovo assurdo»
30/03/2011
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L'esterno dell'ambulatorio della Guardia Medica di via Bramante

Verona. «La guardia medica di Verona mi ha comunicato al telefono che mi avrebbe visitato solo a pagamento. Perchè pur essendo veronese ho la tessera sanitaria dell'Emilia Romagna». La testimonianza di un nostro lettore contrasta con la lettura che l'Ulss 16 di Padova e la Regione Veneto danno all'episodio accaduto nei giorni scorsi a Montegrotto Terme.
GLI STUDENTI. Lo ricordiamo brevemente: 14 studenti di Reggio Emilia si sono rivolti in blocco alla locale Guardia medica accusando i sintomi di una probabile intossicazione. La professionista di guardia non li ha visitati, invitandoli a rivolgersi al più vicino Pronto soccorso. «Non c'è stata alcuna irregolarità», ha commentato la direzione dell'Azienda sanitaria territorialmente competente, la Ulss 16 di Padova. E così ripete l'assessore alla sanità, Luca Coletto, in questa stessa pagina. Diranno che è tutto regolare anche per l'episodio rievocato dal lettore? Ecco la sua storia.
GUARDIA MEDICA. Simone Cetoli ha 42 anni e per motivi di lavoro è costretto a fare il globetrotter. «Sono residente a Verona, dove torno ogni fine settimana», spiega, «ma ero domiciliato a Bologna per motivi di lavoro quando mi è capitato questo disguido. Per garantirmi il medico di base ho dovuto rinunciare alla tessera sanitaria veneta a beneficio di quella emiliana, circostanza che ho subito fatto presente alla dottoressa di guardia che, era un sabato sera, ha risposto alla mia telefonata».
GRATIS SOLO VENETI. «Avevo la febbre e un forte mal di gola», ricorda Cetoli, «volevo chiedere un consiglio. "Può venire a farsi visitare", mi ha risposto la dottoressa, "ma deve pagare la prestazione, non essendo un nostro assistito. Le prestazioni sono gratuite solo per i residenti nel Veneto". Ho chiesto spiegazioni, ma la dottoressa ha interrotto bruscamente la comunicazione».
«Ci sono rimasto male», commenta il veronese, «non sapevo dell'esistenza di questa discriminazione. Tanto è vero che ho evitato di rivolgermi al Pronto soccorso, dove vengono curati tutti, certo di poter usufruire del servizio della Guardia medica. E se mi dovesse servire un certificato di malattia per il lavoro?».
SERVE IL FAX. Il racconto di Simone Cetoli consente di evidenziare altri disguidi che segnano l'esistenza dei lavoratori globetrotter. «Ora lavoro a Treviso», spiega, «e ho la tessera sanitaria dell'Ulss locale. Presto dovrò tornare a Bologna e dovrò cambiare medico di base. Mi sono informato sulla procedura: è assurda. Mentre prima era sufficiente recarsi alla nuova Ulss e richiedere un medico d'appoggio, adesso devo spedire un fax all'Ulss di Treviso, aspettare la risposta che arriverà chissà quando e con quello presentarmi a Bologna. Ai tempi dei certificati e dei referti on line, mi chiedono un fax. Si va indietro, altrochè avanti!». P.COL.




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