«Non mi hanno visitato. E sono veronese»
SANITA' E BUROCRAZIA. Il racconto di un concittadino che lavora a Bologna pare confermare che la disavventura degli scolari a Montegrotto non è un caso isolato. Residente in città, ma con tessera sanitaria emiliana: «La guardia medica mi avrebbe visto solo a pagamento. Lo trovo assurdo»
Verona. «La guardia medica di Verona mi ha comunicato al telefono che mi avrebbe visitato solo a pagamento. Perchè pur essendo veronese ho la tessera sanitaria dell'Emilia Romagna». La testimonianza di un nostro lettore contrasta con la lettura che l'Ulss 16 di Padova e la Regione Veneto danno all'episodio accaduto nei giorni scorsi a Montegrotto Terme.
GLI STUDENTI. Lo ricordiamo brevemente: 14 studenti di Reggio Emilia si sono rivolti in blocco alla locale Guardia medica accusando i sintomi di una probabile intossicazione. La professionista di guardia non li ha visitati, invitandoli a rivolgersi al più vicino Pronto soccorso. «Non c'è stata alcuna irregolarità», ha commentato la direzione dell'Azienda sanitaria territorialmente competente, la Ulss 16 di Padova. E così ripete l'assessore alla sanità, Luca Coletto, in questa stessa pagina. Diranno che è tutto regolare anche per l'episodio rievocato dal lettore? Ecco la sua storia.
GUARDIA MEDICA. Simone Cetoli ha 42 anni e per motivi di lavoro è costretto a fare il globetrotter. «Sono residente a Verona, dove torno ogni fine settimana», spiega, «ma ero domiciliato a Bologna per motivi di lavoro quando mi è capitato questo disguido. Per garantirmi il medico di base ho dovuto rinunciare alla tessera sanitaria veneta a beneficio di quella emiliana, circostanza che ho subito fatto presente alla dottoressa di guardia che, era un sabato sera, ha risposto alla mia telefonata».
GRATIS SOLO VENETI. «Avevo la febbre e un forte mal di gola», ricorda Cetoli, «volevo chiedere un consiglio. "Può venire a farsi visitare", mi ha risposto la dottoressa, "ma deve pagare la prestazione, non essendo un nostro assistito. Le prestazioni sono gratuite solo per i residenti nel Veneto". Ho chiesto spiegazioni, ma la dottoressa ha interrotto bruscamente la comunicazione».
«Ci sono rimasto male», commenta il veronese, «non sapevo dell'esistenza di questa discriminazione. Tanto è vero che ho evitato di rivolgermi al Pronto soccorso, dove vengono curati tutti, certo di poter usufruire del servizio della Guardia medica. E se mi dovesse servire un certificato di malattia per il lavoro?».
SERVE IL FAX. Il racconto di Simone Cetoli consente di evidenziare altri disguidi che segnano l'esistenza dei lavoratori globetrotter. «Ora lavoro a Treviso», spiega, «e ho la tessera sanitaria dell'Ulss locale. Presto dovrò tornare a Bologna e dovrò cambiare medico di base. Mi sono informato sulla procedura: è assurda. Mentre prima era sufficiente recarsi alla nuova Ulss e richiedere un medico d'appoggio, adesso devo spedire un fax all'Ulss di Treviso, aspettare la risposta che arriverà chissà quando e con quello presentarmi a Bologna. Ai tempi dei certificati e dei referti on line, mi chiedono un fax. Si va indietro, altrochè avanti!». P.COL.
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1 lovecraft 01/04/2011 09:30 317 commenti
Non esageriamo e non strumentalizziamo tirando in ballo la situazione assistenziale degli Stati Uniti (ma nella Cina, ancora comunista, non mi pare, poi, molto migliore). Tutto il chiasso è venuto fuori perchè agli studenti di Reggio Emilia avrebbero fatto pagare una sorta di "ticket" per l'accesso alla guardia medica (rimborsabile, se ne ricorrono le condizioni, dalla loro Regione di residenza, alla quale - e non al Veneto - pagano i "contributi"). Tantissime prestazioni ,poi (anche se meno urgenti) vengono date solo ai residenti della propria Regione, o - altrimenti (mi sembra) ci voleva l'autorizzazione, la "presa in carico" della Regione di appartenenza.