venerdì, 10 febbraio 2012

VERONA

CAMBIA:

Soardi sotto inchiesta lascia l'Atv

BUFERA IN CASA LEGHISTA. La polizia giudiziaria sequestra documenti contabili in azienda su ordine del pm Ardito
Nel mirino rimborsi spese fasulli, il presidente si dimette. «Atto doveroso, non resto con questo peso»
05/09/2010
Zoom Foto
Gianluigi Soardi scende da un autobus Atv: ieri il leghista ha dato le dimissioni da presidente dell'azienda

Dai rimborsi chiesti - e ottenuti - per trasferte effettuate con l'auto dell'Atv ma che Gianluigi Soardi faceva figurare come se fossero state fatte con il proprio mezzo privato alla minuta quotidiana per i caffè «ravvicinati» in bar di Verona anche se lui al mattino dal municipio di Sommacampagna, dove riveste la carica di sindaco, non si spostava. E in mezzo ci sono viaggi di lavoro non effettuati ma pagati dall'Atv, l'Azienda di cui era fino a ieri mattina presidente, oppure un utilizzo «allegro e allargato» dell'auto di servizio di cui usufruivano anche dai familiari o usata per scopi meramente privati. Nessuna denuncia, un'indagine nata «di iniziativa», si dice in ambiente giudiziario, alcuni mesi fa che con il passare dei giorni si è arricchita di particolari culminati con la richiesta di acquisizione della contabilità firmata dal sostituto Valeria Ardito.
Cinquant'anni, il presidente leghista dell'Atv - l'Azienda dei trasporti pubblici - già indagato per abuso d'ufficio insieme al cda per un appalto assegnato a Cattolica Assicurazioni, in quell'occasione non pensò di dimettersi. Ieri però lo ha fatto, poco prima di mezzogiorno, e ha ufficializzato il suo abbandono in un momento particolarmente delicato per l'Azienda: a giorni sarà illustrato il piano di revisione delle linee degli autobus e pochi giorni fa era stato lo stesso Soardi a spiegare la logica dell'Atv relativa all'aumento del costo dei biglietti.
Un comunicato lapidario ed eloquente che segue di 24 ore l'accesso della polizia giudiziaria nel suo ufficio nella sede di lungadige Galtarossa: venerdì il nucleo di pg su ordine del pm Ardito ha acquisito tutta la documentazione relativa alle richieste di rimborsi presentate negli ultimi mesi da Soardi. «Dall'attività svolta dalla pg è emerso che il sottoscritto sarebbe indagato. Credo quindi non solo opportuno ma anche doveroso, presentare le mie dimissioni da presidente della Atv spa, sia per potermi più liberamente difendere sia e soprattuto perchè l'azienda deve essere condotta da un presdiente che possa rappresentarla con la debita autorevolezza e senza il peso di un'indagine giudiziaria».
E quello che lo riguarda è una sorta di spaccato dell'Italietta descritta nei film di Sordi degli anni Sessanta: spese gonfiate, denari che non avrebbero dovuto finire nelle tasche del presidente non solo perchè non erano state da lui anticipate ma soprattutto perchè erano comunque già a carico dell'Atv, un modus operandi privo di quella forma di pudore che avrebbe anche spinto Soardi a recarsi a Roma, per una riunione, accompagnato da altre persone. E sulla nota spese presentata all'Azienda oltre alla trasferta (effettuata con l'auto di servizio di cui ha chiesto regolarmente il rimborso come se fosse la sua) è finito il conto dell'albergo dove han dormito tutti.
Una decisione, quella di dimettersi, che segue un venerdì frenetico: dopo la visita degli agenti di pg che nel suo ufficio sono rimasti almeno tre ore e mezza, il presidente ha incontrato il sindaco Tosi e in serata ha restituito la macchina dell'Atv che aveva in dotazione dal dicembre dello scorso anno: la usava per gli spostamenti di cui poi chiedeva rimborsi. «In un periodo storico in cui nessun amministratore pubblico sembra dar peso al fatto di essere indagato per situazioni che possono riguardare il proprio ufficio», conclude il comunicato, «credo invece doveroso, anche per il movimento politico cui appartengo, dare una netta indicazione di segno opposto. Auspico, ovviamente di poter chiarire al più presto la mia posizione, avendo piena ed incondizionata fiducia nell'operato della magistratura e della pg».
Viaggi nella Capitale non effettuati e pagati come se li avesse fatti, mentre da Sommacampagna non si era mosso. E poichè probabilmente la nota spese con gli scontrini dei caffè mattutini aveva sollevato qualche perplessità, pare si fosse accordato con un bar per l'emissione di uno scontrino unico per «spese di rappresentanza». Tutto autocertificato e poi passato all'incasso.
Il materiale contabile che lo riguarda da venerdì è a disposizione della polizia giudiziaria, il pm però non ha formulato al momento alcuna ipotesi di reato a carico di Soardi, ma considerato il ruolo rivestito e il comportamento tenuto potrebbe essere indagato per peculato, truffa aggravata e abuso d'ufficio. Gianluigi Soardi ha comunicato che potrebbe essere indagato ma l'imputazione sarà scritta solo nei prossimi giorni.

Fabiana Marcolini


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