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Traforo, la città si divide sul referendum bocciato

IL CASO. I promotori confermano il ricorso. Campagnari: «Toccava al Comune verificare l'iscrizione alle liste elettorali». I consiglieri di Forza Italia e An condividono lo stop all'iter. Il Pd: «Ma con una segnalazione si integravano i documenti»
04/09/2010
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La raccolta firme per il referendum sul traforo. La consultazione non si farà: documentazione incompleta

Verona. Reazioni a raffica e città divisa dopo che che il Collegio dei Garanti del Comune ha bocciato il referendum sulla commissione per valutare l'impatto ambientale del traforo della Torricelle, perché manca la certificazione di iscrizione degli 8.867 firmatari alle liste elettorale del Comune.
Il nodo è l'interpretazione del comma 5 dell'articolo 14 del regolamento, in base al quale "La verifica dell'iscrizione nelle liste elettorali del Comune dei sottoscrittori la richiesta di referendum compete all'ufficio elettorale del Comune stesso".
Secondo i Garanti, gli avvocati Giovanni Maccagnani, Roberto Canevaro e Daniela De Petris — consultatisi con il giurista Franco Gaetano Scoca — le certifcazioni devono essere allegate alle firme e non prodotte dopo dal Comune, come invece dicono i promotori. «Il problema ce l'eravamo posti, prima di depositare le firme», spiega al telefono l'avvocato Carlo Trentini, portavoce del comitato Cittadini per il referendum, «ma avevamo concluso che l'articolo del regolamento non lascia dubbi di interpretazione. Per noi la verifica spetta al Comune e non a chi presenta le firme».
Anche in Consiglio comunale le forze politiche si dividono. Secondo Carlo Pozzerle, del Pd, partito che ha collaborato nel raccogliere le firme, «l'Amministrazione si attacca a ogni cavillo possibile pur di non far svolgere il referendum. Se è vero che è necessario presentare le certificazioni d'iscrizione alle liste elettorali insieme alle firme, era sufficiente che venisse fatto notare ai promotori quando hanno depositato le firme e loro avrebbero potuto integrare la documentazione, visto che non c'era una scadenza per la presentarla».
Secondo Pozzerle, a cui si uniscono il consigliere del Pd Roberto Uboldi e il consigliere di Agsm Marco Burato, «il sindaco dovrebbe commissionare agli esperti sanitari uno studio serio, quello conosciuto in tutta Europa come Vis, cioè Valutazione d'impatto sanitario, che vincolerebbe amministratori, cittadini per il referendum e sanitari al rispetto di rigidi protocolli scientifici internazionali, fatti apposta per evitare polemiche».
Sul fronte della maggioranza, il capogruppo di Forza Italia Salvatore Papadia sostiene invece che «in determinati casi la forma è anche sostanza e lo abbiamo visto in occasione della presentazione delle liste alle ultime elezioni regionali. Il regolamento parla chiaro e quindi il parere dei Garanti è giusto. C'è però la possibilità di fare ricorso e ai giudici spetterà l'ultima parola». Sulla questione ha inviato una nota anche il consigliere di An Elena Traverso, in cui dichiara che «il referendum è una prova di democrazia e quindi non sono contraria a priori. In questo caso però, è palesemente una mossa strumentale, dato che il quesito referendario è stato di fatto già accolto dalla Giunta visto che la commissione di esperti è già stata costituita. Sul parere dei Garanti», osserva, «non posso che essere d'accordo. Il regolamento parla di firme di "elettori" e la produzione del certificato elettorale o l'iscrizione alle liste elettoraili è obbligatoria».
Per il consigliere provinciale Giuseppe Campagnari capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà-Federazione della Sinistra, «ha ragione il comitato promotore», afferma in una nota. «Fin dal 1991 — delibera del Consiglio comunale 194 del 10 ottobre 1991 — Verona ha un proprio Statuto, che al Titolo IV prevede un'autonoma regolamentazione degli Istituti di partecipazione, in particolare gli articoli 46 e 47 sul referendum. Quindi, essendo una consultazione comunale, è naturale che gli uffici, prima di controllare il numero di firme, provvedano a verificare l'iscrizione alle liste elettorali, come prevede il Regolamento del referendum».

Enrico Giardini




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21 girmi 03/09/2010 11:01 1389 commenti

Non si comprende di che regolamento stanno parlando sedicenti garanti (di chi e di cosa?) e consiglieri Papadia e Traverso perche' il REGOLAMENTO COMUNALE DI VERONA dice quello che e' stato riportato dal cronista di questa redazione e cioe' che LA VERIFICA SPETTA ALL'UFFICIO ELETTORALE DEL COMUNE. Se poi questi NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE.......e' un'altra questione. Totalmente illusoria invece e' l'aspettativa del consigliere PD perche' una "segnalazione di incompletezza di documenti" funziona se l'interlocutore e' civile, educato e soprattutto democratico. Il comune di Verona ma e' meglio dire; TOSI NON VUOLE IL REFERENDUM PERCHE' NE HA PALESEMENTE PAURA e quindi NESSUNO e' disposto ad AIUTARE e segnalare. In altre parole a COLLABORARE PER LA DEMOCRAZIA. Anzi, aspettano che uno faccia una passo falso per poi attaccarsi a qualsiasi cavillo. Anche inesistente com'e' in questo caso. Tosi lo sapeva gia' che avrebbero bloccato il referendum. Cavillo o non cavillo rimane il fatto, che Tosi dovrebbe comprendere, che ci sono quasi 9000 veronesi che hanno CHIESTO UNA COSA che il sidaco TOSI NEGA A QUALSIASI COSTO. Dovrebbe anche sapere che tra questi ci sono anche MOLTI suoi elettori che a questo punto saranno EX-ELETTORI. Non e' certo un cavillo inesistente che cambia il desiderio espresso dai firmatari. LE FIRME RIMANGONO PER SEMPRE E VERRANNO ACCOLTE DAL TRIBUNALE perche' se Tosi era gia' certo che il referendum sarebbe stato bloccato i veronesi onesti e incensurati sono altrettanto certi che il REFERENDUM SI FARA'. Dopo la solita sentenza del Tribunale perche' a Verona, purtroppo, per vedere rispettata la democrazia bisogna ricorrere al Tribunale. Grazie.

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