03.08.2012
ZEVIO. Si allarga il dibattito in paese dopo l'approvazione di una mozione che mira a tenere a distanza il gioco d'azzardo. Il sindaco Ruzza: «Io avrei autorizzato un'altra localizzazione per la sala giochi, anziché la piazza Invece il Comune può disporre solo controlli»
Zevio. L'apertura in piazza Santa Toscana, la più importante del paese, di una «sala slot» regolarmente autorizzata dallo Stato, ha acceso il dibattito a Zevio su come fronteggiare il gioco d'azzardo, in municipio definito senza mezzi termini «piaga sociale» perché «perlopiù praticato da soggetti deboli come disoccupati, giovani e pensionati propensi a tentare la fortuna per risolvere i loro problemi economici». In Consiglio comunale Mirco Ghirlanda ha fatto passare all'unanimità una mozione che, per il futuro, punta ad impedire – attraverso modifiche al regolamento comunale da attuare nel giro di sei mesi - l'apertura di nuove sale da gioco entro 500 metri da siti cosiddetti «sensibili» come scuole, impianti sportivi, chiese. Il capogruppo di «Unisciti al cambiamento» ha messo alla gogna pure lotterie, giochi di numeri, gratta e vinci, schedine e bingo. Ancora più duro Paolo Lorenzoni, propenso a «slotizzare» del tutto il Comune, legge permettendo. Posizione ora ribadita dall'ex sindaco del paese, divenuto consigliere di maggioranza: «Conosco persone che, anche con il solo Gratta e vinci, si mangia mezzo stipendio, nel tentativo di risolvere con il gioco la scarsa capacità di spesa della famiglia. Quindi la questione andrebbe risolta radicalmente anche se può andarci di mezzo il guadagno di qualche gestore». Lorenzoni continua: «Per la spesa sociale Zevio versa annualmente all'Ulss 350mila euro, e altri 200mila li sborsa direttamente il Comune. E' probabile che questi 550mila euro lievitino, se in qualche modo non si arresta il fenomeno in espansione che ha tutta l'aria di accrescere quella che va considerata come una tassa indiretta sui cittadini. Io», rivendica l'ex sindaco, «non ho mai scommesso, e forse è anche per questo che sono per misure drastiche contro il gioco che destabilizza la gente che, causa la mania di scommettere, non riesce a smettere rendendo la vita impossibile anche alle famiglie di appartenenza». Meno radicale di Lorenzoni è il consigliere Samuele Campedelli, assessore alla Programmazione in Provincia. A suo parere «s'impone una distinzione tra slot machine e gli altri tipi di gioco: lotto e totocalcio, per esempio, sono giochi da non assimilare alle slot, che rincretiniscono per la ripetitività delle puntate, altrimenti andrebbero bandite anche le lotterie nazionali, l'alcol e il tabacco. Quindi», conclude Campedelli, «un minimo di distinzione ci vuole, fermo restando il fatto che io sono assolutamente contrario alla proliferazione delle macchinette mangiasoldi». Ghirlanda considera come «di burro» l'intransigenza di Lorenzoni. Dice: «Il Consiglio non può slotizzare il Comune, essendovi concessionari di autorizzazioni statali su tutto il territorio. Diversamente l'amministrazione potrebbe ritrovarsi a fronteggiare richieste di danni da parte dei gestori». Il capogruppo di «Uniti» allude alla maximulta da 1 milione e 350mila euro inflitta dal Tar piemontese al sindaco di Verbania, che nel 2005, per ridurre la piaga del gioco, impose che le società-casinò potessero funzionare solo dalle 15 alle 22. Obiettivo, tenere lontani dalle sale solt almeno gli alunni che «bigiano» le lezioni. Secondo alcuni, Verbania perse la causa perché non si costituì in giudizio. Per altri, invece, i gestori ebbero la meglio grazie alla sentenza della Corte di Cassazione che attribuisce allo Stato competenza esclusiva in materia di ordine pubblico e sicurezza, settori in cui rientrano le autorizzazioni all'esercizio d'apparecchi automatici da intrattenimento o da gioco in luoghi aperti al pubblico, sale slot e circoli privati. In definitiva il capogruppo di «Uniti» è convinto che, grazie alla mozione approvata dal Consiglio nei giorni scorsi e inviata al Parlamento, Zevio possa assumere regolamenti volti «a fare da argine a un fenomeno sociale di conclamata gravità. Il Consiglio ha dato un segnale, e così pure la direzione di marcia per il bene di tutti gli zeviani», conclude Ghirlanda. Il sindaco Diego Ruzza non nasconde la difficoltà di regolamentare: «I Comuni hanno le mani legate, perché le sale slot sono autorizzate dallo Stato attraverso le questure e il ministero delle Finanze». Il primo cittadino auspica una normativa che ricada nelle competenze del ministero della salute: «Il fenomeno del gioco ha contraccolpi anche psicologici, dovuti al fatto che c'è chi dilapida patrimoni e affetti famigliari. Conoscendo bene le situazioni sociali del territorio, solo le amministrazioni locali possono operare scelte oculate. Fosse dipeso da me avrei autorizzato un'altra localizzazione per la sala giochi, anziché la piazza principale del paese. Invece il Comune può disporre solo controlli». Anche il parroco don Gaetano Pozzato non nasconde la sua preoccupazione: «E' bene tenere il più lontano possibile il gioco d'azzardo essendo, come riportano i giornali, un tipo di malattia che si sta diffondendo. Quindi è meglio che la gente non incappi in questo tipo di problema».
Piero Taddei
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