27.06.2012
SAN BONIFACIO. È operativo da pochi giorni il centro sanitario realizzato dai volontari veronesi. La guerra civile e i difficili rapporti con le autorità locali frenano il completamento dei padiglioni Intanto si assume il personale
L'ospedale «San Bonifacio», costruito a Oghlwapo in Costa d'Avorio dai volontari dell'Avo (Associazione Volontari Oghlwapo), è entrato finalmente in funzione, anche se non è interamente completato (amnca un padiglione) e i rapporti con le autorità locali non sono certo facilissimi. Ne dà notizia il presidente dell'Avo, il dottor Franco Abela.
«Dopo un periodo di inattività, soprattutto a causa della recente guerra civile, abbiamo ripreso il nostro lavoro per la costruzione dell'ospedale, che comunque è entrato in funzione l'8 giugno. Nel corso del 2011 l'ospedale ha lavorato come poliambulatorio effettuando in modo gratuito quasi 1.900 consultazioni di medicina generale e oltre 800 visite prenatali e assistendo 770 parti. Inoltre», sottolinea Abela, «in quella comunità, che comprende undici villaggi, sono stati trattati con terapia antiparassitaria 530 bambini minori di cinque anni ed effettuate 820 vaccinazioni contro la polio, e 2.750 donne in età fertile sono state vaccinate contro il tetano; oltre 5.000 bende gessate sono state regalate all'ospedale militare (ci erano state fornite da un fornitore italiano); sono stati distribuiti vestiti e giocattoli a 2.000 bambini e a Natale 225 di essi hanno potuto ricevere i doni grazie al nostro contributo».
Dallo scorso 8 giugno sono stati assunti in maniera continuativa un medico responsabile dell'ospedale, una ostetrica residente, due infermieri specializzati e due inservienti e pertanto l'ospedale funziona in maniera continuativa e giornaliera sempre come poliambulatorio e centro per i parti regolari, oltre che come consultorio e centro vaccinazioni.
«Si è deciso di contribuire per il 2012 con una cifra di 12.000 euro al mantenimento dei servizi essenziali e allo stipendio del personale in attesa che il nuovo governo, che ha ufficialmente riconosciuto il nostro ospedale, se ne assuma anche la responsabilità economica», spiega Abela. «In agosto verrà inaugurato da tre medici volontari italiani il centro di odontoiatria che proseguirà poi con personale locale».
Sottolinea ancora il dottor Abela: «La scelta della data non è casuale perché il 10 agosto torneremo in Costa d'Avorio (anche se le difficoltà burocratiche e legali sono decisamente aumentate e ci richiedono visti con impronte digitali e viaggi a Roma che fino al 2011 non esistevano) per controllare “de visu” quanto descrittoci nelle foto e nelle e-mail e certificare la reale volontà locale di far marciare l'ospedale con le proprie gambe e riprendere una fattiva collaborazione per poter completare quel progetto che ancora oggi sembra irrealizzabile nel modo da noi desiderato».
Conclude Abela: «Uno dei nostri scopi era quello di fare un ospedale per gli ivoriani fatto da loro e non da noi; per questo l'uso della manodopera locale sarebbe dovuto essere praticamente gratis secondo gli accordi con i capi-villaggio; l'ospedale in futuro avrà notevole possibilità di espansione con ulteriori padiglioni.
Gianni Bertagnin
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