mercoledì, 23 maggio 2012

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«Mia figlia vive in carrozzina Basta con i controlli inutili»

ZEVIO. È affetta dalla nascita da tetraparesi spastica ma l'Inps la convoca per l'ennesima volta: una vera umiliazione. La mamma: «Vittime della lotta ai falsi invalidi: la burocrazia non tiene conto dei disagi che causa in famiglie alle prese con disabilità»
03/01/2012
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Nicole Vedovi, 23 anni, con la mamma Donatella: la ragazza è affetta da tetraparesi spastica FOTO AMATO

Zevio. «Presi in giro nella guerra ai falsi invalidi». Mamma Donatella è indignata con l'Inps che «invita» sua figlia Nicole Vedovi a un nuovo accertamento per comprovarne lo stato di disabilità.
Nicole, 23 anni, è affetta da tetraparesi spastica da anossia neonatale. La malattia, che rientra nel quadro della paralisi cerebrale infantile, colpisce i quattro arti. A provocarla in Nicole è stata una mancanza d'ossigeno al momento del parto. Di fatto la giovane di Santa Maria vive su una carrozzina in casa con mamma e papà Marcello.
Da qualche tempo Nicole è stata inserita in un progetto socializzante: al mattino dà una mano nell'ufficio anagrafe del Comune in cambio di un rimborso spese di sei euro al giorno, passato dall'Ulss. Occupazione di cui la disabile è orgogliosamente entusiasta.
«Ora però l'Inps chiama a un nuovo, inutile controllo nonostante l'inequivocabile documentazione medica mandata all'ente dapprima per fax e poi con raccomandata», si sfoga mamma Donatella. «Purtroppo non ci sono margini di miglioramento per le condizioni di mia figlia. L'ha riconosciuto pure l'Ulss, passandoci la carrozzina. Quando mi sono telefonicamente lamentata con l'Inps per l'assurdità dell'accertamento, mi hanno risposto di non fare polemiche. Che eravamo libere di andare oppure no, salvo la sospensione della pensione: 270 euro al mese, alla quale si sommano 488 di accompagnamento».
Le parole della signora Donatella confutano una dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi dal direttore dell'Istituto di previdenza di Verona, Giovanni Martignoli: «Le chiamate arrivano da Roma, noi avvisiamo soltanto chi ha bisogno d'accertamenti».
Continua mamma Donatella: «La burocrazia non tiene in alcun conto i disagi che provoca in famiglie alle prese con la disabilità. Oltreché un'inutile spesa e una perdita di tempo, non è facile organizzare un viaggio a Verona per chi, come me, è appena uscita dall'ospedale, o per mio marito che, essendo assunto a tempo determinato, non se la sente di mancare al lavoro».
Per Mirco Croce, zeviano, ex presidente provinciale dell'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic), il caso di Nicole è la punta di un iceberg: «Sono tanti i veronesi con disabilità conclamata richiamati per controlli. Quasi una persecuzione in famiglie dove sussistono handicap gravi: i familiari devono dedicarsi agli invalidi togliendo spazi alla normalità e sopportando spese legate a cure che durano tutta la vita. L'assistito, poi, sente lesa la propria dignità, non essendo in grado di muoversi autonomamente».
Croce, in conclusione, si chiede: «In presenza di patologie irreversibili subite al momento della nascita, non sarebbe più logico basarsi sulla documentazione medica?».
Nei giorni scorsi anche Andrea Ferrari, 39 anni, pure lui con tetraparesi spastica certificata dalla nascita, aveva protestato contro le «visite inutili», manifestando davanti alla sede Inps assieme alla sezione veronese della Federazione italiana per il superamento dell'handicap (Fisch). L'invalido civile, ritenendosi «umiliato» da dieci accertamenti nel corso degli anni, aveva annunciato denuncia per danni morali nei confronti del direttore provinciale dell'Istituto di previdenza, dal quale aveva ricevuto l'ennesima convocazione. L'Inps, tuttavia, aveva ribattuto che Ferrari, chiamato alla visita da Roma, era stato esonerato da Verona.

Piero Taddei




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