Nonni vanno a scuola dalla psicologa per diventare narratori di fiabe
SAN MARTINO BUON ALBERGO. Il corso della Bernheim si è rivolto a sette volontari che adesso gireranno per le scuole. Da gennaio incontri settimanali in quattro materne del paese
San Martino Buon Albergo. Per un mese sono andati a scuola di fiabe e ora sono pronti, sette fra nonne e nonni, tutti volontari, per entrare in classe e rispondere alla richiesta dei bambini: «Nonno, raccontami una fiaba».
Il progetto, che ha preso titolo proprio dal desiderio che esprimono i bambini, è stata messa in campo dall'assessorato alla cultura del Comune di San Martino Buon Albergo in collaborazione con l'università della terza età, con le scuole dell'infanzia presenti sul territorio e con la scuola di specializzazione in psicoterapia «Hippolyte Bernheim», che ha in convenzione con il Comune l'utilizzo di alcuni locali del piano superiore del centro aperto Giovanni Paolo II di via Firenze e in cambio fornisce interventi di formazione e di consulenza.
La psicologa Emanuela Pasin, autrice del volume «Salvarsi con una fiaba», ha condotto il corso durante il quale gli aspiranti cantastorie si sono confrontati con l'importanza della fiaba, studiando il modo migliore di leggerla ai bambini e la trasmissione di importanti valori affettivi attraverso il racconto.
«Abbiamo fatto un lavoro non accademico», spiega la docente Pasin, «ma piuttosto di esperienza, perché si tratta di persone che già hanno il contatto continuo con i loro nipotini». «Abbiamo operato una selezione di fiabe classiche o ricavate dalla cultura del territorio», prosegue Emanuela Pasin, «abbiamo quindi spiegato come la loro lettura o il loro racconto devono essere spontanei, con ritmi lenti, per dare tempo e spazio ai bambini di vedere con la loro immaginazione la scena che si sta raccontando».
«Il vantaggio delle fiabe», prosegue la psicologa Pasin, «è che raccontano in maniera semplice archetipi universali, validi per tutte le culture, perciò comprensibili anche dai bambini figli di immigrati».
«Il valore sociale e pedagogico della lettura e del racconto di fiabe è dimostrato da anni nella pratica psicologica e psicoterapeutica», aggiunge la dottoressa Pasin.
Nonni e nonne dopo il corso sono proprio caricatissimi: «Vado a scuola a raccontare fiabe, perché a casa i nipoti non mi ascoltano», protesta Luigi, che invece ha una gran voglia di dimostrare ai più piccoli che si può trascorrere qualche ora senza televisione, senza play station e magari divertendosi lo stesso.
«Dedichiamo un po' del nostro tempo ma siamo convinti di ricevere moltissimo in cambio dai bambini, dalla loro reazione e dalla loro attenzione ai racconti», afferma invece un'altra nonna.
La prova sul campo comincerà a gennaio con il rientro dalle vacanze di Natale e proseguirà fino ad aprile, con un incontro a settimana, di un'ora, nelle scuole dell'infanzia di Ferrazze, Santa Lucia, Gambaro e Rodari. «Li sento veramente entusiasti ed è lo stesso entusiasmo che abbiamo avuto quando ci è stato proposto il progetto», racconta Lina Zenato, presidente dell'università della terza età.
«Spero che una volta superato il primo momento di titubanza, con i prossimi corsi aderiscano altri volontari, perché è sempre stato il nostro obiettivo mettere in comunicazione anziani e bambini, soprattutto perché le nuove generazioni non hanno per diversi motivi il rapporto costante che avevamo noi alla loro età con i nostri nonni».
«Il progetto avrà successo, come del resto è già avvenuto per quello sperimentato con le scuole elementari, quando gli anziani sono andati in classe a raccontare la loro vita da bambini», aggiunge la presidente dell'associazione culturale.
Soddisfazione è stata espressa anche dall'assessore alla cultura di San Martino Buon Albergo, Vittorio Castagna, che ha contribuito alla buona riuscita dell'iniziativa: «La collaborazione con la scuola Bernheim sta dando ottimi risultati: è stato così con la mostra di Chagall della scorsa primavera, nella quale i docenti della scuola hanno illustrato i significati psicanalitici delle opere, e prosegue adesso con questa iniziativa che ci vede coinvolti come protagonisti attraverso i nostri anziani, in un impegno cultuale e sociale molto importante perché rivolto ai bambini più piccoli», conclude.
Vittorio Zambaldo
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1 Andrea78vr 30/12/2011 16:19 960 commenti
Allora si vede che la società è stata veramente in declino perchè una volta i nonni erano eccellenti narratori di fiabe senza andare a scuola perche lo facevano naturalmente e con il cuore , se ora invece gli si deve insegnare anche questo allora siamo messi alle asse anzi sotto le asse ! meglio guardare il 2012 se i Maya hanno ragione