A Soave 80 metri di mura sono a rischio di crollo
SOAVE. Il Comune corre ai ripari: avviati gli interventi urgenti su parte della cinta medievale. L'assessore: «Può cadere anche per un temporale: la falda si è alzata al punto che sotto le fondamenta il terreno argilloso è diventato fango»
Soave. Il muro che ha «difeso» Soave per mille anni, rischia di crollare e per questo l'amministrazione comunale è corsa ai ripari. E' iniziato infatti in questi giorni l'intervento d'urgenza per mettere in sicurezza il tratto di muro medioevale pericolante, per una lunghezza di 80 metri circa, che rischia di crollare da un momento all'altro.
Si trova sul lato nord-ovest della cinta muraria che circonda il borgo storico di Soave e presenta uno «spanciamento» evidente da oltre un anno, che sta peggiorando giorno dopo giorno. Dalle piogge insistenti dell'ottobre - novembre 2010 che provocarono l'alluvione, la situazione di questa porzione di muro millenario, si è fatta sempre più critica.
«Abbiamo fatto fare dei sondaggi, per capire la pericolosità della situazione: il muro può crollare anche per un temporale», avverte l'assessore ai lavori pubblici, Silvio Camponogara. «Probabilmente, a seguito delle forti piogge che provocarono l'alluvione, la falda si è alzata, al punto che sotto le fondamenta di questa parte della cinta muraria che per fortuna sono assai profonde, il terreno argilloso è diventato limoso, segno della presenza di acqua e questo crea instabilità nel sottofondo».
A questo punto l'amministrazione ha fatto fare un progetto allo studio Archeo di Massimiliano D'Ambra, il tecnico che si sta occupando del restauro progressivo di torri e cinta muraria, tutt'ora in corso.
Scartate le prime ipotesi, che prevedevano di creare palizzate in legno o strutture in ferro, che avrebbero portato di conseguenza alla chiusura di via Cangrande della Scala (comunemente detta via Dietro Mura), la strada che corre all'interno della cinta, si è scelta la soluzione di ancorare il tratto di parete storica con dei tiranti.
Verranno posizionati per questo otto cubi di cemento da 200 quintali ciascuno, ai quali verranno agganciate delle funi d'acciaio. Queste funi si ancoreranno alla parete attraverso una palizzata appoggiata all'interno del muro cedevole. «L'effetto delle corde d'acciaio in tensione, sarà quello di trattenere lo sbilanciamento del muro», descrive Camponogara, «in modo da metterlo in sicurezza e al contempo di lasciare libero il passaggio su via Cangrande della Scala. In questo modo non crollerà».
Il problema di non occupare la corsia interna della cinta, è legato al fatto che vicino a quel tratto pericolante di cinta muraria si trovano alcune abitazioni, i cui residenti sono stati avvertiti della situazione critica dagli amministratori. Questa soluzione, invece, lascia libero lo spazio interno e occupa la parte del vallo, oggi chiamato parco Baden Powell.
Il costo dell'operazione si aggira attorno ai 100 mila euro e viene messo in opera dall'impresa di Luigi Milan di Giacciano (Rovigo), che ha ricevuto l'incarico diretto dal Comune per motivi si somma urgenza. L'ancoraggio sarà terminato nel giro di un paio di settimane. La copertura della spesa imprevista, è stata possibile grazie alla possibilità concessa dalla Regione Veneto al Comune di Soave, di poter uscire per oltre mezzo milione di euro dal patto di stabilità di quest'anno, per la parte di bilancio in conto capitale.
«Si tratta comunque di un intervento temporaneo per mettere in sicurezza il tratto di muro ed evitare che crolli e soprattutto cadendo non crei danni alle case vicine e alle persone», conclude l'assessore ai lavori pubblici. «Rimane il fatto che questo tratto di muro ha bisogno di un consolidamento dalle fondazioni e di restauro radicale, prima che vada perduto per sempre».
La domanda che tutti si pongono è semplice: possibile che spetti al solo Comune di Soave preoccuparsi e intervenire per salvare un patrimonio del genere, con tutte le grane e i grattacapi conseguenti all'alluvione, alla crisi economica, ai tagli dei trasferimenti e ai limiti imposti dal Patto di stabilità con cui l'amministrazione soavese deve combattere quotidianamente? I soavesi si chiedono: ma lo Stato si preoccupa solo dei crolli dei muri di Pompei e di Roma? La speranza, a questo punto, è che si muova la Soprintendenza.
Zeno Martini
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