mercoledì, 23 maggio 2012

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Chiarenzi, a rischio i lavoratori Incerto il futuro del reparto

ZEVIO. La Regione non ha ancora definito il piano sanitario e di conseguenza i 70 posti letto rimangono provvisori. Chi ha vinto il concorso otterrà per ora un tempo determinato. I sindacati: «Una beffa, dal 2012 doveva partire un contratto vero»
20/12/2011
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L’ospedale Chiarenzi ospita un frequentatissimo reparto di riabilitazione ma è ancora provvisorio

Zevio. Ci risiamo: ogni fine anno il personale del reparto riabilitativo dell'ospedale Chiarenzi torna in fibrillazione per il posto di lavoro. La nuova bufera affonda le radici nel novembre del 2010, quando la Regione autorizzò l'assunzione a tempo indeterminato di 40 figure professionali: 17 infermieri, 18 fisioterapisti e 5 amministrativi. Il provvedimento era stato invocato a gran voce da sindacati e amministrazione comunale per dare certezze ad almeno una parte del centinaio di dipendenti che manda avanti il reparto con 70 posti letto e un tourn over che sfiora il 90 per cento. Al concorso, conclusosi poco tempo fa, parteciparono 1.800 persone. I vincitori pensavano di avere un posto di lavoro fisso a partire dal primo gennaio del 2012. Invece, spiega la Cgil, ora l'Ulss ha proposto loro un contratto a tempo determinato, scadenza il 31 dicembre 2012. Una beffa per il sindacato, preoccupato per la continuità del reparto. Anche perché questo sarebbe il primo gruppo di lavoratori ad essere stabilizzato, visto che gli altri 60 ad oggi lavorano con contratti di collaborazione o per cooperative.
«La Regione deve confermare Zevio. Il veronese è carente in campo riabilitativo: è sotto il tetto di sette posti letto ogni mille abitanti previsto dalla legge», si accalora Sonia Todesco, segretario provinciale della Cgil funzione pubblica. «Come al solito Venezia la tira per le lunghe accampando la scusa che ancora non c'è il nuovo Piano sanitario e che, quindi, le dotazioni ospedaliere e la redistribuzione dei posti letto è da decidere. Tutte cose che dovevano essere fatte un anno fa. Tuttavia sul campo delle cure primarie, ad esempio, la Regione ha già anticipato decisioni. Quindi non si capisce perché il Chiarenzi ancora manchi di un preciso ruolo. Eppure la struttura sanitaria zeviana è in attivo, serve un'area vasta e offre un buon servizio». Continua Todesco, introducendo un'ipotesi che al Chiarenzi farà tremare i polsi: «Nella malaugurata ipotesi che Venezia decidesse di trasferire ad altra sede i letti riabilitativi di Zevio, il personale servirebbe comunque. Quindi è inspiegabile il contratto a tempo determinato proposto dall'Ulss ai vincitori del concorso, salvo la Regione non intenda tagliare la già insufficente offerta riabilitativa provinciale». Aggiunge Sante Olivato, coordinatore delle Rsu dell'Ulss 21: «Vero che dall'indizione del concorso è sopraggiunta una normativa che prevede che tutte le assunzioni debbano essere autorizzate dalla Regione. Nel nostro caso, però, Venezia già aveva formalmente assentito più di un anno fa, autorizzando il concorso e le assunzioni». Olivato conclude ravvisando «uno scrupolo eccessivo da parte della direzione dell'Ulss» nel proporre ulteriori contratti a termine.
La replica del direttore generale dell'Ulss lascia trasparire la preoccupazione di non avallare assunzioni improprie, che potrebbero esserle imputate economicamente. Argomenta Daniela Carraro: «Il reparto è a gestione provvisoria da quattro anni. Manca di una precisa definizione da parte regionale. Come possiamo fondare un contratto di lavoro a tempo indeterminato su un reparto che indeterminato non è? Per assicurare continuità al servizio riabilitativo l'Ulss ha fatto tutto ciò che poteva. Ma le decisione ultima sul reparto spetta alla Regione».
Il direttore generale sottolinea di aver ricordato a Venezia per iscritto, ai primi di dicembre, la situazione del Chiarenzi. «Il reparto funziona, il sevizio svolto è indispensabile, non aggrava la posizione sanitaria di Verona perché i posti letto sono per post acuti. Quindi», conclude il direttore generale, «i lavoratori del Chiarenzi stiano tranquilli. I posti di lavoro non possono essere tolti e il tempo determinato non viola nessuna norma. Capisco la differenza tra un tipo di contratto e un latro. Tuttavia abbiamo fatto un lungo percorso, resta da conseguire il traguardo di avere il reparto». Le parole della Carraro non trovano d'accordo il sindaco Paolo Lorenzoni: «Negli enti pubblici vale la regola che i concorsi si fanno quando c'è la certezza di poter assumere anche sotto il profilo della spesa. Il nostro ospedale aveva tutte le carte in regola, la politica regionale si era impegnata a stabilizzare i posti di lavoro. Qualsiasi tentennamento è ora ingiustificabile». A meno che Venezia non pensi di trasferire altrove i letti del Chiarenzi.Â

Piero Taddei

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