mercoledì, 23 maggio 2012

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Un'intera famiglia sul palco «canta» i 100 anni di Amalia

ARCOLE. Un evento assolutamente unico domenica alla casa di riposo «Filippo Godi» di Gazzolo per la neo centenaria. Il concerto per il compleanno sarà eseguito da dieci pronipoti mentre figli e parenti formeranno un coro di quaranta cantori
16/12/2011
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Nonna Amalia Franco con i figli e i familiari: ci saranno anche loro, domenica, a cantare per la centenaria

Arcole. Un'orchestra composta da una decina di strumenti, suonati dai suoi pronipoti, con un coro di 40 elementi. Così sarà festeggiato domenica 18 dicembre a partire dalle 16.30 al centro servizi «Filippo Godi» di Gazzolo, il centesimo compleanno di nonna Amalia Franco, che ha tagliato il traguardo del secolo di vita mercoledì.
Amalia, classe 1911, di San Bonifacio ma da undici anni ospite della casa di riposo di Gazzolo, sarà allietata da musiche natalizie suonate da tre flauti traversi, un violino, due violoncelli, due flauti dolci, un pianoforte, una tromba e percussioni, strumenti che saranno suonati da una decina di suoi pronipoti.
Le musiche natalizie saranno intercalate da canti natalizi, che interpreteranno gli altri suoi familiari e congiunti, 44 coristi in tutto, tra cui cinque figli, otto nipoti e 17 pronipoti. Tra questi ultimi, ci saranno anche due voci particolari: due bambine che cantano nelle voci bianche del coro Filarmonico dell'Arena di Verona.
Insomma una gran festa in musica, che proseguirà con il taglio della torta, che Amalia farà assieme ad altri due ospiti della residenza arcolese che in settimana hanno pure compiuto gli anni, ma che sono più giovani di lei.
Amalia Franco è l'ultima di una famiglia di dieci figli di San Bonifacio. Da ragazza era intenzionata a fare la suora o la monaca, senonché Giuseppe Giuspoli la corteggiò al punto da convincerla a sposarlo nel 1933.
Si maritarono alla messa prima, alle 6 del mattino, nel duomo di San Bonifacio, «non perchè fossi incinta come si usava allora, ma perchè dovevamo prendere il treno lo stesso giorno, per andare in viaggio di nozze a Venezia», racconta la centenaria.
Una volta giunti in piazza San Marco, i novelli sposi salirono sul campanile della basilica e qui Giuseppe chiese il primo bacio alla sua sposa. Ma niente da fare: «Non glielo detti perchè c'era troppa gente», ricorda pudicamente Amalia.
Con suo marito, Amalia andò ad abitare in via Camporosolo, dove rimase per 21 anni e poi si trasferì in viale Trieste, sempre a San Bonifacio. Da Giuseppe, Amalia ebbe cinque figli viventi, più un sesto morto durante il parto. Nel 1940 Giuspoli venne arruolato e partì per la guerra in Sicilia.
Così fu costretto a lasciare il suo lavoro di portalettere comunale. Il suo giro era quello di Prova – Tombole – Casotti, 36 chilometri in tutto da fare ogni giorno con la bicicletta. Per non far perdere il posto di lavoro al marito come dipendente al tempo del Comune di San Bonifacio, Amalia lo sostituì per tre anni, fino al suo rientro nel '43 dalla Sicilia. Giuseppe infatti ottenne l'avvicinamento grazie alla nascita del quarto figlio.
Nel 1954 il servizio postale divenne statale e Giuseppe venne trasferito alla sede centrale di San Bonifacio, mentre in quella periferica di Prova venne assunta proprio la moglie Amalia, che già conosceva il giro per averlo fatto durante la guerra.
Aiutata a turno dai figli, in particolare dalla figlia Ines e dal maggiore Gaetano, Amalia ha continuato a portare la posta a Prova e dintorni fino al 1970, quando andò in pensione.
Con i figli sposati e una volta rimasta vedova, Amalia ha chiesto di entrare in casa di riposo, ma prima ha voluto sceglierla personalmente. Stava per aprire, undici anni fa, la residenza «Filippo Godi» di Gazzolo. Lei ha deciso quasi subito, fu tra le prime ospiti ad entrare ed è attualmente la più longeva.

Zeno Martini




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