29.08.2012
TRADIZIONI RELIGIOSE. In occasione della «peregrinatio» delle reliquie del patrono di Verona se ne studiano i resti. Lo scheletro è ancora intatto a sedici secoli dalla sua morte Zenti: «Occasione per riscoprire gli scritti che sono ancora attuali»
L'incontro in Curia per la presentazione del pellegrinaggio e degli studi su San Zeno FOTO MARCHIORI
Verona. San Zeno ha ancora molto da dire ai veronesi. E non solo. Nell'anniversario dei 1650 anni della sua consacrazione a vescovo della città le sue reliquie faranno il giro, la «peregrinatio», delle parrocchie, si riscopriranno i suoi scritti, «attualissimi» come li ha definiti il vescovo Giuseppe Zenti, mentre un team di studiosi è al lavoro per studiare i suoi resti terreni, conservati in modo eccellente dopo oltre 16 secoli dalla morte avvenuta nel 380. Lo ha sottolineato il dottor Franco Alberton, il medico legale che ha esaminato lo scheletro del santo patrono veronese, da secoli conservato nella basilica a lui dedicata, per valutarne lo stato di conservazione in vista del pellegrinaggio delle reliquie. «Dopo tanti secoli è sorprendente il buon stato in cui abbiamo trovato i resti», spiega Alberton che ricorda come l'ultimo restauro delle reliquie risalga al 1938. «Lo scheletro, a parte qualche frammento, è ancora intero, dal teschio alle ossa del piede. Abbiamo fotografato ogni parte e poi abbiamo ricomposto lo scheletro con tutti i presìdi di contenimento. L'indagine era iniziata il 18 luglio e ora i reperti sono stati ricomposti». La ricognizione su san Zeno non è terminata. All'istituto di Medicina legale di Verona, grazie al lavoro del professor Franco Tagliaro e del professor Domenico De Leo, verranno effettuate ricerche sul dna prelevato da alcuni frammenti ossei. «Si tratta di un lavoro lungo e complicato», precisa il dottor Alberton, «perchè dopo tanti secoli non sarà facile analizzare un elemento organico come il dna. Ma se la ricerca avrà successo potremo avere molte informazioni, dal tipo di alimentazione alle abitudini di vita di san Zeno e forse anche l'appartenenza a un gruppo etnico. Saranno probabilmente necessari dei confronti con reperti appartenenti alla stessa epoca storica». Il cranio, invece, verrà studiato dal professor Peter Vanezis della Queen Mary University di Londra che, attraverso le sue sofisticate apparecchiature, effettuerà una ricostruzione in 3D del volto di san Zeno, così come collaborò a quella del volto di Cangrande Della Scala nel 2004. «Non sarà però una ricostruzione fedele», avverte il dottor Alberton, «ma piuttosto approssimativa. Comunque sarà un'indicazione interessante». Altre informazioni arriveranno dagli studi antropometrici che verranno eseguiti a Bologna da monsignor Fiorenzo Facchini, docente di antropologia all'università di Bologna. «Con queste analisi si cercherà di risalire all'età e alla statura di san Zeno», precisa il dottor Alberton, «mentre dai reperti inviati nei laboratori di Lecce e Firenze, dove saranno sottoposti all'esame del carbonio 14, si stabilirà l'appartenenza storica. Infine, sempre a Firenze, altri esami cercheranno di stabilire la pigmentazione della pelle». Forse sapremo, una volta per tutte, se san Zeno era davvero «moro» come vuole la tradizione. E se i risultati di queste indagini confluiranno tra qualche mese in un testo organico, il vescovo Zenti, il centoventisettesimo successore di Zeno nonchè centotrentacinquesimo vescovo di Verona, invita i veronesi a riscoprire gli originali scritti zenoniani «che sono un capolavoro letterario ma anche un'attuale fonte di riflessione, in particolare là dove parla di avarizia, cupidigia e bramosia di denaro, tutti difetti dell'uomo contemporaneo». Monsignor Gianni Ballarini, abate di San Zeno ricorda che in occasione della «peregrinatio» delle reliquie si concretizzerà un segno di solidarietà nei confronti delle famiglie povere della città, in collaborazione con la Caritas. Don Francesco Graziani, cancelliere della Curia, ricorda che le reliquie «sono significative non solo per sè ma anche di altro, sono un motivo per aprirsi alla parola del santo, riflessioni in linea con l'anno della Fede proclamato da Benedetto XVI».
Elena Cardinali
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