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Il prete americano che si immolò

CINEMA. Al Festival di Cannes anche il Premio Verona: è stato assegnato al film di Bob Nyanja. In «The Rugged Priest» la storia di John Kaiser con un film che sarà in concorso a Verona
01/08/2011
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Bob Nyanja

C'è anche un po' di Verona al Zanzibar International Film Festival, che si è concluso a Stone Town, la capitale dell'isola tanzaniana. Lo Ziff, giunto quest'anno alla quattordicesima edizione, è il più importante festival cinematografico dell'Africa dell'Est e tra i suoi riconoscimenti principali annovera anche il Premio Verona, nato dalla collaborazione con il Festival del cinema africano che si tiene ogni autunno nella nostra città. Artefice di questa collaborazione è il direttore della rassegna veronese, Fabrizio Colombo, che da alcuni anni ha avviato un proficuo rapporto di scambio culturale con la manifestazione di Zanzibar, oltre che con tutte le più importanti rassegne cinematografiche del continente africano.
La scelta della giuria del Premio Verona è caduta quest'anno su un film kenyano, The Rugged Priest («Un prete fuori dalla norma», potrebbe essere la traduzione), di Bob Nyanja, che poi ha vinto anche il Golden Dhow, ossia il premio principale dello Ziff.
Un film che in virtù del riconoscimento avuto i veronesi potranno vedere il prossimo settembre in competizione nel Festival del cinema africano e che – per la prima volta – racconta la storia del martirio di un missionario cattolico dal punto di vista delle popolazioni locali. La vicenda raccontata, infatti, è ispirata alla vita e alla morte per mano di sconosciuti del sacerdote americano John Kaiser, della congregazione di San Giuseppe per le Missioni Estere. Padre Kaiser fu assassinato il 23 agosto 2000 a Morendat, in Kenya, dopo che aveva osato sfidare lo stesso presidente dell'epoca, Daniel Arap Moi, testimoniando davanti a una commissione di giustizia che indagava su una serie di atti di violenza commessi contro la popolazione inerme e di stupri ai danni di giovani ragazze. Accanto al «prete fuori dalla norma» c'è un'altra interessante figura, un giovane sacerdote kenyano diviso tra il ripetto del voto del celibato e l'amore con una giovane connazionale.
La motivazione del premio della giuria internazionale fa esplicito riferimento alla storia di un coraggioso prete che sfida un potere politico corrotto e violento, nel nome della giustizia umana, anche a costo della propria vita, ma anche alla qualità tecnica e all'uso intelligente del linguaggio filmico.
Il regista Nyanja, che era già rientrato in Kenya, non ha potuto ritirare il suo premio, ma al suo posto l'ha ricevuto il direttore del Film Festival Internazionale del Kenya (Kiff), Charles Asiba, che ha commentato scherzosamente: «Il mio lavoro è facile perché tutto quello che devo fare è raccogliere premi per conto dei nostri registi». Infatti ha ricevuto anche il secondo premio, il Silver Dhow, per Togheterness di Nathan Collett, ambientato in una delle baraccopoli di Nairobi.
Fabrizio Colombo, direttore del Festival del cinema africano di Verona e di Nigrizia Multimedia, ha sottolineato come «Nyanja con questo film abbia dimostrato che è molto abile con la macchina da presa per realizzare scene affascinanti ed emozionanti».




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