sabato, 4 febbraio 2012

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De Curtis, il rock cerebrale e il video di Verona nel '59

LA BAND. Nati a inizio 2009, hanno raggiunto la formazione completa a novembre. A settembre arriverà il loro disco d'esordio, «Baciami Alfredo» e un clip con la Verona del 1959
14/08/2010
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I De Curtis sono nati da un’idea del chitarrista Bruno Vanessi, già nel Rosolina Mar e in molte altre band. FOTO DI GIOVANNI GANDINI

Verona. GUARDA IL VIDEO. C'è bisogno di una nuova rock band a Verona? Ma, ampliando l'orizzonte, c'è ancora spazio per un gruppo che fa musica strumentale, tra rock, jazz e minimal? La risposta, di fronte ai De Curtis, non può essere che sì.
Nati all'inizio dello scorso anno da un'idea del chitarrista Bruno Vanessi (già Rosolina Mar e in mille altre band), del bassista Davide Bronzato (altro volto noto nel panorama underground scaligero) e del pianista/chitarrista Andrea Gastaldello, hanno raggiunto la formazione completa nel novembre scorso con l'arrivo del batterista Riccardo Orlandi (forza motrice di Hell Demonio e The Rituals) e il sassofonista Luca Bronzato.
A settembre arriverà il disco d'esordio, già pronto, per la Tannen Records/ Serie Rossa, etichetta che predilige il suono vintage del vinile ma che, allo stesso tempo, è in grado di sfruttare le potenzialità di internet e del digitale.
L'album, intitolato Baciami Alfredo, è stato registrato in presa diretta da Fabio Magistrali, vero deus ex machina del rock indipendente italiano. Sul sito della loro casa discografica – ed è questa la notizia che affascinerà il pubblico veronese, anche quello maturo che non si cura del rock – è stato caricato il video della canzone Lugana addio (ok, si strizza l'occhio a Ivan Graziani e ai viticoltori veronesi), realizzato con immagini originali della Verona del 1959.
«Sono immagini storiche ricavate da filmini Super 8 di Alfredo Membo, un amatore», ci hanno spiegato i De Curtis (all'estero, fatalmente, saranno ribattezzati The Curtis, e saranno pronunciati come il cognome dell'attore Tony). Il clip è un vero gioiellino neorealista che produrrà un moto di malinconia e di impossibile nostalgia per una città che non esiste più. Il risultato finale è sorprendente.
«Abbiamo preso il Super 8, riversato in digitale e l'abbiamo montato sul pezzo dei De Curtis», spiegano i responsabili della Tannen. «L'originale si chiama La città all'alba e dura 20 minuti. Qui abbiamo selezionato le parti più consone e messe a tempo sul pezzo».
Chi ama Verona non dovrebbe perdersi queste immagini, rese ancora più particolari dalla musica cerebrale e calda dei De Curtis.

Giulio Brusati


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