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Olimpiadi

03.08.2012

L'acqua dà e l'acqua toglie. È la magia delle Olimpiadi

L'urlo di gioia di Daniele Molmenti dopo la vittoria olimpica

L'urlo di gioia di Daniele Molmenti dopo la vittoria olimpica
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Molmenti mi ha emozionato. La sua è stata una fatica d'oro. Una gara eccezionale. Una vittoria, neanche a farlo apposta, che è arrivata nel giorno del suo compleanno. L'Italia ha soffiato sulle sue candeline. Lo abbiamo fatto tutti insieme. Queste sono imprese. Grandi imprese. E lui l'aveva promesso. Ho letto le interviste della vigilia. Si era preparato per l'oro. Era convinto di vincere e di finire davanti a tutti. Ed è stato di parola. Qualche tempo fa mi è capitato di fare rafting. Niente a confronto di quello che fa Molmenti. Ma evidentemente la mia esperienza mi ha fatto apprezzare ancora di più il senso della sua vittoria. L'uomo e l'acqua: forze che si misurano secondo dopo secondo. In una sfida avvincente e bellissima. Vinta dal ragazzo che non ha paura di nulla e che ha contribuito ad arricchire il nostro medagliere.  In più mi ha fatto ricredere sui friulani. Ne ho conosciuti molti nel corso della mia carriera. Gente tutta d'un pezzo. Simpatici ma molto riservati. Molmenti però ha rotto questo clichè. Almeno... quello che mi ero creata io. Dopo la vittoria era un fiume in piena. Incontenibile. Ha stravolto le mie idee. Si è lasciato andare ad una celebrazione giusta e meritata della sua grande impresa. Bello! Devo dire che è stato davvero molto bello vincere insieme a lui. Ecco, questo era il mio primo appunto. L'Olimpiade è tornata subito a ruggire. E credo che da qui alla fine di questa grande competizione non mancheranno i motivi per emozionarsi. Sempre dall'acqua sono arrivate altre soddisfazioni. Il due di coppia formato da Battisti e Sartori penso abbia regalato a tutti una grandissima sorpresa. La medaglia d'argento che si sono messi al collo rappresenta il raggiungimento di un traguardo straordinario. Una storia da Olimpiade. Non erano stati considerati nel modo giusto. Si sono presentati alla competizione in sordina. Non c'erano grandi aspettative su di loro. E guarda poi che cosa hanno combinato. L'aria dell'Olimpiade a volte è magica. E questa magia può contagiarti quando meno te l'aspetti. A loro è successo proprio questo. La voglia di rivincita, la voglia di arrivare, la voglia di sacrificio li ha aiutati a salire in cielo. Mettere le ali, a volte, non è poi così difficile. Credo che queste siano le storie belle da raccontare e da sottolineare. Perché chi vince in questa maniera può rappresentare un esempio per tanti altri. Per quelli che si preparano una vita per questo impegno ma magari hanno bisogno di un sogno da inseguire rivedendosi nelle imprese di altri atleti, di altri ragazzi partiti senza il grillo della vittoria. È successo a due italiani. E l'Italia deve esserne contenta ed orgogliosa. L'Olimpiade è anche questo. Qualche volta è soprattutto questo.

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