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Blog - Giovani e lavoro

Giovani e lavoro

Alessia ha aperto la strada. Ha detto in poche parole ciò che i politici non hanno la dignità di ammettere: essere giovani, studiare, applicarsi nella speranza di ottenere un’occupazione dignitosa e stabile, oggi è un salto nel vuoto. Serve coraggio, assai più di ieri. Già altri hanno scritto a redazioneweb@larena.it per raccontare le proprie storie. Noi teniamo aperto questo canale: perché, talvolta, è meglio ascoltare che parlare.

LA LETTERA DI ALESSIA E IL COMMENTO DEL DIRETTORE CATTANEO
Caro direttore, mi chiamo Alessia e vi scrivo perché vorrei raccontarvi quello che succede a me a Verona. Ho 26 anni, neolaureata. Ho abitato 5 anni all'estero, lavorando come cameriera, facendo stage, lavando piatti, e ancora facendo corsi pagati con i soldi che ho risparmiato negli anni. In 10 anni esattamente. A 16 anni infatti avevo già il sogno di andare a lavorare all'Onu a Ginevra e allora dopo la scuola, correvo in un negozio a lavorare e il sabato e la domenica facevo servizi extra come cameriera. Così mi sono guadagnata i soldi che mi hanno permesso di pagarmi l'Università, l'Erasmus, i corsi di lingua all'estero (ho abitato in 7 Paesi diversi). Fino a che si realizza il sogno: uno stage gratuito a Bruxelles e uno a Ginevra presso l'Onu. Prendo i miei ultimi soldi risparmiati e vado a vivere a Ginevra. Finito lo stage torno a casa e mi laureo. Da quel momento il nulla. Nessun lavoro, nessun contratto. Mi chiedono di lavorare in un bar due ore al giorno. E io vado. Fino a che mi inviano un sms per dirmi che non servo più perché sono arrivati i controlli ed io , beh non ero in regola. Mi ritrovo senza lavoro e senza copertura sanitaria di cui pure avrei bisogno. Da allora ogni giorno telefonate anche umilianti per sperare di lavorare come cameriera per 6 euro l'ora. Ma non ho mollato e mi sono iscritta ad un altro corso. Corso che oggi non posso più pagare (380 euro). Beh, parlo quattro lingue, ho pelato patate in Irlanda e in Francia per avere un futuro migliore. Ora mi ritrovo senza sogno, quello che ho coltivato per tanti anni e che mi rendeva così determinata. Mi ritrovo senza soldi sufficienti, anche solo per emigrare. Non posso progettare. Che si dice in questi casi? Chiedo a voi
Alessia

Cari lettori, la lettera di Alessia vale più di molte analisi su questa crisi. Dietro ai numeri e alle statistiche, a parole come spread e debito, ci sono le troppe storie come quella di questa giovane. Eccoli, in tutta la loro drammaticità quotidiana, i frutti avvelenati degli errori dei nostri governanti. Ecco i guasti di un sistema inefficiente e corrotto fatto di sprechi e privilegi. Alessia ci chiede cosa si dice in questi casi. Vorrei risponderle che si sta cambiando. Che in molti sono al lavoro per dare nuove speranze ai nostri figli. In parte è vero, ma il dibattito ipocrita a cui assistiamo mi frena. Resta però la determinazione e il coraggio di Alessia. E questo sì, è un grande segno di speranza. Il più grande. Per lei, ma anche per tutti noi. Non mollare.
Maurizio Cattaneo
Chi vive altre storie come quella di Alessia scriva al nostro sito www.larena.it

Colloqui a Verona, come si vive dall'altra parte della scrivania

26/06/2012

Egregio Direttore, scrivo questa lettera per raccontare una, la mia, esperienza di tutto questo gran parlare di lavoro, disoccupazione, giovani, crisi, assunzioni e licenziamenti; già, proprio dalla prospettiva di un aspirante seduto dall’altra parte della scrivania, ben vestito, pettinato che stringe tra le mani il riassunto della propria vita e con il cuore strozzato in gola. Le mani inumidite dalla tensione e la gamba irrequieta che si muove rapida su e giù. Lì seduto in attesa, con un nervosismo che sicuramente farà balbettare, esitare ed arrossire, smarrire termini e sbagliare qualche congiuntivo, perché questa potrebbe essere la volta buona. In sostanza, Le scrivo per testimoniare una realtà quotidiana che in tanti viviamo. Proprio qui, nella nostra città. Lei dirà ma per quale ragione si rivolge a me? … e a chi se non al Direttore del quotidiano L’Arena? Mi scuso in anticipo per la prolissità, reputata però necessaria per la chiarezza e il divertimento del lettore. Per quanto mi riguarda, io sono un ragazzo di 27 anni, nato e vissuto in questa città e che dopo la maturità scientifica, ha conseguito una laurea in lettere e filosofia presso l’Università degli Studi di Verona, lavorando come la maggior parte, nei bar, ristoranti, cinema, parchi giardino, stadio, ecc.. insomma uno di noi, come tutti, niente di eccezionale ma credo nemmeno scartabile. Quindi, dato il mio abbondante tempo libero, tra un contattino e l’altro, un colloquio e un altro ancora, una sbirciata alle proposte in internet, un’ ora in palestra e un’ora di sole, ho deciso di raccontarLe questa mia agrodolce odissea, non di certo per cambiare il corso degli eventi o ancor più risolvere la situazione, ma per così dire farsi una risata amara, davanti ad un piatto di pasta e un buon bicchiere di vino. E’ il giorno del colloquio, per scaramanzia lo hai detto ai soli e pochi, ti svegli entusiasta, carico come una molla, sei giovane e hai il mondo in mano. “Questa volta ‘spacco!’ questa volta lo porto a casa! Questa volta è la volta!” Ti ripeti, preparandoti frasi ad effetto, esercitandoti in strette di mano, sorrisi e modi professionali e seri. Doccia, barba, profumo, una montagna di profumo come fosse un’uscita galante, per poi finire davanti all’armadio in un accurata selezione degli indumenti: la tua migliore camicia, quella fortunata, pantaloni eleganti, scarpette, giacca, cravatta oppure no? Occhiali oppure no? Il curriculum è stampato, l’ortografia corretta, la foto decente e si, c’è qualcosa di aggiunto ma in fondo chi non lo fa. Sei pronto, guardandoti dritto nello specchio con determinazione e speranza, nessuno può sconfiggerti! Caspita guardati, sembri un broker di Wall Street, nessuno può rifiutarti, quel posto è, deve e sarà tuo! Un’ ora e mezza di preparativi, molto più di quanto durerà quel famoso colloquio.

1. Colloquio per una famosa agenzia pubblicitaria della città Ci siamo, parcheggiata la tua utilitaria, ti guardi attorno fiutando l’aria, cercando di captare energia positiva. Tutto molto moderno, tecnologico, a forte impatto visivo. Alla segretaria annunci il tuo appuntamento, la quale ti fa accomodare su delle sedie scomodissime. Sei in anticipo di un quarto d’ora, voluto! Come dire: ‘ehi non vedo l’ora di iniziare!’ Dopo mezz’ora arriva il boss, il selezionatore, il terminator. Alto, capelli a spazzola cosparsi di brillantina e dal taglio fresco di barbiere, lampadato con la carnagione color mattone e un completo blu, adornato di cravatta rosa che richiama il quadrante del Rolex Just Date che porta al polso, di continuo, come un tic, toccato e spostato, come volesse attirare la tua attenzione su quel pezzo da 5000 euro, credo. Ti viene fornito un modulo da completare, che presenta una serie di quesiti alquanto comuni ma sempre imbarazzanti, del tipo: come ti descriveresti? Quali sono i tuoi pregi, i tuoi difetti? La tua motivazione per voler lavorare nella nostra azienda? Per quali motivi dovremmo assumerti? E così via, e così dopo averci pensato un po’ parti con uno sproloquio di auto elevazione e determinazione del tipo: ‘vorrei conquistare la luna.. risolvere la fame nel mondo.. e ottenere la pace tra i popoli..’ mantenendo però sempre un tono umile: ‘ho voglio di imparare, ho volontà..’ e per quanto riguarda i tuo difetti: ‘la precisione, lo stacanovismo e la simpatia.’ Da vomito. Consegnato il modulo, che passa attentamente sotto lo sguardo perso del terminator, si passa al colloquio orale. Lui ti guarda e tu lo guardi, lui ti riguarda e tu guardi quel suo rolex, continuamente sempre in bella vista, come la pistola di un duello western e infine abbassi lo sguardo perché cominci a sudare e ad innervosirti. Non sorride mai, molto serio, frigido, rigoroso con un tono di voce baritonale. Bene, lui comincia a chiederti cosa hai fatto, cosa non hai fatto e cosa vuoi fare? E subito dopo a parlarti di grandi proposte, di milioni fatturati, di crescita ecc.. insomma l’azienda a suo dire va a gonfie vele, è solida e produce! Ti viene proposto di vendere spazi pubblicitari via telefono, chiamare, fissare appuntamenti e poi andar a parlare per stringere contratti: niente stipendio fisso, partita iva, rimborso spese 300 euro, una scrivania e un telefono fisso, dalle otto alle cinque dal lunedì al venerdì. Lui ha fatto i milioni dice, aggiungendo che: se lì prendi mille e duecento euro al mese sei uno stupido perché puoi ottenerne minimo due se non tre. Tu intanto lo guardi ascoltando perplesso, pensando che quel che dice è fuori dal mondo che conosci, che probabilmente sono un mucchio di fesserie, facendoti conti su conti perché con la partita IVA e trecento euro, quanti caspita di spazi devi vendere per arrivarci a mille e duecento euro!? E chi li compra poi se c’è la crisi! Lui era il migliore e nessuno faceva quello che faceva lui ai suoi tempi, e adesso è il direttore della seconda filiale, e ha un rolex, e un abbronzatura color mattone. Ma tu accetti, fingendo un interesse fuori dal comune. Poi salutandoti ti stringe la mano, aprendo la porta sorridendoti per la prima volta. "Le faremo sapere nel giro di qualche settimana dice.” Così torni a casa, scoraggiato e perplesso, dove un euforico ed eccitato coro ti accoglie: “Allora? Come è andata?” I tuoi, la tua ragazza.. il cellulare squilla.. e tu non sai nemmeno cosa dire, perché se lo racconti probabilmente non ci credono. O sembri tu ad essere difficile e incapace di trovare un lavoro. “Bene, bene, mi faranno sapere” rispondi, raccontando poi qualche dettaglio, mentre tuo padre ascolta in silenzio sul divano scuotendo la testa, tua madre dice “be prova, che magari…, magari incontri qualcuno, non si sa mai..” e la tua ragazza al telefono si arrabbia con il mondo e la società! Mai più sentiti! Devo essere stato scartato!

2. Colloquio in ufficio per impiegati, addetti al personale, gestione e raccolta dati. Hai scovato un proposta di lavoro su Verona affari, che sembra buona ed invitante, così invii il curriculum all’indirizzo mail indicato e sei richiamato il giorno dopo per fissare un appuntamento, un colloquio due giorni successivi. In un palazzo della Zai, dove dalle indicazioni date devi suonare un campanello che riporta un nome diverso da quello dell’azienda. Ma prima di presentarti cerchi su internet le referenze della tale, comunicate solamente al telefono. Scoprendo interi forum che sconsigliano, di ragazzi che hanno già provato, e che sa di bufala. Ma in fondo tu provi, perché li provi tutti. Così eccoti: ore 15.30 accedi agli uffici e vieni fatto accomodare in una stanza con un tavolo e un piccolo stereo acceso, consegnando il curriculum con lettera di presentazione e referenze del professore ad una ragazza che apre le porte. Ore 15.32 vieni fatto entrare nell’ufficio del boss. Un colpo d’occhio. Luce soffusa, creata da un lampada etnica color arancio, tappeto peloso color rosso fuoco, arredamento chic e stravagante. Sembra un set a luci rosse. Entrando il capo ti guarda dall’alto in basso e poi dal basso in alto, rapido, leggendogli sul volto un espressione di fastidio quasi di disgusto. Ma forse è solo la tua impressione. Siedi su una sedia bassissima, lui al contrario è molto più alto di te, dietro ad una grande scrivania, su un trono di pelle con le rotelle. Capelli a spazzola ingellati, completo di gessato a righe larghe e scompagnato, la parte sopra violacea e sotto nera. Ore 15.33 ti viene chiesto chi? Cosa? Ecc.. ore 15.34 ti vengono esposti i super guadagni dell’azienda, cosa cercano e le opportunità di lavoro.. ore 15.35 vieni congedato, dicendo che il curriculum verrà inviato a Torino perché là è la sede e che in caso di selezione verrai contattato. Alzatosi in piedi per accompagnarti alla porta scopri essere più basso di te di 30 cm. Mai sentiti!

3. Colloquio in agenzia, per commerciale settore energia e telefonia In agenzia i colloqui avvengono uno dopo l’altro, chiusi in una stanza con i datori di lavoro. Il mio è un giovane, dall’aria easy per così dire, abbigliamento casual e alla moda. Ti accoglie con battute come “Posso darti del tu visto che abbiamo la stessa età? Ma sei di Verona? Perché sei un volto conosciuto, ti ho già visto in giro” Beh, dopo l’amichevole approccio parte una breve introduzione di se stessi “ parlami di te…”, seguita da tre domande magiche: “… raccontami la più bella esperienza della tua vita! Come sei? E dove ti vedi tra dieci anni?” Poi ti viene, come da protocollo, esposta la ricchezza dell’azienda in crescita continua ed esponenziale che non risente della crisi, che fattura milioni, e che sei uno stupido se guadagni mille euro con loro perché ne puoi guadagnare due, tre, come Natale, il loro miglior venditore che dopo soli tre mesi di lavoro guadagna 5000 euro al mese. Per farla in breve questi vendono ottimizzazione della selezione di compagnie energetiche e telefoniche, e tu sotto appuntamento ti presenti a vendere contratti. Ma il bello è, che essendo la google del sud Italia come si sono definiti, è un ambiente giovane, dinamico, dove in azienda il bar è sempre aperto, e puoi ordinarti spritz e cocktail. Le riunioni avvengono la sera nei locali, al motto di: ‘perché dobbiamo svegliarci presto la mattina quando possiamo andare a letto tardi la sera!?’ e una volta al mese si fanno delle convention in posti di divertimento in Italia, e un week and all’anno si ha una vacanza tutta pagata con tutto lo staff in qualche albergo della riviera, così solo per divertirsi. Un vero bengodi! E te ne stai lì ascoltando uno che le spara così grosse che nemmeno sai se alzarti o rispondere. Alla fine ti chiede se hai capito, se ci sono domande e ti saluta dicendo che in caso verrai contattato nel giro di qualche giorno, alla fine dei colloqui. Contattato. Rifiutato!

4.Colloquio in hall di albergo, per impiego presso azienda di servizi Ricevuto nella Hall di un albergo a quattro stelle. Al bar. Tutti ben vestiti, dall’aria seria e professionale. Un impostazione da manuale, con tanto di cartelletta e agenda. Ti viene offerto un caffè e ti si dice: “qui non vendiamo niente, è un lavoro serio questo, e poi con questa crisi nessuno compra! Forniamo dei servizi!”Ok, e fin li, stai attento seguendo i discorsi che saltellano un po’ di qua e un po’ di la, tra i super redditi dell’azienda, la prossima quotazione in borsa ecc.. che lui ha cambiato lavoro per lavorare lì e non se ne è pentito, che come tutti i suoi colleghi ha belle macchine ecc.. ok, ma ti sorge una domanda, così tanto per capirci qualcosa: "ma di cosa vi occupate?”,” Servizi!” Aria perplessa.. cioè? “Be polizze assicurative, consulenza, ecc.”’, “an, ma stipendio fisso”, “No, su provvigioni!”, Ok, e così sorge un’ulteriore domanda: “ma se come da lei detto all’inizio non si vende niente, in base a cosa è il guadagno”, “No, beh all’inizio sai qualcosa devi vendere, dopo aver seguito un corso dal costo di 500 euro, farai un periodo di affiancamento, dovrai raggiungere tre contatti al mese e poi potrai passare di livello e magari in ufficio.” An. Perplesso, confuso e scocciato. Bene. Le faremo sapere se verrà reputato idoneo. Mai sentiti!

5. Colloquio in agenzia interinale. Rispondi ad una inserzione di offerta lavoro per settore enologico. Ti viene così fissato un colloquio in settimana. Sei nuovamente entusiasta, perché le sconfitte precedenti, sì, ti hanno amareggiato ma non abbattuto e così eccoti di nuovo davanti allo specchio a provare frasi, saluti e sorrisi, con la tua camicia migliore e la voglia di spaccare il mondo in quattro. Carico! All’agenzia accedi dopo aver compilato l’ennesimo modulo standard, di qui a metà delle domande non sai cosa rispondere o non riguardano il tuo percorso. ‘Sono venuto per quel posto!’ dici sincero e schietto.. “no ma guardi, quel posto è per gente esperta, è un prodotto molto difficile” risponde l’impiegata in modo molto elusivo, come fosse un qualche fascicolo F.B.I. o una qualche brutta situazione politicamente, socialmente compromettente. Ma non ti perdi d’animo così scartato il lavoro nell’enologia chiedi per qualcos’altro, caspita sei in una agenzia lavoro! Ti dici. Ma nulla è così semplice. Domande alquanto contorte. E tu in fondo vuoi lavorare, dai disponibilità, in priorità per lavori attinenti al tuo percorso ma anche per qualcosa d’altro. Niente da fare. Ti si dice: “devi avere le idee più chiare, devi capire in quale settore vuoi lavorare, quale è la tua esperienza.. la tua esperienza?” Ma come è possibile avere esperienza se non ti è possibile farla? Pare un cerbero che presiede le porte dell’inferno. Una sfinge che pone incomprensibili indovinelli per accedere al tesoro. Bene infine dice: “inseriremo i suoi dati, lei controlli il nostro sito e se è interessato a qualcosa ci contatti, e altrettanto se troveremo qualcosa adatto al suo profilo la contatteremo”. Così te ne esci, un po’ stranito, senza tanto aver capito cosa sia successo. Sei partito stringendo in mano un articolo su cui era pubblicata un’offerta di lavoro, sei andato al colloquio ma ora ti ritrovi con una candidatura per qualche altro prossimo lavoro che non sai cosa, o come o quando. Mai più sentiti! Beh, che dirLe, queste sono solo cinque delle decine di avventure capitatemi in questi anni. E i miei amici potrebbero raccontargliene altrettante. Così eccoci qui. I laureati! Tra un lavoretto e l’altro, un colloquio e un altro ancora, un’ora di palestra e un’ora di sole! Pensando a cosa fare, forse emigrare, forse ancora studiare.. con i tuoi che smuovono il mondo per farti entrare in qualche posto e tu che riempi il serbatoio della tua utilitaria per andare ai colloqui più assurdi. Già, pensando che forse quella tua camicia migliore non è poi così fortunata. Ma continueremo a cercare, con l’entusiasmo di un cacciatore di reliquie, ‘Gli Indiana Jones’ del lavoro. E ce ne saranno ancora, di colloqui intendo, proprio questa mattina ho risposto ad un'altra inserzione! La ringrazio Direttore e la saluto cordialmente Francesco Toscani




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