26.05.2012
I veronesi sul Manaslu
Verona. L’avventura sul Manaslu (8.163 metri) è finita. I componenti la spedizione veronese-trentina in Himalaya sono tornati a casa. Ciascuno di loro ha portato con sè i ricordi di un’impresa difficile, martoriata dal maltempo. Ma anche di un’esperienza che, sotto il profilo umano e alpinistico, ha «insegnato molto». Per gli scaligeri Marco Heltai, Mario Esposito, Paola Finali e Luca Montanari e i compagni trentini Maurizio Giordani, Nancy Paoletto, Walter Piazza e Sergio Martini ora è il tempo del riposo e dei bilanci. E a «larena.it» hanno affidato una prima serie di foto, una sorta di sintesi della loro avventura sulla «Montagna dello Spirito». P.M
19 maggio. Il gruppo veronese-trentino è ormai a Katmandu. Altre 48 ore e comincerà il rientro verso l'Italia. Tutti sereni, con una bella notizia in più: Donald, l'alpinista canadese che ha aiutato Marco Heltai nel soccorso (putroppo vano) all'iraniano Jafar Naseri, è sul Lothse, già vicino a quota 8.000. Nei prossimi giorni potrebbe tentare la cima.
12 maggio. A sorpresa: Walter Piazza rientra alle 22 (locali, in Nepal) al campo a 7.000 metri, dove erano già Maurizio Giordani e Marco Heltai e annuncia: «Sono andato in vetta». Per ora nessuna notizia sulla dinamica di questo «exploit» che equivale alla vittoria comune della «Manaslu Climb Expedition 2012», dopo la fatica e il tentativo di salita di Heltai e Giordani fallito, oltreché per il vento impetuoso, per l’estempranea operazione di ricerca e soccorso a un alpinista iraniano. Il quale adesso, purtroppo, viene considerato morto. Un dramma che rovina il clima di festa al campo base, dove si è riunita, dopo giorni, la spedizione veronese-trentina. E dove, ovviamente, nevica...
11 maggio. Il vento del Manaslu ha detto «no». Il tentativo di salita alla cima si ferma a 7.700 metri. «Impossibile salire oltre, condizioni proibitive», fa sapere Marco Heltai, guida alpina veronese e tecnico del Soccorso Alpino del Cai. Insieme ai trentini Maurizio Giordani e Walter Piazza, dopo tre notti passate a quota 7.000, ha tentato l’attacco finale alla vetta, a 8.163. Insieme a loro anche due canadesi e un’australiana. All’ultimo momento si erano aggiunti anche due iraniani, dei quali uno risulta ora disperso.
L’ascensione, oltre che dal vento fortissimo, un anticipo del «jetstream» che tutte le previsioni meteo danno in arrivo in queste ore, è stata frenata anche dalle ricerche dell’alpinista di cui si sono perse le tracce. Heltai e Giordani, entrambi guide e soccorritori alpini, hanno continuato le ricerche finchè è stato possibile, per ridiscendere a 7.000 metri. Vi resteranno anche oggi, per recuperare le forze e tentare nuove ricerche dell’iraniano che sembra letteralmente sparito nel nulla.
10 maggio. Quota 7.400. Stanotte alle 20 italiane (le 24 in Nepal) Marco Heltai, Maurizio Giordani e Walter Piazza, insieme a due canadesi, una è una donna e a un’altra alpinista australiana tenteranno lo «strappo» finale verso la vetta del Manaslu. Si apre infatti in queste ore una stretta finestra di tempo accettabile, con basso rischio di neve (finora le precipitazioni sono state di straordinaria intensità) che dovrebbe consentire ai 6 la salita. Il vento sulla cima è previsto intorno ai 40 chilometri orari: nei prossimi giorni, nonostante un miglioramento globale delle previsioni meteo, aumenterà il rischio di «jetstream», con forti bufere.
«Se le gambe mi tengono», racconta Heltai, «posso farcela a salire in vetta» (ASCOLTA LA TELEFONATA). La fatica si è fatta sentire per il resto del gruppo veronese-trentino: sono rientrati tutti al campo base, sfibrati dalle condizioni proibitive e dalla fatica di salire e scendere continuamente tra i campi in quota avanzando nella neve «spesso alta oltre la vita». Toccano a Marco Heltai l’onere e l’onore di portare un’altra volta l’alpinismo veronese sopra quota Ottomila.
9 maggio. Pessima notte a quota 7.000 per la spedizione veronese e trentina. La bufera non ha concesso tregua, costringendo per due volte gli alpinisti a "disseppellire" le tende sommerse dalla neve. Un messaggio via sms arrivato nella notte GUARDA LE FOTO (il gruppo peraltro ha problemi nel ricaricare le batterie dei telefoni satellitari con il pannello solare) segnala la situazione. «Valuteremo la sicurezza prima di tutto», conclude. L'attesa continua, nonostante le previsioni meteo non incoraggianti.
aggiornamento delle ore 17.30. Alle 19.30 italiane il tentativo alle vetta del Manaslu, a 8.163. Marco Heltai, guida alpina veronese, con Maurizio Giordani e Walter Piazza lasceranno l'attendamento a quota 7.000 diretti alla cima. Il resto della spedizione veronese-trentina (come le altre equipe straniere) è rientrato al campo base. Troppo sfiniti per proseguire, dopo giorni e giorni di nevicate senza sosta e di sfibranti andirivieni dai campi in alta quota. La decisione, sofferta e comune, è stata presa, come spesso accade nelle imprese sugli Ottomila, per fare sì che la vittoria di uno, o di pochi, sia il risultato di tutti.In bocca al lupo!
8 maggio. Nevica ancora. Assai meno che nei giorni scorsi. E si comincia a respirare aria di vetta. Il gruppo dei veronesi, con le altre spedizioni, ha portato materiale fino a quota 7.400 («campo 3») per tornare poi a dormire più in basso, intorno ai 7.000 metri. Domani risaliranno alla postazione avanzata, dove attenderanno la «finestra» utile di bel tempo per salire alla vetta, 8.163 metri. Il gruppo è «carico»; ma comunica soprattutto via sms perché, data la scarsità di irraggiamento solare, il sistema di ricarica fotovoltaico per le batterie del telefono satellitare non può dare il massimo e ogni minuto di conversazione «succhia» energia preziosa. La vetta è lì sopra, che appare e scompare tra le nuvole...
7 maggio. Aggiornamento delle 16.00 - I quattro veronesi, insieme al «gruppo internazionale», sono a quota 6.400, dove hanno allestito una versione ad altitudine minore del «campo 3». L’alleanza funziona e, stando alle previsioni meteo, domani gli alpinisti potrebbero avere a disposizione un’altra giornata di tempo discreto. Se riusciranno a portarsi ai 7.400 del «tre» ufficiale l’avanzata verso la cima potrebbe essere questione di due o tre giorni. Serve fortuna, a questo punto. Con poca neve e un po’ di sole. (ASCOLTA LA TELEFONATA)
7 maggio. I quattro veronesi, sono in marcia verso il «campo 3». L’alleanza tra tutte le spedizioni dirette alla vetta del Manaslu si è concretizzata nel «supergruppo» che sta tentando di forzare il passaggio chiave della salita, attrezzandolo anche con le corde fisse, per arrivare ad accamparsi a 7.400 metri di quota. A quel punto, in base alle condizioni meteo, sarà già possibile tentare, anche senza un’altra tappa intermedia, l’ultimo «strappo» verso la vetta a 8.163. «Incrociate le dita», è scritto in un sms inviato ieri dalla spedizione (Guarda la foto). È il minimo che si possa fare...
5 maggio. ore 12.30 - Il gruppo veronese è sceso al campo base, sotto i 5.000 metri, per «tirare il fiato». Continua a nevicare e le previsioni non lasciano, per ora, grandi margini di speranza. Il trentino Sergio Martini è salito oggi verso il «campo 1» per verificarne le condizioni. Intanto, con le diverse spedizioni presenti in zona, si sta creando una sorta di alleanza, con l’obiettivo di salire tra domani e lunedì verso verso il «due», a 6.500 metri e di lì valutare la possibilità di andare ad attrezzare i passaggi successivi, su una rampa ghiacciata «rimasta finora ben sgombra visto il vento che tira in quota», che portano verso il «tre». «È una possibilità, l’unica che possiamo giocarci in questa situazione, in cui ci è arrivato addosso quello che sembra un vero e proprio "piccolo monsone"», spiega al telefono Marco Heltai.
Quello che, a questo punto, diventerebbe un «supergruppo», con due sciatori e altrettanti ciaspolatori davanti, seguiti dagli altri con i carichi, dovrebbe salire dapprima a 6.250 metri, dove c’è il primo avamposto del «campo 2», quindi sempre tracciando la pista nella neve spingersi ai 6.500 metri dell’accampamento «ufficiale». «Tentiamo una manovra di squadra, dal momento che le condizioni sono tali da rendere necessario un lavoro che riduca al massimo lo sforzo sovrumano della marcia con la neve all’altezza della vita». Ci provano ancora, «ma sempre con la sicurezza come primo comandamento». Vanno avanti: le strategie della vigilia sono sepolte nelle neve. Ora è il momento della tattica: intuito, esperienza e «sesto senso alpinistico», ormai la partita con la «Montagna dello Spirito» si gioca così.
4 maggio - Contatto telefonico delle 17. Il gruppo si prende un paio di giorni di riposo e conta su una condizione meteo che, lentamente, sembrano mostrare segni di miglioramento. Restano pronti, conferma Marco Heltai, «a sfruttare ogni "finestra" per portare il campo più in alto». Di lì, sempre in base alle condizioni, le valutazioni successive per decidere un eventuale tentativo verso la cima.
4 maggio. Ore 12. Una finestra di bel tempo. Dopo tanta sfortuna: e così il gruppo veronese è riuscito a portare una tenda al« campo 2», a 6.200 metri. Poi sono ridiscesi verso l’«uno». Con difficoltà e tanta fatica hanno aperto la traccia nell’abbondante neve fresca. Primo segnale positivo: nonostante lo «scoramento» della sosta forzata per maltempo Marco Heltai, Mario Esposito, Luca Montanari e Paola Finali, insieme con i quattro compagni d’avventura trentini, stanno trovando la forza di reagire.
3 maggio. È una guerra dei nervi. La spedizione veronese-trentina al Manaslu è perseguitata dal maltempo. Ma gli otto componenti sono riusciti comunque a salire al «campo uno», intorno ai 5.700 metri di altitudine. Una giornata cominciata bene, con il sole, e finita, purtroppo, nel «solito modo»: «Neve, ancora neve: continuiamo a spalare», racconta Mario Esposito. Una spedizione scialpinistica tedesca ha tentato oggi la salita alla seconda postazione avanzata (6.200) ma ha dovuto fare dietrofront: impossibile avanzare nella neve altissima e con il rischio incombente delle valanghe. Altri alpinisti stanno preparandosi ad abbandonare il campo. «È difficile resistere in queste condizioni, solo il cambiamento delle condizioni meteo può riaprire i giochi a questo punto», aggiunge Marco Heltai. «Nessuno riesce a spingersi in alto e del resto, più avanti il rischio è altissimo». Nessuno perde la speranza, nel gruppo. Ma ogni giorno che passa senza che il barometro abbia invertito la tendenza è un colpo duro da reggere: per il fisico e per i nervi. Mario Esposito: «Siamo un gruppo unito, valuteremo la situazione ma in ogni caso l’essenziale è pensare in modo lucido, capire cos’è meglio per noi». In alta quota il rischio è parte del gioco e chi va lassù lo sa. Ma il «gratta e vinci» è un azzardo accettabile solo al bar sotto casa. A 5.700 aspettano ancora il sole e ghiaccio più sicuro, mentre il Manaslu appare e scompare dietro le nuvole.
2 maggio - Aggiornamento delle 16.10 - Contatto telefonico con la spedizione. Oggi prima mezza giornata di bel tempo, che poi però si è di nuovo «chiusa» con nuvole e nevischio «ma assai meno dei giorni precedenti». «Intorno - racconta dal campo base Marco Heltai - cadono già le valanghe e questo lascia pensare che un rialzo termico dovrebbe consentire ai versanti di "pulirsi" in modo tale da consentirci la progressione». Confermata per domani l'avanzata verso il «campo 1», ora letteralmente «sepolto» dalla neve. «Stiamo spalando da giorni - ha lo spirito di scherzare la guida alpina veronese - e comunque di lì ci faremo un’idea più chiara di come avanzare... E' essenziale è un’inversione delle condizioni meteo: se arriva il bel tempo le cose prenderanno la piega giusta». Oggi, per la prima volta, comunque il gruppo ha «visto il panorama», anche se solo per poche ore. Un segnale positivo, il primo.
2 maggio. La neve, tanta. È il problema che la spedizione veronese-trentina al Manaslu sta affrontando in queste ore. Il gruppo è costretto a una sosta forzata al «campo uno» ed è andato a vuoto il tentativo di raggiungere il «due» (6.400 metri di altitudine), da parte di Marco Heltai e Maurizio Giordani, perchè la neve polverosa arrivava sino al bacino, rendendo impossibile, oltrechè troppo rischiosa, la progressione. Le previsioni meteo lasciano intravvedere per oggi un miglioramento. «In quel caso, se il carico di neve si scaricherà velocemente in valanghe nei punti più esposti», spiega al telefono Heltai, «potremo proseguire come da programma. Certo, ora c’è un po’ di inquietudine legata ai giorni che passano, visto che non abbiamo a disposizione un tempo infinito... l’alta quota himalayana è così, anche questo fa parte del gioco... Ma siamo fiduciosi oltrechè determinati». Aspettando il sole.
30 aprile. Il «gruppo Manaslu» prosegue verso i campi alti. Ieri hanno passato la notte all’«uno», 5.780 metri di altitudine e si sono concessi (era domenica del resto...) una giornata di riposo. Oggi cominceranno la progressione verso il «campo due», finora non oltrepassato, causa maltempo, da nessuna delle spedizioni dirette al Manaslu. La notizia positiva è il miglioramento previsto delle condizioni metereologiche previsto nelle prossime ore: finora il maltempo, con depoisiti di neve anche significativi, è stato lo sgradito compagno della spedizione veronese-trentina sia durante il trekking di avvicinamento che durante la permanenza al campo base e poi all’«uno», più avanzato. Un miglioramento delle condizioni ambientali, oltre e rendere più regolare la progressione verso le postazioni più avanzate in quota, avrebbe l’effetto, non secondario, di ridurre la fatica dei trasporti di materiale oltreché di dare un’ulteriore scossa al morale del gruppo. Morale che comunque, confermava Marco Heltai nel corso dell’ultimo contatto, resta alto: «Siamo tutti carichi ed entusiasti». Ed è questo l’elemento, intangibile, che può fare la differenza.
28 aprile. Non smette di nevicare, all’accampamento base del Manaslu. Oggi il gruppo veronese - trentino è salito al «campo uno», 5.700 metri di altitudine, per montare le tende per poi ridiscendere al «base». Domani torneranno di nuovo al «due» per passarvi la notte e cominciare una seconda fase dell’acclimatamento. «Stiamo tutti bene», conferma Marco Heltai, «ci sono altre spedizioni in zona, per esempio adesso siamo a cena con alpinisti canadesi... Aspettiamo che il tempo migliori, come è previsto nei primi giorni di maggio. Forse - continua - è meglio subire il maltempo e avere la prosettiva di condizioni positive nella salita». Al momento è l’unica incertezza è legata al «meteo». «Per quanto ci riguarda - conclude Heltai - siamo carichi, come lo siamo stati dall’inizio. Andiamo avanti tranquilli....»
26 aprile. I quattro veronesi sono arrivati al campo base, 4.856 metri di altitudine, di fronte al ghiacciaio del Manaslu. Il gruppo, a prezzo di tappe molto lunghe e faticose nella fase di avvicinamento, è riuscito a rispettare la tabella di marcia prevista. Ora li attende una breve fase di recupero, mentre viene organizzata la progressione verso il primo campo alto, che sarà allestito a quota 5.400.
25 aprile. Il gruppo ha raggiunto Daramsala, 4500 metri di altitudine, percorrendo il passo Larkia a 5.000. «Stiamo tutti bene», aveva confermato ieri Marco Heltai, in un breve contatto telefonico, «anche ancora fa brutto e nevica. Procediamo quanto più veloci possibile, con tappe piuttosto lunghe e forti dislivelli». L’intento evidente è di guadagnare tempo per avere il migliore «margine» in vista del lavoro ai campi base. Campo base «uno» che dovrebbe essere raggiunto già nelle prossime ore.
23 aprile. Il gruppo, che si trovava ieri a quota 2300, sta procedendo nel trekking di avvicinamento al campo base, dove tuttora proseguono le nevicate. Il leggero ritardo sulla tabella di marcia non è tale da alterare i programmi della spedizione.
21 aprile. A Kathmandu il gruppo dei veronesi con i compagni spedizione trentini si sono riposati in vista del primo avvicinamento alla zona del trekking, dopo avere passato una giornata e mezza nella caotica Kathmandu alla ricerca di provviste e materiali e per la regolarizzazione dei permessi.
Nuvole e pioggia accompagnano la trasferta in pullmann verso Bhulbhule a 800 metri, per circa 8 ore di viaggio lungo 200 chilometri, con tutto il "confort" garantito dai mezzi di trasporto locali. Ma il gruppo, affiatatissimo, è pronto per cominciare il trekking verso il campo base. Dove, stando alle ultime notizie, ha nevicato, anche se non in modo tale da impensierire la spedizione che ha ancora davanti alcuni giorni di avvicinamento.
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