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13.03.2012

«Nello spazio si può percepire l'universo nella sua infinità»

SENZA CONFINI. L'astronauta sarà ospite al Teatro Ristori e dialogherà con il comunicatore scientifico Daniel Gouthier. Vittori: «Sono sensazioni uniche. Ma al ritorno si è convinti che la terra sia il luogo più bello e che è importante preservarla»

L’astronauta Roberto Vittori prima della partenza per una missione nello spazio

L’astronauta Roberto Vittori prima della partenza per una missione nello spazio
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«Guardando la Terra fuori dall'oblò, in soli novanta minuti si può osservare un alternarsi del giorno con la notte. Questo dà la misura di quanto lo spazio-tempo terrestre sia infinitesimale rispetto all'universo suscitando un'emozione indimenticabile».
Così racconta la sua esperienza nello spazio Roberto Vittori, colonnello dell'Aeronautica Militare e astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea, primo italiano a partire dalla base di lancio di Baikonur in Kazakistan alla volta della stazione spaziale internazionale.
Vittori approfondirà con il pubblico di Infinitamente i temi del festival, spazio, tempo e infinito, domenica alle 21.15 al Teatro Ristori.
A dialogare con lui sarà Daniel Gouthier, comunicatore scientifico e docente del master in giornalismo scientifico e digitale della Sissa di Trieste. Saranno presenti il prorettore Bettina Campedelli e Paolo Fiorini, docente di sistemi di elaborazione delle informazioni dell'ateneo.
Da uomo e scienziato, Vittori racconta un punto di vista fuori dall'ordinario, quello di chi guarda la Terra da lontano.
Fare l'astronauta. Un sogno nato quando era bambino?
A fare di me un astronauta è stata quasi una casualità. Scoprii che l'Agenzia spaziale italiana aveva bandito un concorso, vi partecipai e lo vinsi. Da bambino ero già affascinato dai misteri dell'universo, ma credevo che mi sarei occupato di scienza e in particolare di matematica e fisica.
Vittori, che cosa ha provato la prima volta che ha visto la Terra dall'oblò di una navicella spaziale?
La mia prima esperienza spaziale sul Soyuz è stata una delle emozioni più intense della mia vita, soprattutto per com'è avvenuto il lancio. La navetta, a terra, è collocata all'interno di una protezione metallica, una sorta di capsula che, a due-tre minuti dal decollo, viene fatta saltare con delle cariche esplosive. In quell'istante con la coda dell'occhio si può vedere il nostro pianeta sempre più lontano e si è catturati dallo spettacolo sublime dell'avvicendarsi del giorno con la notte.
Come si vivono il tempo e lo spazio a bordo? Quali sono le sensazioni fisiche ed emotive durante la missione e al momento di fare ritorno sulla Terra?
Nello spazio non è possibile camminare ma solo spostarsi con movenze a metà tra il movimento di un uccello e quello di un pesce. È una sensazione unica. Dal punto di vista emotivo si percepisce l'universo nella sua infinità. Al ritorno a Terra si prova innanzitutto un grande sollievo sia per la buona riuscita dell'esperimento scientifico sia per la consapevolezza dei rischi a cui si è andati incontro. La convinzione che la Terra sia il luogo più bello dove vivere, e che sia importante preservarla, al ritorno a casa è ancora più forte. Infine l'orgoglio per aver rappresentato l'Italia e l'Europa.
Quali sono, secondo lei, le ricadute delle ricerche nel campo dell'astronautica nella vita quotidiana?
Lo spazio è un immenso laboratorio di ricerca scientifica e le scoperte in questo ambito sono importanti perché permetteranno di evitare l'impoverimento e la distruzione totale delle risorse della Terra. Fornendo uno sfogo all'esuberanza della società industriale la ricerca aerospaziale è una possibilità concreta di salvare il nostro pianeta.