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20.02.2012

Nelle gallerie di contromina di Porta Palio

L'ITINERARIO. La struttura è visitabile grazie al lavoro dei volontari che hanno ripristinato gli ambienti del monumento e hanno ripulito dai rifiuti i cunicoli sottostanti

Realizzate dal Sanmicheli nel 1530 servivano per scoprire eventuali nemici che scavavano tunnel sotto le fortificazioni

Uno scorcio della galleria con il muro rifatto dagli Austriaci

Uno scorcio della galleria con il muro rifatto dagli Austriaci
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Porta Palio è l'ultimo capolavoro di Michele Sanmicheli, non ancora terminato alla sua morte, nel 1559. Ma se il monumento fa parte integrante del paesaggio urbano, con la sua imponenza e la sua sobria eleganza, i suoi sotterranei sono altrettanto affascinanti. Li percorriamo accompagnati da Carlo Furlan, coordinatore della collana «Un parco da vivere», con l'architetto Franco Olivieri autore del progetto di recupero di Porta Palio, a parte alcune parti per le quali lavorò l'architetto Luciano Giavoni alla cui memoria oggi è intitolata una sala di Porta Palio, e con Giulio Segato, presidente della Società Mutuo Soccorso di Porta Palio.
Scendiamo nella galleria di contromina, cioè in quel tunnel sotterraneo scavato nel 1530, in epoca sanmicheliana, e poi allargato dagli Austriaci nel 1830, che aveva una precisa funzione di difesa, come spiega Carlo Furlan: «Nel 1500 la scoperta della polvere da sparo genera la cosiddetta guerra di mina. Si tratta di uno scavo fin sotto la fortificazione dove i soldatori-minatori realizzavano una grande cavità che riempivano di esplosivo e che poi, grazie a una lunga miccia, facevano saltare per far crollare la fortificazione soprastante. Per ostacolare la realizzazione di queste gallerie di mina i difensori dovevano scendere a loro volta nel sottosuolo e costruire gallerie di contromina che servivano come punto d'ascolto, per captare eventuali presenze di "minatori" nemici intenti a scavare o correnti d'aria che indicavano lo scavo già fatto, e prendere, quindi, le opportune contromisure».
Le gallerie di contromina vengono realizzate da Sanmicheli contemporaneamente ai bastioni e avranno utilizzo solo nel XVI secolo, quando le gittate dei cannoni erano relativamente corte. Già nell'800 queste realizzazioni risulteranno obsolete ma saranno utilissime durante la seconda guerra mondiale come rifugio antiaereo.
Scendendo sotto Porta Palio, la prima parte di galleria di contromina a sinistra, percorribile per circa 150 metri, è alta due metri e larga un metro e venti. Questo tratto segue il tracciato del 1300. Il muro, in sassi e mattoni, è quello del 1500. «Sono ancora visibili le bocchette nel muro utilizzate per l'illuminazione», spiega Furlan. «Qui per capire se dall'altra parte del muro erano in azione dei "minatori" si ponevano bacinelle d'acqua che vibravano in caso di picconate o campanellini che suonavano alla più piccola vibrazione». La galleria finisce con una parte interrata.
Si torna quindi indietro e si va nel tratto di destra dove si nota l'allargamento asburgico, Qui la galleria è alta circa due metri e trenta e larga un metro e mezzo. Sul muro si nota il rivestimento di pietra tagliata, l'opus poligonale, pietre tagliate a mano nel 1800, che provenivano da cave della zona di San Dionigi, tra Quinzano e Parona.
Si prosegue in fila indiana, si scavalca, grazie a una scaletta, un tratto fognario che passa giusto di lì (una realizzazione degli anni Sessanta o Settanta quando la sensibilità per la salvaguardia dei monumenti non era ancora così diffusa...) e si prosegue finchè il muro svolta, sbucando sotto al bastione di San Bernardino, dove un cancello sbarra l'accesso al vallo. Da questo varco si vede bene il muro alla Carnot all'interno del vallo. dotato di archi e postazioni di fucileria. A destra del muro si nota la scarpata di terra realizzata dagli Austriaci. Da qui si torna indietro e di torna alla base di Porta Palio. «Oggi tutto questo è visibile grazie all'opera di pulizia, che viene praticata con regolarità, dai volontari di Legambiente», precisa Carlo Furlan.
La visita di questo tratto sotterraneo è aperta al pubblico previa prenotazione. I volontari accompagnano i visitatori spiegando loro storia e peculiarità dell'area storica e fornendo anche i necessari caschetti di sicurezza. Per informazioni telefonare allo 045.59157.1 - continua


Elena Cardinali

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