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Interviste

24.07.2012

«Ho anticipato il punk ma il concerto sarà al cento per cento rock»

IGGY POP

Iggy Pop: venerdì il suo concerto a Villafranca

Iggy Pop: venerdì il suo concerto a Villafranca
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Iggy Pop era così avanti che Fun house e Raw power, i disco registrati con gli Stooges nel 1970 e nel 1972, sono tuttora moderni, pietre miliari di un suono rock che anticipa il punk e tutto quello che ne è seguito. Per Jack White, ex leader dei White Stripes, sono «i dischi rock definitivi dell'America», ed è anche per questo che Iggy «l'iguana» presenterà venerdì al castello scaligero di Villafranca (informazioni: Eventi, 045.8039156), un concerto antologico degli Stooges anni '70, cioè un live set contemporaneo, con la potenza e la consueta debordante vitalità.

Mister Iguana, la rassegna di Villafranca ha visto nei giorni scorsi i concerti di Portishead, Paolo Nutini, Negrita, Goran Bregovic e il 3 agosto ospiterà i Placebo. Si sente in buona compagnia?
Ottima. Con Goran ho collaborato, nel 1992, al film Arizona dream di Emir Kusturica (Iggy canta i brani In the deathcar, TV screen, Get the money e This is a film, ndr). E i Placebo sono davvero bravi: quando hanno iniziato, una quindicina di anni fa, erano tra le band emergenti... E i Portishead mi piacciono davvero molto. Adoro la loro musica notturna.

Lei ha anticipato il suono punk ma non canta proprio punk, giusto?
Sì, non sono davvero un cantante punk. Non urlo e strillo, ma canto e mi piace modulare la voce, strofa dopo strofa. E i miei testi parlano anche d'amore. Anche in una canzone come No fun, dico a una donna: “Non c'è divertimento a stare da solo", e poi “Non lasciarmi"...

Che lei sia un romantico lo si capisce da Après, il disco di brani da crooner, in francese e in inglese che ha pubblicato a maggio...
Sì, ma a Villafranca non presenterò nessuna di quelle canzoni, anche se in Syracuse di Henri Salvador, io canto degli “amanti di Verona". Al castello, venerdì sera, sarà un concerto rock al cento per cento. Après è un'altra cosa. È stato un capriccio. L'ho registrato perché mi sono impuntato come un bambino: voglio fare quelle canzoni! Le voglio! Le voglio! E visto che me lo sono pagato di tasca mia, ho scelto quelle che mi piacevano di più. Oltre a brani di Frank Sinatra, Michelle dei Beatles, di Serge Gainsbourg e di Salvador, volevo a tutti i costi cantare Volare di Domenico Modugno ma è una canzone un po' troppo felice. Per Après volevo una certa atmosfera: io solitario e triste, che penso all'amore e all'idea d'amore... Peccato! La canterò un'altra volta, quando realizzerà un disco di happy songs. Anche perché mi piace la lingua italiana: quando litigate, sembra sempre che vogliate mandare affanc*** tutti. Strepitoso! E poi vi agitate, muovete le mani... Voi italiani mi piacete proprio!

Lei ha superato i 60 anni e ha ancora una voce notevole. Fa esercizi prima di salire sul palco?
Certo! Mi stendo in camerino, prima di ogni concerto, gonfio lo stomaco e pompo aria finché non diventa un pallone. Lo faccio per cinquecento volte: respiro profondamente e butto l'aria dentro e fuori. E quando mi rialzo mi sento... mmmm... Come se fossi completamente strafatto! (e ride, ndr). E poi penso e ripenso a tutte le canzoni (Iggy non ha il “gobbo" e sa i testi a memoria, ndr). E faccio anche riscaldamento, certo.

Al suo fianco avrà il chitarrista James Williamson, con il quale ha scritto e inciso Raw power e Kill city a metà anni '70. Poi Williamson ha lavorato per quasi 30 anni come ingegnere elettronico, prima di ritornare negli Stooges qualche anno fa. Come vi trovate insieme?
Alla perfezione. Specie quando canto Search and destroy e dico: “Attento! Perché io uso la tecnologia...". E lo canto proprio a lui che è un ingegnere. Buffo, no? Quella è una canzone dei primi anni '70 ma adesso la tecnologia c'è davvero, e la usano contro di noi. Credo che a breve inventeranno un macchinario che renderà schiave tutte le persone, uno strumento di cui l'uomo non potrà più fare a meno. Anzi (indica un telefono cellulare, ndr): l'hanno già fatto.


Giulio Brusati

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