11.07.2012
ERICA MOU
C'è qualcosa di profondamente ingenuo e allo stesso consapevole nella voce di Erica Mou, la giovane (classe 1990) cantautrice pugliese che abbiamo ascoltato nel concerto a San Giovanni Lupatoto per Verona Folk. In pochi anni, con un album, È, e un singolo, Nella vasca da bagno del tempo, ha partecipato a diverse rassegne, aggiudicandosi targhe (è lei la vincitrice morale della Targa Tenco 2011 per il disco d'esordio), premi e riconoscimenti. Come il Premio della critica «Mia Martini» e quello della Sala Stampa Radio e Tv al Festival di Sanremo 2012. L'abbiamo incontrata in occasione del concerto veronese.
Erica, hai rivisto di recente Alessandro Casillo, il ragazzino (è nato nel 1996) che ti ha superato nella sezione Giovani di Sanremo?
Sì, l'ho visto a Vicenza per la Partita del Cuore della nazionale di calcio cantanti. Mi ha fatto piacere incontrarlo perché tra noi giovani in gara a Sanremo c'era un bel clima. Abbiamo condiviso così tante cose, in quella settimana!
Insomma, il Festival ti è piaciuto?
Sì, è stata una settimana bellissima. E quando è finita, mi sono chiesta: ma è successo proprio a me? E poi tutto l'apparato è molto meno costruito di quanto sembri da fuori. È stata un'esperienza che ho fatto senza pensarci sopra troppo. E suonare con l'orchestra mi è piaciuto un mondo.
Caparezza, i Negramaro, Sud Sound System, Il Genio e le voci dei reality (Alessandra Amoroso, Emma, Pierdavide Carone): cosa sono tutti 'sti pugliesi nella musica leggera? Ma cosa mangiate in Puglia?
Eh, mangiamo bene, molto bene
E questo influenza la musica, eccome! In realtà credo ci siano corsi e ricorsi storici. Dopo l'esplosione di cantautori della Liguria, la scuola «romana», il punk a Milano e nel nord Italia, il rock in Emilia e a Catania, ora tocca alla Puglia
Una regione che, con il music system Puglia Sounds, si è data anche una struttura
Sì, l'intenzione di Puglia Sounds è far capire che la musica, e la cultura in generale, possono diventare fonte di reddito. Perché l'industria culturale è qualcosa di reale, con posti di lavoro, produzione e tutto il resto. In realtà è una cosa che potevano fare tutte le regioni, a pensarci bene. E invece per prima l'ha fatta la Puglia
Io posso dire che da Puglia Sounds ho avuto molto supporto. Per una cantautrice emergente come me, è stato fondamentale.
Dopo «È» stai lavorando a un nuovo album?
Sì, sto scrivendo canzoni nuove.
E uscirà ancora una volta per la Sugar, l'etichetta di Caterina Caselli?
Sì, cioè non so
Non voglio sbilanciarmi.
Devono ancora sentire le canzoni
ma credo che lavorerò ancora con loro. Se non succede
qualcosa.
Sulla pagina «Erica Mou» di Wikipedia, c'è scritto che suoni «folktronica». Ok, non è una parolaccia, ma per te cosa significa?
Che mescolo la tradizione folk cantautorale con l'elettronica. Tanto per non confondermi, visto che sono pugliese, con qualche artista che suona la taranta. Io mi sento una cantautrice, e i dischi che mi hanno cambiato la vita sono album rock come Buon compleanno, Elvis di Ligabue, Burn to shine di Ben Harper ma anche Five leaves left di Nick Drake e il primo della cantautrice inglese KT Tunstall.
Giulio Brusati
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