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Interviste

10.07.2012

«Vivo per il teatro ma sarò nel nuovo film di Rocco Papaleo»

GIULIANA LOJODICE

L’attrice Giuliana Lojodice, Premio Renato Simoni 2012

L’attrice Giuliana Lojodice, Premio Renato Simoni 2012
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È «felicissima di ricevere un premio di così grande spessore», l'attrice Giuliana Lojodice, che riceverà il Premio Renato Simoni il 18 luglio alla prima di La tempesta al Teatro Romano: «Mi ricordo quando venne dato ad Aroldo Tieri, era il 1993: diluviava, ci siamo riparati in un bar senza poter vedere lo spettacolo».

Il premio è per la «fedeltà al teatro di prosa», ma lei come attrice ha fatto anche cinema e televisione.
Certo, perché sono coraggiosa e ho sperimentato tutto. E rifarei tutto daccapo, non mi sono mai pentita di una scelta. Devo trovare però personaggi cui credere, e soprattutto colleghi che stimo. Dopo 40 anni vicino ad Aroldo, è stato complicato ricominciare dopo di lui. È stato grazie a Pietro Carriglio nel 2007 con Il malinteso di Camus a Palermo, poi Ugo Chiti con Anna K, un ruolo bellissimo.

Un personaggio cui è legata?
Non saprei. Ma mi piacciono i caratteri forti. Mi è piaciuto talvolta uscire dalla definizione di «signora del teatro» per entrare nei lati oscuri delle donne. Del resto siamo in palcoscenico ciò che siamo nella vita. È bello quando mi dicono che non recito, ma «sono», ho bisogno di essere credibile.

Lei ha fatto anche doppiaggio...
Lo faccio ancora. Recentemente in This must be the place di Sorrentino, e Lady Anna in Riccardo II in un ciclo inglese in dvd.

E il cinema, lo fa ancora?
Le dò la notizia in anteprima: sarò la mamma di Rocco Papaleo nel suo nuovo film di cui è autore, regista e interprete. Gireremo in Sardegna ad agosto, con Scamarcio e la Bobulova. Sarà faticoso, ma è una storia bellissima, ambientata in un faro. Un figlio spretato, sua madre e altri personaggi che si ritrovano nel faro e alla fine lo trasformano in un resort. Mi ha convinto il copione, Papaleo è bravissimo, è un attore malinconico, anche se apparentemente è comico. Poi torno al teatro, in Così è (se vi pare) di Pirandello con la regia di Michele Placido, il tour riprende proprio da Verona. Un grande successo di cui gli sono grata, ha battuto ogni record di incassi stagionali. Il ruolo è stupendo... mai avuto un'accoglienza così calda dal pubblico! Questi sono appuntamenti che arrivano prima o poi nella carriera.

Ha fatto poco cinema ma d'autore, «La dolce vita» di Fellini, «La vita è bella» di Benigni, «Fuori dal mondo» di Piccioni. Cosa ricorda di quei set?
Tanta confusione, per questo in generale non amo il cinema. E poi mi crea pudore l'obiettivo che mi scruta, in teatro invece sei distante dal pubblico. Benigni mi ha insegnato molto su cosa fare e soprattutto cosa non fare: non dovevo muovere la testa nè sgranare gli occhi, il contrario del teatro.

Parliamo di Aroldo Tieri.
Mi ha dato un insegnamento di alto livello, che oggi sfrutto a mani basse, mi ritrovo a ripetere certi suoi gesti. Aveva un talento che non ho più ritrovato, mi mancano da morire la sua voce, la sua eleganza. Senza di lui non sarei arrivata al Premio Simoni. Eppure non è facile lavorare con me, sono severa con me stessa e con i colleghi. Ad esempio Placido mi ha trattata con affetto e soggezione insieme, cosa che mi ha fatto tenerezza, e lo ringrazio di questo. E ringrazio chi mi ha dato questo premio, perché ha capito i miei sacrifici e l'amore del pubblico.

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