02.07.2012
HEVIA
Con la sua gaita, la cornamusa galiziana, il musicista spagnolo José Ángel Hevia Velasco sarà protagonista del secondo appuntamento di Verona Folk, domani alle 21.30 nel parco di Villa Balladoro, a Povegliano.
Hevia, che tipo di concerto sarà quello per Verona Folk di domani?
Un concerto speciale perché, invece di essere accompagnato dalla mia band usuale, con chitarra, batteria e basso, suonerò con mia sorella María José alle percussioni e Josué Santos al pianoforte. Con questa formazione la mia proposta è più vicina al pubblico. La mia idea è che gli spettatori del concerto di domani si mettano comodi e godano della musica. Come so che succede in Italia.
Cosa significa suonare con sua sorella?
Per me è una cosa essenziale. Lo facciamo da oltre 30 anni e non concepisco un concerto se lei non è vicino a me: è un appoggio totale e non solo sopra il palco ma per tutto quello che gira intorno allo show business".
Tradizione e innovazione: la musica folk deve innovarsi o mantenersi fedeli alla tradizione?
Chiaro che deve evolversi! Di fatto, quello che intendiamo per musica tradizionale è di sicuro un'innovazione delle melodie create nel passato. Ma l'evoluzione è soprattutto necessaria: altrimenti la musica tradizionale sarebbe solo associata ai musei.
Conosciamo la Catalogna, i Paesi Baschi, l'Andalusia... E «las Asturias»? Com'è la regione della Spagna da dove viene lei?
Prati verdi, montagne coperte dalla neve, cieli grigi e piogge persistenti e un mare tumultuoso e freddo. È il contrario di tutto quello che la gente pensa della Spagna, con il calore e il sole. Nelle Asturie, che sono al nord, è raro vedere il sole splendente e la temperatura non supera i 20 gradi. È la terra perfetta per la mia "gaita": il suo suono echeggia al meglio nelle Asturie.
Strano strumento, il suo. Perché lo ha scelto?
È tipico della mia terra. La prima volta che ho visto una gaita, ero con mio nonno e ricordo di aver avuto subito la tentazione di toccarla. Mi sembrava una magia il fatto che continuasse a suonare anche quando "el gaitero" smetteva di toccarla. Da quel giorno continuai a chiedere a mio padre di comprarmela, ma era uno strumento raro e costoso per una famiglia umile come la nostra. E perciò sarò sempre grato a mio padre e ai sacrifici che ha fatto per comprarmela. Dal primo momento, ho capito che la mia vita sarebbe girata intorno a questo strumento.
Lei ha suonato nel nuovo singolo dei Sonohra, la più famosa pop band di Verona. Com'è andata? Ci sarà un duetto domani?
Tutto molto semplice: mi hanno mandato un tema musicale, Si chiama libertà, e mi è sembrato subito eccellente. E il risultato credo sia eccezionale: la canzone è venuta bene; è un brano moderno e al pubblico è piaciuto. La relazione con loro? A parte il fatto che sono musicisti geniali, sono "chicos de trato muy cordial", e mi hanno trattato con rispetto e molto affetto. Un duetto domani? So che sono molto impegnati con la promozione del loro album e so che sono in viaggio. Ma so per certo che un giorno sorprenderemo il pubblico e suoneremo insieme su di un palco. Io, lo confesso, lo desidero davvero. Sarebbe una bella sfida.
Giulio Brusati
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