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Interviste

28.06.2012

«Facciamo rock cristiano, cantiamo valori»

THE SUN

Il gruppo The Sun alla Fnac FOTO BRENZONI

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Si fa presto a dire rock cristiano. Come per qualsiasi fede, conta la pratica e allora ecco The Sun, quartetto vincentino che due giorni fa ha presentato il nuovo disco, Luce, al forum Fnac di via Cappello; un album anticipato dal singolo Onda perfetta, ispirato a un viaggio a Betlemme.
Il gruppo è formato da Francesco Lorenzi (voce e chitarra), Gianluca Menegozzo (chitarra), Matteo Reghelin (basso) e Riccardo Rossi (batteria).

Vi presentate con questa, se vogliamo, etichetta di gruppo «christian rock». Vi ha aiutato o in alcuni momenti è stata una... croce?
Non ce la siamo data noi; ci è stata appioppata dai media. Come facciamo a riassumere i temi delle canzoni?, si sono chiesti, ed ecco l'etichetta "christian rock band". Sì, piano però... Non è che mettiamo in musica i salmi! È che in Italia la formazione culturale non prevede che un gruppo rock possa trattare certi temi.

Ma qual è il vostro intento?
Parlare con le canzoni alle persone lontane da noi, lontane dalla nostra fede. Ma se si frappone una dicitura come quella inventata dai media, impedendoci di arrivare a quei ragazzi, la nostra vocazione non si realizza.

Nessuno di voi, però - ci scommettiamo - è mai stato in seminario. Giusto?
Sì, anche se alcuni di noi hanno fatto il chierichetto e l'animatore. L'incontro personale, anzi privato, con il Vangelo e la preghiera ci ha però trasformato. E questo automaticamente è confluito nella scrittura delle canzoni. Ci siamo confrontati e abbiamo capito che la fede ci ha salvato e ci rende felici. Rileggiamo le tante esperienze della vita sotto questa luce, al di là dell'insoddisfazione di oggi. Ed è nato così per noi un modo di fare musica che si potrebbe chiamare spirituale. Perché ha a che fare con tutte le cose che non puoi toccare (amore, amicizia, il concetto di immortalità) ma che sono la parte più importante dell'esistenza.

Che rapporti avete con le altre band?
In generale abbiamo buoni rapporti con le altre persone, anche se non sappiamo dirvi come siamo presi dagli altri gruppi per quello che facciamo. Abbiamo belle amicizie con band più famose di noi. Di solito ci dicono che per loro questo incontro con il Vangelo non c'è stato. E un po' di incomprensione c'è. Ma conoscono la nostra evoluzione, anche personale.

Come quella di Riccardo, il vostro batterista...
Sì - è lo stesso Rossi a rispondere - sono cambiato, e molto. Una volta la mia amica era la bottiglia e davo parecchio spettacolo. Adesso sono felice, più di prima, e più sano. È un bel po' di anni che non bevo... Un paio di sere fa siamo andati da un produttore bresciano, molto bravo. Lo conosciamo da tanti anni e prima di partire, gli altri della band l'hanno chiamato e gli hanno detto: "Guarda che Ricky non beve più, non pensare alle serate di una volta". Adesso, come dice Lemmy dei Motörhead, “io vado a letto per ultimo e mi sveglio per primo" ma senza abusare di alcol. E voglio dare molto più valore a quello che faccio.


Giulio Brusati

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