27.06.2012
HUI HE
È l'Aida più in forma del momento e se la stanno contendendo tutti i più grandi teatri del mondo. Solo che l'Arena è arrivata a prenotarla un po' prima degli altri. Un grande sollievo per Hui He che, dopo tanto girovagare per il mondo, può permettersi di sostare qualche tempo in città. «Quando posso stare qualche settimana nella mia casa veronese, sono la donna più felice del mondo», dice il soprano cinese, che sabato scorso ha dato voce alla protagonista dell'opera verdiana in Arena, di ritorno da una Tosca a Berlino. Curioso il percorso artistico della nostra Aida, approdata a Verona dal lontano Oriente in maniera strana, per incontrare proprio qui le sue prime affermazioni. Ce lo racconta lei stessa. «Avevo vinto il Concorso Operalia di Placido Domingo e arrivai in Italia nel 2005, assieme ad altri tre giovani cantanti del mio paese, grazie ad una speciale borsa messa in palio da uno sponsor privato giapponese. Per studiare, innanzitutto. L'arrivo a Milano fu però molto avventuroso. Per un errore fummo costretti a rimanere alla Malpensa per tredici ore, in attesa di un trasporto per Verona. Avevamo ormai perso tutte le speranze, in un paese che non conoscevamo affatto e con grossi problemi di lingua... Ma per fortuna le cose poi si rimisero in sesto. Arrivammo a Verona alle cinque del mattino seguente e ci mandarono subito a studiare al Giardino Giusti». La parlata italiana di Hui He è diventata molto fluida in questi ultimi due-tre anni. «Verona è la mia città, ci mancherebbe altro che dopo sette anni di permanenza non riuscissi ancora a spiegarmi in italiano...».
Che Aida è, quella di quest'anno?
Molto tradizionale sicuramente. Di successo, perché c'è un buon cast, un buon direttore e perché si tratta di una buona produzione, che con gli anni è sicuramente migliorata, avendo fatto la storia della stessa Arena. Con le quattro recite di questo 90° festival raggiungerò quota cento Aide, 101 per la precisione. Tante quanto quelle di Madama Butterfly. Devo proprio festeggiare. Quando vidi per la prima volta l'anfiteatro dalla Bra rimasi come folgorata per la sua grandezza, ma non pensavo che un giorno vi avrei potuto cantare dentro.
Ma come si è sviluppata poi la carriera?
Riuscii a debuttare ne Il ballo in maschera al Filarmonico. E nel 2005 a rompere il ghiaccio anche in Arena con la parte di Liù in Turandot. Due grandi cantanti mi sono state di riferimento per la carriera: Daniela Longhi, che dopo il Ballo in maschera incontrai anche in Cina per Aida, e Raina Kabaiwanska con la quale ho imparato Tosca. Ma devo dire che a Verona ho trovato subito molti amici che mi sono sempre stati di grande aiuto in tantissime occasioni. A volte anche di grossa difficoltà.
Come sul palcoscenico?
No. Lì ti devi "arrangiare" da sola e metterci dentro tutta la concentrazione possibile perché ti trovi davanti a quella marea di gente e devi farti forza in qualche maniera. Non hai altre condizioni. Però tutte quelle candeline che poi si accendono sono come un forte messaggio che ti arriva subito al cuore.
Verdi o Puccini?
Con Verdi è meglio: puoi giocare molto sulla tecnica. Con Puccini vai più sulla natura, sull'emozione e qualche volta puoi anche rimanere travolta.
Ma per altri ruoli?
Li sto cercando. Ho appena debuttato con Arianna a Naxos di Strauss e fra poco affronterò anche La Gioconda, un ruolo che mi interessa molto, essendo appartenuto proprio qui a Verona al debutto di Maria Callas. Nel 2014 lo porterò anche a Berlino.
Gianni Villani
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