19.06.2012
MIGUEL ANGEL BERNA
Posa le nacchere sul tavolo con straordinaria delicatezza come se mostrasse dei gioielli. Per lui sono altrettanto preziose. Miguel Angel Berna le usa da quando aveva otto anni. L'età in cui ha iniziato a ballare, e ancora adesso che di anni ne ha quarantaquattro delizia i teatri di tutto il mondo, compreso il teatro Romano di Verona, dove porterà il suo nuovo spettacolo, Bailando mi tierra - Mudéjar, dal 24 al 28 luglio, inaugurando la sezione danza dell'Estate teatrale veronese.
Lei è di Saragozza, dove ha sede anche la sua compagnia. Una città ricca di storia come Verona.
Sono tutte e due città romane, hanno tanto in comune. Infatti sono molto contento di ballare a Verona, dove si respira la storia e si mescolano le culture, esattamente come il mudéjar del mio spettacolo, la tradizione che mescola le culture.
Ce lo racconti dunque questo spettacolo.
Mudéjar è quella corrente artistica che in Spagna ha fuso la cultura cristiana e quella araba, simboleggiata dalla stella fatta dal doppio quadrato. Per me è l'essenza della danza spagnola, quel folklore che ha rischiato di essere dimenticato, al contrario del flamenco che si balla per strada e viene esportato in tutto il mondo in tutte le possibili forme. Per questo ho scelto di occuparmi delle danze tradizionali del mio paese, come la jota.
In cosa si differenzia dal flamenco e cosa invece ha in comune?
La jota era la danza diffusa in tutta la Spagna dell'Ottocento (e non solo in Andalusia come il flamenco) e ora non viene quasi più ballata. Fino a un secolo fa la si ballava normalmente, nelle feste, ai matrimoni, ai funerali. Ha la forza del flamenco e l'eleganza della escuela bolera.
Ma la jota non ha avuto un cantore come Garcia Lorca, come invece il flamenco...
È vero. La jota è legata al mondo rurale, non c'è letteratura o poesia sulla jota. Ma è comunque bellissima, ha un tempo ternario, un carattere forte e autenticamente spagnolo, è spettacolare e coinvolgente, passionale. Usa le nacchere al pari del flamenco, ma in modo completamente diverso.
A proposito di nacchere, lei è stato definito il Paganini delle nacchere per la sua straordinaria tecnica...
Ho iniziato ad usare le castañuelas che avevo otto anni. Mi insegnarono la tecnica solita, col ritmo "que le den, que le den, ca-fè". Io avevo voglia di altri suoni, ho visto che le nacchere avevano più sfumature e mi sono presto chiesto come potevo parlare con le nacchere.
Lei ora usa delle nacchere speciali.
All'inizio usavo anch'io quelle tradizionali di legno, ma me le facevo fare da un artigiano, su misura, la mia famiglia faceva dei sacrifici per comprarmele. Poi l'artigiano è morto e mio padre me ne ha fatte un paio di metacrilato, una plastica dura. Fantastiche: erano leggere e così non occorreva tenere il polso rigido, e avevano un suono ottimo. Con la nuova libertà delle mani, ho potuto così inventare un altro modo di muovere le braccia. Inoltre sono trasparenti e riflettono la luce, creando degli strani effetti. Ma ho anche delle nacchere di ferro, d'antiquariato (e le mostra accanto a quelle di legno e quelle di plastica, ndr). Sono di Escudero, pesanti, con un suono più stridente. Le uso in un altro spettacolo.
Ha creato una tecnica innovativa per le nacchere. Come ha fatto a trovare dei ballerini per la sua compagnia, visto che era l'unico a ballare in quel modo?
Il mio modo di ballare così diverso mi rendeva impossibile fare coreografie per altre compagnie, quindi nel 1990 ho deciso di creare un mio gruppo. Ho dovuto sempre lavorare su ogni ballerino, e anche oggi faccio scuola oltre che ricerca.
Ricerca sulle nacchere?
Certamente. Sono uno strumento antichissimo, le usavano già gli egizi, mentre le danze spagnole, pur con radici profonde, hanno al massimo duecento anni.
Anche gli strumenti musicali del suo spettacolo sono tradizionali.
Rigorosamente strumenti originali delle danze popolari spagnole. Nello spettacolo c'è musica e canto dal vivo.
Prova ancora quell'emozione che ha avuto a 8 anni con le sue prime nacchere?
Forse proprio quella no, ma credo che dovrei sempre puntare a quel genere di emozioni. In realtà da bambino volevo cantare, ma non avevo le doti, le nacchere sono state la mia voce.
Daniela Bruna Adami
Partecipa. Inviaci i tuoi commenti