05.06.2012
STEFANO SORRENTINO
In vacanza con un pensiero dolce: «Sarebbe bello fare cinquanta con il Chievo». Tradotto: si parla di un punto in più rispetto al campionato appena concluso. Magari pure qualcosa oltre. Profumo d'Europa, signor Sorrentino? «Magari», sorride lui. «Perché non pensare sempre a migliorarsi?». Stefano Sorrentino si gode attimi di relax. La stagione appena finita. I ricordi nitidi. Tanta speranza per il futuro. Il mercato, per il momento, resta fuori dalla porta. Si parla di Chievo, si discute di emozionì. Di quello che è stato. E di quello che potrebbe ancora essere.
Sorrentino, sole, mare e Chievo. Il primo pensiero che le ispira il tempo qual è?
«Abbiamo chiuso bene. Quarantanove punti sono buon bottino. Volevamo migliorarci rispetto alla stagione precedente. E ci siamo riusciti».
E adesso?
«E adesso viene il difficile. Perché fa parte delle legittime ambizioni cercare di fare meglio del meglio. E, magari, un pensierino all'Europa...».
Si può fare, no?
«Profilo basso, salvezza prima di tutto. Poi, magari, potremmo anche buttare gli occhi ai cielo».
Parliamo degli altri: chi l'ha sorpresa nell'ultima stagione dei ragazzi del Chievo?
«Michael Bradley. È arrivato a fari spenti. E ha saputo imporsi nel giro di poco tempo. Tanto che adesso parlano tutti di lui».
Solo lui?
«Certo che no. Francesco Acerbi, per esempio, è sicuramente pronto per una grande squadra. E se Théréau saprà esprimersi con maggiore continuità potrà ambire a sua volta ad un grande salto».
Sorrentino quanto è stato importante per il Chievo?
«Ho giocato tanto, ho accumulato il più alto minutaggio della squadra. Penso di avere inciso. Spero di aver fatto bene. Ma al Chievo Sorrentino è importante come Squizzi. Solo che certe cose non si vedono. E gli equilibri per noi sono tutto».
C'è una partita alla quale ripensa spesso?
«La gara di Torino contro la Juve. Forse la più bella per le emozioni che ha sprigionato. Il pari, ad un certo punto, ci andava pure stretto. Ma è vero anche che all'inizio abbiamo rischiato di beccare più di un gol».
Quindi?
«Quindi quella è stata proprio una serata da Chievo. In più, i miei trascorsi al Toro hanno reso ancor più magica la notte...».
Come sta vivendo questa «storiaccia» del calcioscommesse? «Leggo, penso., E mi dico: pensa se uno di questi che fanno cose illecite vive con me tutto l'anno e io nemmeno me ne accorgo. Condivido tutto e poi scopro che fa cose sbagliate. È bruttissimo solo a pensarci».
Le parole di Buffon?
«Onestamente ho letto poco sul suo conto. Ha detto che può spendere come vuole i suoi soldi. Penso che sa quello che dice e quello che fa. Penseranno, eventualmente, i suoi legali a tutto il resto. In ogni caso parlare degli altri non è mai facile».
E tra un po' iniziano gli Europei. Proprio un bel clima per gli azzurri...
«Forse quello giusto per permettere all'Italia di dare tutto. In passato, del resto. è stato così. Lo insegna la storia della nostra Nazionale. Nelle difficoltà si esaltano».
Le sue favorite?
«Oltre all'Italia? Spagna e Inghilterra».
E se avesse dovuto consigliare uno dei suoi compagni al ct Prandelli?
«Fare il nome di Acerbi mi sembra troppo scontato. E allora punto su Paloschi».
Racconti.
«Alberto nel giro azzurro c'è già. Credo possa diventare giocatore interessante anche per la Nazionale maggiore. Del resto non lo considero tanto inferiore a Destro. Sono due buonissimi giocatori. Spero che più avanti possa esserci spazio per entrambi».
Quattro anni fa iniziava la sua avventura in gialloblù. Quanto è cambiato il mondo di Sorrentino?
«Tutto è come prima. C'è sempre una sfida da vincere. E la voglio vivere da protagonista».
L'ambizione?
«L'ambizione è ancora tanta. La voglia di esaltarmi e di costruire qualcosa non manca. E, sono sicuro, non mancherà mai».
Sorrentino, lei è tra i migliori portieri d'Italia. Nel mondo chi finisce sul podio?
«Buffon resta sempre il migliore. Poi mi vengono in mente gli stranieri: Cech, Neuer, Casillas».
Simone Antolini
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