«Io e Valerio non siamo soli. Con noi recita anche il copione»
ELENA GIUSTI
Dal 1993 recita con il Teatro Stabile di Verona ed è stata per i primi dieci anni di collaborazione l'incarnazione per eccellenza della Giulietta shakespeariana per avere interpretato centinaia di volte il ruolo dell'eroina del Bardo. Milanese di origine ma veronese di adozione, l'attrice Elena Giusti è invece oggi la protagonista, insieme a Paolo Valerio, della commedia Piccoli crimini coniugali del commediografo francese Eric-Emmanuel Schmitt che andrà in scena al Teatro Nuovo da domani a sabato alle 20,45 e domenica alle 16 per la regia di Alessandro Maggi. Madre di due bambine, la Giusti alterna l'impegno del teatro col cinema e ha recitato in un film con Maurizio Nichetti e in tre «cult» di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Sarà in scena nel ruolo di una moglie alcolizzata che cerca di aiutare su marito che ha perso la memoria. Due drammi in uno. Sì, ma con ironia. Schmitt è un autore imprevedibile capace di rivoltare la coppia come un vecchio cappotto e di rappresentare i sentimenti della gente comune in modo realistico, facendo sì che il pubblico si riconosca. Abbiamo lavorato al testo per un anno e non siamo solo Paolo e io i protagonisti della storia ma il copione stesso, che da subito abbiamo considerato un personaggio, vivo e mutevole ogni volta che interagisce con noi. Si tratta di un “work in progress” che si rinnova a ogni replica e attinge molto alla nostra improvvisazione emotiva.
Quale è il senso di questa storia?
È un gioco di verità e di menzogne tra i due coniugi, diviso in quadri, ognuno dei quali rappresenta, come in un puzzle, un momento delle rispettive crisi che allo stesso tempo cercano confortano e lo rifiutano, perché si tratta di un uomo e una donna che non sanno più amare e utilizzano l'odio come rivalsa al sentimento perduto. Che però ritrovano.
È dunque previsto il lieto fine.
Sì, ma a duro prezzo. Non si tratta comunque di un dramma ma, pur sfiorando il tema tanto attuale della violenza psicologica, è una commedia concepita come una partita a scacchi con la cruda verità del tempo che logora i sentimenti.
Ieri Shakespeare, oggi Schmitt. Due modi diversi di intendere l'amore?
Sì e anche di recitarlo. Il primo rappresenta l'archetipo per eccellenza, difficilissimo da recitare. Il secondo, invece, incarna l'amore domestico, quello che viviamo un po' tutti, più spontaneo da rendere, quasi ci fosse una complicità tra gli attori, non in costume, ma nei panni di tutti i giorni, e soprattutto loro stessi persone della strada, frutto di una crisi sociale che arriva dritta al cuore degli spettatori, oltrepassa i muri delle case e funge da specchio, opaco e portavoce di un malessere diffuso.
Progetti per il futuro?
Porteremo in tournée questo lavoro in giro per l'Italia per un anno e nel frattempo voglio proseguire le repliche del monologo Dizionario della polvere sul tema della donna, con cui ho debuttato a luglio, scritto dall'autore veronese Alessandro Bertolini.
E col cinema? È il mio grande progetto parallelo e sto facendo provini. Fino ad ora ho interpretato ruoli comici. Con Nichetti in Luna e l'altro e con Aldo, Giovanni e Giacomo in Così è la vita, Chiedimi se sono felice e Il cosmo sul comò. Sogno ora invece un ruolo intenso.
Michela Pezzani
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