«La mia musica viene da un mondo di pace e armonia»
ROBERTO CACCIAPAGLIA
Roberto Cacciapaglia crede nel potere del suono, nel beneficio di certe frequenze e nella valenza sociale delle scelte estetiche. Per questo motivo i suoi concerti - come quello di domani sera alle 21 al teatro Camploy in via Cantarane, all'interno della rassegna «Classici» ideata da Eventi - hanno un'aura speciale. Per presentare lo spettacolo in teatro (in trio con Yuriko Mikami al violoncello e Gianpiero Dionigi alla postazione elettronica) e la sua nuova uscita discografica, il cd + dvd Live from Milan, il pianista milanese sarà domani alle 18.30 al forum Fnac in via Cappello.
Ma davvero, Cacciapaglia, il suono ha una funzione sociale? Certo. Ha il potere di dirigere le persone verso una certa idea salvifica del mondo. Purtroppo non tutti i suoni sono positivi e hanno questa valenza.
E quali sarebbero questi ultimi?
Quelli, per esempio, del pop peggiore che importiamo dagli Stati Uniti adesso e che troviamo in classifica.
Eppure, negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta dall'America e dall'Inghilterra arrivavano ben altre cose...
Ma certo! A quel tempo il rock e la musica pop, come il jazz di musicisti come Miles Davis e John Coltrane, avevano una funzione di rottura con gli schemi del pensiero corrente. Ma quella generazione, quella di Jimi Hendrix, Jim Morrison e Janis Joplin, è stata spazzata via.
E siamo tornati, anni dopo, ad ascoltare musica sedativa, inutile, pop da intrattenimento...
Sì, oggi è difficile trovare qualcosa che vada contro l'omologazione.
La sua musica ci pare un antidoto a tutto ciò.
Mi piace quest'idea; lo prendo come un complimento. Anche perché il mio lavoro va proprio in questo senso.
Da sempre lei utilizza nelle sue opere testi sacri, dalla Bibbia e dal Qoelet ma anche dai Veda e dalle Upanishad.
Sì, da molti anni studio le filosofie orientali e faccio meditazione.
Scommettiamo che la prima volta che lei ha sentito parlare di filosofia indiana e di meditazione è stato da George Harrison dei Beatles?
Sì, adesso che mi ci fate pensare dev'essere successo proprio così. Quando sono usciti Revolver e Sgt. Pepper... avevo tipo 13-15 anni, e la prima volta che ho ascoltato strumenti indiani come il sitar e le tablas dev'essere stato su quei dischi dei Beatles. E la parola «meditazione» devo averla sentita proprio da Harrison e dagli altri del quartetto di Liverpool che alla fine degli anni '60 sono andati in India a meditare. Sì, il mio primo contatto con la cultura orientale dev'essere stato quello.
Che è poi quel che è successo a tutti gli occidentali...
Sì, i Beatles sono stati delle porte aperte su mondi che l'Occidente non conosceva. Ed è questo il potere della miglior musica, che sia rock o altro: spalancare l'anima ed esporla a qualcosa di diverso, di lontano dall'usuale.
E dal materiale. Non trova che si possa dire lo stesso della sua musica, che a noi sembra staccarsi da tutto ciò che è terreno? Sì, anche se ci tengo a trasmettere idee basilari, legate alla nostra società, al nostro modo di pensare. Insomma, la mia musica è basata su una certa idea di mondo, magari diverso da quello in cui viviamo ma al quale dobbiamo tendere: un mondo dove ci sia pace, uguaglianza e armonia tra le persone.
Giulio Brusati
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1 daisyt 31/01/2012 13:22 1 commenti
E' un mito!