«Auschwitz? È difficile guardare certe immagini Mi fanno stare male»

ALBERTO MARTELOSSI
28/01/2012
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Martellossi

La terra trema. Il ricordo torna. Tocca ad Alberto Martelossi finire questa volta 'Dentro L'Arena'. E sfogliando il nostro giornale tante immagini tornano alla memoria. Impossibile non partire dal terremoto. Il ricordo è freschissimo. E il coach della Tezenis è originario di Udine. Il Friuli, si sa, è terra che ha pagato un dazio pesante. E nessuno ha dimenticato.

Martelossi, il nostro giornale da ampio spazio all'evento sismico che ha colpito città e provincia in questi giorni. Lei dov'era nel momento in cui la scossa più forte si è avvertita nel veronese?
“Casa mia, a San Massimo. Ero sveglio e stavo guardando la tv. Vivo al piano terra. Sono uscito di casa. Poi, finito tutto, sono rientrato”.

E ha dormito?
“Sì, ma quei pochi secondi di terremoto mi hanno fatto riaffiorare il ricordo di quanto avevo vissuto in Friuli nel '76. Tutti sanno come è andata. Avevo dieci anni, non conoscevo il significato della parola terremoto. Non dimenticherò mai le facce atterrite dei miei familiari. Cinquantotto interminabili secondi di terra che trema. Per dieci giorni abbiamo dormito in auto. Speravo di avere dimenticato tutto. Ma questa scossa purtroppo ha risvegliato il ricordo…”.

Un'altra storia rispetto a quanto successo qui a Verona
“Sì, comunque ho dormito con la porta della camera aperta. Al PalaOlimpia, la mattina dopo, abbiamo perso una parte di allenamento, poi si è ripreso a lavorare nella più totale normalità. Il giorno dopo non ci pensavo più. Tanto che quando ho visto tanta gente per strada pensavo fossero comitive in visita”.

Cambiamo argomento: il blocco dei tir manda Verona in panne…
“Non è facile prendere posizione su questo argomento. Dovrei avere in mano la verità per esprimere un giudizio. Purtroppo ci era stato anticipato che avremmo dovuto vivere un periodo di lacrime e sangue. E tutti dovranno adeguarsi. Mi sembra, però, che fino ad oggi il Governo non sia ancora riuscito a limitare i privilegi delle caste”.

Il disagio crea mancanza. La privazione diventa conseguenza. Che cosa le mancherebbe di più nella sua quotidianità?
“Beh, se viene a mancare l'elettricità penso sia un grosso guaio. Dopo questo, i liquidi. L'acqua, le bibite, i vini. Il mio frigo è ben fornito. Andare alla ricerca di qualcosa che posso trovare tranquillamente tutti i giorni a portata di mano mi creerebbe un certo disagio”.

Tema scottante e delicatissimo: la Giornata della Memoria
“A vent'anni ho iniziato a sentire l'esigenza di documentarmi su tutto quello che era successo. Ora, raggiunta una nuova maturità, cerco di evitare. Il coinvolgimento si è fatto così forte che mi crea turbamento. Le immagini di bambini denutriti sono strazianti. 'Vedo' la rotaia che conduce dentro al campo di Auschwitz. E sento chi varcata quella porta, non ci sarà più ritorno”.

Nota meteo, torna la Bora. Lei che stagione è?
“Io vivo a Trieste. E quando sono lontano mi manca pure la Bora. Nelle giornate limpide può diventare dolce compagna. Che stagione sono io? Autunno. Mi piacciono i colori di quel periodo. E gli ultimi autunni si sono rivelati essere una sorta di tiepida estate”.

Pagina 25, si parla di musei. Lei frequenta?
“Poco a dire il vero. A Ferrara ho visitato il museo della Guerra. E sono stato pure a Rovereto. Ma ho ancora tempo per rifarmi”.

Martelossi, potesse fare un salto nella Storia?
“Vorrei rivivere il primo dopoguerra. Mi affascina il 'risveglio' del nostro paese. Il boom economico, e lo stile di vita degli Anni Sessanta”.

Ci regali una foto di Alberto a 20 anni…
“Non elegante. Spensierato. Accostavo colori improponibili. E per questo ero criticato dagli amici. La mia colonna sonora di allora era: 'Breakfast in America' dei Supertramp”.

Coach, il lavoro l'ha cambiata?
“Di sicuro è cambiato il mio metabolismo. Quando allenavo le giovanili non mangiavo prima delle partite e poi sprofondavo nel sonno. Adesso mangio tranquillamente, ma dormo poco. E se perdiamo passo la notte insonne”.

Speciale Sposi, c'è pure quello. Un'immagine del suo matrimonio?
“Una specie di cartolina: un gioco di contrasti tra il mio viso e quello di mia moglie Samanta. Alle spalle il mare di Trieste e il castello di Miramare”.

L'abito dello sposo?
“Nero gessato con scarpe bicolore: bianco e nere. Qualcuno non ha apprezzato”.

Pagine di sport, conosciamoci meglio. Lei per chi tifa?
“Udinese”.

I suoi campioni?
“Due dal passato: Gigi De Agostini per la tenacia, e Zico per la tecnica. Oggi dico Messi”.

Potesse allenare un top team?
“Nel basket l'Olimpia Milano, società di grandissima tradizione”.

In un'altra disciplina?
“Sceglierei di allenare in uno sport che deve ancora prendere piede. Per esempio: una squadra di 'soccer' negli Stati Uniti, tipo i Los Angeles Galaxy”.

Che sportivo è Martelossi?
“Non amo correre. Poco ciclismo”.

Verona e dintorni?
“Il centro storico è fantastico. Qui avete tutto vicino: lago, colline, pianure. Quando sono atterrato al 'Catullo' sono rimasto colpito dalla vicinanza tra collina e lago. Un paesaggio davvero fantastico”.

Cucina?
“Risotto con l'Amarone. E bollito con la pearà. Oltre ai vini. Il Valpolicella e proprio l'Amarone”.

Passiamo agli spettacoli. Brad Pitt è protagonista di una nuova pellicola che parla di baseball: Moneyball. Lei ama il cinema?
“Amo gli attori italiani. Alberto Sordi e Stefani Sandrelli fanno parte della categoria degli immortali”.

Una curiosità: che rapporto ha con il tempo?
“Voglio riappropriarmene. Arrivato a 45 anni ho scoperto di averne sprecato molto. Voglio metterne da parte un po' per me. Per fare cose semplici, come scoprire quanto è bella Verona”.




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