«L'amore è un mistero. Una spiegazione lo renderebbe banale»

PAOLO VALERIO
27/01/2012
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Paolo Valerio FOTO BRENZONI

È stato a Milano e a Padova e arriverà presto anche al teatro Nuovo (dal 7 al 12 febbraio) Piccoli crimini coniugali, per la regia di Alessandro Maggi. In scena sull'altalena del matrimonio fra impercettibili slittamenti del cuore e tradimenti, si consuma un sottile gioco al massacro tra i protagonisti interpretati da Elena Giusti e Paolo Valerio.

Valerio, com'è arrivato a Crimini coniugali?
Ho letto molto di Schmitt, volevo assolutamente rappresentare qualcosa, poi ho visto la versione diretta da Sergio Fantoni con Andrea Jonasson e Massimo Venturiello.

C'è nell'aria oggi un'attenzione per le problematiche di coppia, quasi una moda.. Penso al recente Carnage
Sì, io penso anche a Scene da un matrimonio di Bergman e alla regia splendida di Gabriele Lavia, ho in testa quello. Poi, sì, c'è interesse tanto è vero che faremo seguire la rappresentazione domenicale delle 16 da un dibattito condotto assieme allo psicoterapeuta Marco Rossi.

Cos'è Piccoli crimini?
Testo multistratificato. È una commedia con i due protagonisti che si scoprono naturalmente, ma che costruisce il rapporto tra i due in modo inaspettato: per scalini e scarti.

Chi dei due è estraneo all'altro in quest'elastico che li allontana e avvicina?
Quando il personaggio maschile legge la dedica di Piccoli crimini coniugali risulta e risalta un egoismo tremendo ma poi, nel proseguo della dedica, si rovescia il clima e ne esce un atto d'amore.

Quindi più una commedia sull'amore che sul suo gioco?
L'amore è un mistero, vive di mistero, ciò che tiene insieme la coppia è mistero. Dobbiamo conviverci, spiegarlo lo renderebbe banale.

Ci sono anche momenti di metateatro, la lettura di Piccoli crimini stessa..
È un momento agghiacciante, a Milano il pubblico imbarazzato ha riso per reazione nervosa. Poi, certo tutto lo spettacolo è a scatole cinesi, struttura ad incastro.

E speculare..
Si lo specchio è la quarta parete. Lo spettatore si deve immedesimare con Lui o con Lei.

Pensiamo alla sua recitazione e al suo stile. Ha piegato il protagonista al suo registro?
Lo ritrovo nella capacità di esser naturale nell'assoluta finzione. Cerco di credere di aver perso la memoria. Lo rendo il più naturale possibile. Ho cambiato il suo nome, Gill è diventato Lui per «de-francesizzare» il testo. Lui è personaggio che si deve ritrovare e ricostruire una vita. Una donna lo sta reinventando e gli dice come deve essere. Lui fa di tutto per far rinascere un amore spento dall'usura.

C'è una battuta: «soffro di un male non curabile dalle medicine», cioè?
Nell'84 feci l'Alfabeto dell'oblio, si parlava di pillole che annullavano i sentimenti. Son ripartito da lì.

Il tempo è quello del loop, del ricominciamento
È sospeso, rarefatto e continuativo, dalla stanza non si esce.

Alla Buñuel?
Certo, lo spazio è simmetrico, bianco e nero. Algido. La narrazione è divisa in quadri separati da stacchi musicali jazzati per far sedimentare e introdurre la scena successiva.

Un ring per una battaglia sentimentale?
Al quale partecipa il pubblico, assolutamente noi lo sentiamo, ne abbiamo bisogno.

Valerio, ci dia una definizione di bugia.
Interpretando Lui non sento di mentire

E di pessimismo?
Alla Schmitt: elemento d'indagine della realtà.

Simone Azzoni




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