«Io lo chiamo ping pong. Il nostro tempio è Vigasio»
LEOPOLDO HINEGK
Gli piace chiamarlo ping pong quando racconta dell'inizio della sua passione. Ricordi lontani, che iniziano sui tavoli dell'oratorio e che sono simili a quelli di tanti altri suoi coetanei: gli spazi dietro la chiesa, le prime partite di uno sport che più o meno ha coinvolto tutti almeno una volta nella vita. Leopoldo Hinegk, classe 1954, sposato e padre di due figli, di professione insegnante di lettere all'istituto comprensivo di Pescantina, è il delegato provinciale della Federazione italiana del tennistavolo.
Meglio ping pong o tennistavolo?
Mi piace chiamarlo ping pong ma è la stessa cosa. Ho iniziato a giocarci nell'oratorio della chiesa di San Pietro apostolo di Borgo Trento, dove poi ha fatto i primi passi una società di tennistavolo la cui attività è andata avanti più di vent'anni. Era nato anche un gruppo di genitori che seguiva i figli, ma dopo qualche anno l'attività è finita per mancanza di volontari.
Tempo fa era uno dei passatemi preferiti dei più giovani. Oggi?
I gusti dei ragazzi sono cambiati parecchio: hanno molte più opportunità di svago. La disciplina del tennistavolo è una delle più impegnative e faticose: per raggiungere livelli accettabili è necessario molto allenamento, impegno, pazienza e sacrificio.
Quando la sua passione è diventata anche un impegno dirigenziale?
Nell'ambito della Fitet ho ricoperto le cariche di presidente provinciale dal 1980 all'86 e di presidente regionale veneto dal 1986 al '90. Dal 1998 poi sono il delegato Fitet per la provincia di Verona. Non sono mai stato un campione. Anzi: avrò vinto sì e no uno o due tornei del Csi. Il mio impegno è di tipo sociale e spontaneo verso una disciplina che penso possa essere piacevole per tutti.
Come vede la situazione della nostra provincia?
Il tennistavolo non gode certo di floride risorse. I mezzi economici non sono consistenti dopo le forti riduzioni di contributi dei vari enti e la difficoltà nel reperire gli sponsor rispetto a qualche anno fa. Ma ci sono tanti atleti, tecnici e dirigenti con volontà e voglia di fare. Nel tennistavolo sicuramente si lavora in perdita e per la passione, ma Verona può vantare vari risultati: uno scudetto italiano maschile nel 1954 con l'Us Veneta Verona (Aldegheri, Viviani, Tamiello), tre scudetti femminili nel triennio 1986-'88 con la Surgelati Arena Verona (Zampini, Vignola, Cergol, Qi Baoxiang, Busnardo, Moretti) e molti altri riconoscimenti di rilievo sia regionali che nazionali.
Di cosa è più soddisfatto come delegato provinciale?
Credo sia fondamentale la collaborazione con l'ufficio scolastico provinciale nell'organizzazione dei Giochi sportivi studenteschi, attribuendo un valore molto importante allo sport inserito nei piani di offerta formativa della scuola. L'attività sportiva è un magnifico strumento di educazione e di crescita umana, civile e sociale che contribuisce alla prevenzione e rimozione del disagio giovanile. Le manifestazioni di ping pong che ultimamente si svolgono nell'impianto sportivo di Valeggio riscuotono un successo sempre crescente.
Una delle cose più belle è che tutti lo possono praticare.
Sicuramente: persone di tutte le età ma anche i disabili. Al fine di agevolare la pratica del tennistavolo paralimpico è stato di recente firmato un protocollo d'intesa tra il Comitato italiano parolimpico e la Fitet che s'impegnano in uno scambio permanente di tipo tecnico e culturale. Un' esperienza che arricchirà a tutti i livelli il nostro mondo anche se già da tempo alcune delle nostre società affiliate hanno programmato un'attività paralimpica.
Un desiderio per il futuro?
Mi piacerebbe ci fosse un dialogo sempre più sincero e di collaborazione tra i dirigenti veronesi e veneti, che porti ad una maggiore intesa tra le società per unire le forze in vista di un conseguimento di risultati sempre più prestigiosi anche in campo nazionale.
Luca Mazzara
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1 claudiotubini 24/01/2012 11:08 694 commenti
Vigasio o Valeggio ?