«Sarei io il migliore batterista di jazz? Non lo immaginavo

ZENO DE ROSSI
23/01/2012
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Zeno De Rossi, eletto da critica e colleghi miglior batterista d’Italia

La critica specializzata ha consacrato il talento di Zeno De Rossi (veronese di nascita, ma ferrarese d'adozione) che è stato eletto come miglior batterista italiano dal referendum Top Jazz, l'annuale sondaggio tra sessanta giornalisti, pubblicato dalla rivista Musica Jazz.  Anche tra i musicisti, Da Enrico Rava a Vinicio Capossela (col quale De Rossi collabora regolarmente dal 2003) passando per Mike Patton, sono molti ad apprezzare il suo stile capace di combinare essenzialità e efficacia.  Tutto è iniziato a Verona, ed esattamente in Corte Sgarzerie, dove Zeno nei primi anni Novanta lavorava nel ristorante di famiglia prendendosi qualche pausa per suonare al Posto di via Fincato con i musicisti veronesi e gli americani di passaggio. Nel giro di pochi anni ha stretto contatti con molti esponenti della scena Downtown di New York e dieci anni fa ha dato vita (assieme al bassista Danilo Gallo) all'etichetta El Gallo Rojo, oggi un modello di funzionamento nel circuito della musica jazz indipendente.

Al di là degli appunti che si possono fare a una gara tra musicisti, vincere il Top Jazz come miglior batterista è un bella soddisfazione. Sei d'accordo?
Sicuramente, ma non posso negare che mi provochi anche un certo imbarazzo. Trovo piuttosto assurda l'idea della gara: ci si possono fare delle idee sbagliate su quale sia il reale valore dei musicisti coinvolti. Certamente non mi sento il migliore.

Uno dei gruppi che ti hanno messo più in luce nella comunità dei critici è il quartetto di Franco D'Andrea; un gruppo difficile da incasellare ricorrendo gli schemi classici dei generi. Come si avvia il motore di quella formazione?
Il gruppo esiste da più di quindici anni (io ne faccio parte dal 2003), quindi il meccanismo è ben collaudato. Abbiamo in repertorio decine di brani che conosciamo e sui quali lavoriamo. Non esiste una scaletta: dall'attacco di uno qualunque di noi, il pezzo può prendere le più diverse direzioni. A volte si esegue interamente il brano di partenza, alle volte qualcuno inserisce altri elementi e si entra in un altro brano. È un gioco che richiede grande concentrazione: ognuno di noi ha molta libertà e questo comporta molta responsabilità.

Un altro musicista veronese che si è fatto notare molto «fuor di queste mura» è Mauro Ottolini con cui hai lavorato in diversi contesti.  «Otto» è prima di tutto un amico, una persona di gran cuore che mette l'anima nella musica.  Collaboriamo da parecchio tempo: faccio parte del suo gruppo Sousaphonix e poi entrambi lavoriamo in pianta stabile con Capossela. È un vero talento e sono sicuro che presto riceverà i riconoscimenti che merita.

«El Gallo Rojo»: anche in questo caso le cose sono andate decisamente nel verso giusto...
L'unione fa la forza! Siamo riusciti a crearci un identità ben precisa producendo più di 50 dischi in circa sei anni di attività, e questo è un risultato che ci rende particolarmente orgogliosi.

Che cosa bolle in pentola?
Ho parecchi dischi in uscita nel 2012: a marzo usciranno per El Gallo Rojo il nuovo disco di Franco D'Andrea Traditions and Clusters e il disco del Leaping Fish Trio, un nuovo progetto che condivido con Paolo Botti ed Enrico Terragnoli; poi il nuovo disco di Guano Padano, coi quale sarò in tour in aprile, il nuovo disco dei Tinissima Monk & Roll e un lavoro di Enrico Rava dedicato alla musica di Michael Jackson, che uscirà per l'Ecm. In lavorazione c'è il nuovo cd di Mauro Ottolini e infine ho da poco registrato a New York con Chris Speed, Danilo Gallo e Marc Ribot.

Luigi Sabelli




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