«Che bella Verona! Ma come il risotto non c'è niente»

MICHAEL BRADLEY
18/01/2012
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Michael Bradley si scalda nel pre partita... Per lui un ottimo campionato fino a questo momento

Remake di un celebre film. Il titolo necessita un piccolo aggiustamento: «Un americano a Verona». Protagonista: Michael Bradley. Location: stadio Bentegodi. Trama: un giovane calciatore americano arriva in Italia con il sogno di sfondare. Ha già indossato la maglia della sua Nazionale. Adesso cerca la consacrazione. Il suo allenatore Mimmo Di Carlo lo studia, e poi, complice anche l'infortunio del compagno Luca Rigoni, lo piazza in mezzo al campo. Titolare. Prima di oggi il Chievo non aveva mai affidato le chiavi della mediana ad un regista straniero.

Bradley, la prima parola d'italiano che ha imparato? «Buongiorno, ciao...».

Lingua italiana, calcio italiano. Dura imparare in fretta, vero?
«La serie A è severa. Imparare una lingua straniera non è mai facile. Ma è fondamentale capire e comunicare in campo con gli altri. Mi sono messo a studiare e penso che la gente abbia capito che ce la sto mettendo tutta».

Certo, le manca solo il gol?
«Ci penso, ma non troppo. Arriverà. Ma oggi conta solo il Chievo. Se vinciamo siamo a posto».

Verona è la città degli innamorati. Opinione da turista?
«Sto scoprendo tanti angoli incantevoli della vostra città. E ogni volta è una sorpresa. Mi piace tutta».

Ha già conosciuto la nostra cucina?
«Certo. Il risotto è davvero notevole. Lo mangio in tutti i modi possibili».

Non sappiamo molto di lei. Per esempio: il suo film preferito? «Le ali della libertà. Quello con Morgan Freeman».

E il cantante preferito?
«Bruce Springsteen. Avrò visto almeno una decina dei suoi concerti».

Qual è oggi il miglior calciatore americano in circolazione?
«Ce ne sono tre: Donovan, Dempsey e Howard».

E Bradley?
«Spero di essere utile al Chievo».

Qual è stata la sua miglior partita di sempre?
«Credo in Confederation Cup con gli Stati Uniti quando abbiamo battuto la Spagna 2-0».

Un americano ama pure basket e football. Per chi tifa?
«New York Giants e Boston Celtics».

Cosa ama del suo Paese?
«Gli Stati Uniti sono il Paese delle opportunità. A tutti viene data la possibilità di vivere una buona vita e di ottenere il meglio del meglio per se stessi».

Aspetti negativi?
«No, non vedo cose negative».

E l'Italia?
«Mi piace tutto: la gente, il cibo, il calcio, la vita. Qui mi trovo bene».

Qual è il posto migliore nel quale vivere. Lei è un giramondo. Ma il suo campo base...
«...è la famiglia. Non conta il posto, ma le persone con le quali stai. E se ho con me la famiglia sto bene ovunque».

Alexi Lalas è stato il primo americano a varcare la 'frontiera'. Che ricordo conserva di lui?
«Beh, è stato un buon giocatore. So che ha giocato nel Padova ed è rimasto qui in Italia per un po'...».

Che cosa sogna per il futuro?
«Vorrei crescere, migliorare, diventare un ottimo giocatore. Mi è stata data una grande opportunità qui a Chievo, spero di sfruttarla nel miglior modo possibile».

Con il Palermo è stata forse la sua partita migliore a Verona? «Penso di sì. Era importante per me, era importante anche per la squadra. Abbiamo dimostrato di essere una squadra in grado di mettere in difficoltà chiunque. E se continuiamo così, ci siamo».

Si è preso la mediana e ora entra in concorrenza con Rigoni, punto fermo del Chievo...
«Questo è il calcio. Se ci sono tanti giocatori forti in una squadra, è meglio per la squadra».

La serie A se l'aspettava così?
«Sì, sapevo che avrei dovuto dare sempre il massimo. Non c'è una partita semplice. Ma va bene così. Mi trovo bene nel ruolo che mi ha assegnato l'allenatore. Ma quando vinci, tutto è bello».

Simone Antolini




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