«Vi spiego perché la moto va sempre rispettata»

ADRIANO VEZZA
10/01/2012
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Adriano Vezza, numero uno della Federazione veronese

Come un amico inseparabile. Con cui divertirsi, ma da rispettare e saper ascoltare senza esagerare mai. Contro troppi stereotipi comuni che avvicinano l'immagine dei bikers e dei motociclisti in genere a chissà che razza di persone, perchè poi magari gli stessi li trovi in una scuola ad insegnare ai ragazzini le regole della strada.
Da non dimenticare mai, soprattutto per chi ama la moto come loro. E come lui, appassionato da sempre dei motori a due ruote e delle emozioni che solo chi ci è andato almeno una volta nella vita riesce a capire in pieno.
Adriano Vezza è il delegato provinciale del Coni per la Federazione Motociclistica Italiana e già dalle prime parole non riesce a nascondere un affetto infinito per questa disciplina e per tutte le moto.
I primi ricordi con le due ruote quali sono?
I miei inizi sono un po' quelli di tutti, da ragazzino: prima con il mitico Ciao e poi con la Vespa, poi a 20 anni sono riuscito a comprarmi la mia prima moto da turismo, una bellissima Yamaha FJ 1100 ed ho iniziato percorrere in lungo ed in largo l'Italia e non solo. Però non ho mai fatto agonismo, più che altro per mancanza di "fondi" con cui pagare il necessario.
A quando risale invece l'attività dirigenziale?
Nel 1996 insieme ad un gruppo di amici ho fondato il moto club Bardolino e dopo poco tempo ne sono diventato presidente. Nel 2004 poi il presidente del Comitato Regionale Federmoto Luigi Favarato mi ha proposto come delegato provinciale, con questo incarico ho dovuto però abbandonare la guida del moto club.
Quali i risultati che ricorda con più piacere?
Dal 2001 insieme ad altri quattro ragazzi sono impegnato con l'istituto comprensivo "Falcone e Borsellino" di Bardolino ad insegnare educazione stradale ai ragazzi di terza media: nel 2007 ho partecipato ad un corso di formazione per l'insegnamento dell'educazione stradale, pertanto le ore di insegnamento che facciamo ai ragazzini sono valide per il loro conseguimento del patentino per il ciclomotore. Senza dimenticare che tutta questa attività la svolgiamo del tutto gratuitamente.
Se dovesse descrivere cos'è la moto?
Per me personalmente è un motivo di svago e di anti-stress. Come ho detto prima io non ho mai fatto agonismo ho sempre vissuto la moto da turista con il semplice giro domenicale o la gita di qualche giorno che solitamente si fa in compagnia di amici, per rilassarmi e passare qualche ora in serenità. Ora che ho sempre meno tempo per vivere la moto direttamente sulla sella mi dedico anche a collezionare e restaurare le moto "veterane", proprio solo per il gusto di rivederle funzionare come nuove.
Spesso la moto viene associata ad episodi negativi.
Purtroppo sempre più spesso leggiamo sui giornali e vediamo in tv le tragedie causate dalla moto, sono sempre più frequenti. Al riguardo vorrei dire a tutti quelli che sono diventati motociclisti solo per moda o magari per evitare le lunghe code con l'auto, che la moto va rispettata, così come va rispettato il codice della strada e che se vi viene voglia di correre basta rivolgersi ai numerosi moto club del settore i quali vi indirizzeranno su qualche pista per sfogarvi.
Qualcuno dice che motociclismo ed automoblismo non sono veri e propri sport.
Il motociclismo è una vera e propria disciplina sportiva, tant'è vero che come tutti gli sport, se vuoi ottenere dei risultati ti devi impegnare a fondo, continuando ad allenarti: devi preparare la moto per renderla perfetta per la tua guida, devi mantenere mantenere un fisico impeccabile e seguire tutte le piccole regole che fanno di un ragazzo un campione.
C'è qualche aneddoto particolare nella tua storia con la moto?
Un modo di dire che si usa spesso tra motociclisti di tutte le specialità che dice "se sei incerto tieni aperto", significa non dare troppa confidenza alla tua moto ma non mollare mai, cerca di essere tu a governarla e non farti guidare da lei.
E' difficile governare la sensazione di paura?
Nel motociclismo prevale sicuramente l'adrenalina che è una sensazione bellissima da vivere. Ma quando l'adrenalina si trasforma in paura è meglio mollare questo sport ed accontentarsi di una moto meno potente con la quale fare il turista.

Luca Mazzara




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