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26.07.2012

Farmacie
in rivolta,
è serrata

LO SCIOPERO. Il settore è in disaccordo sulla liberalizzazione e sul raddoppio della trattenuta statale sulle vendite. Protesta contro i tagli del governo Restano aperte le quattro di turno in città e le 15 comunali che fanno riferimento all'Agec

La farmacia di San Zeno, una delle poche oggi aperte

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Sembra passato il tempo in cui il farmacista era figura di peso, in società, anche in ragione della ricchezza derivante dal suo mestiere. Oggi i farmacisti di tutta Italia scioperano contro la riforma di settore introdotta dal governo nell'ambito della spending review: «Non abbiamo più risorse da mettere a disposizione per altri tagli iniqui e destabilizzanti», protestano. Anche nel Veronese, per l'intera giornata, le oltre 200 farmacie private presenteranno le saracinesche abbassate. Ad eccezione di 15 punti vendita tra città e provincia, aperti per garantire il servizio minimo. Ma c'è chi sceglie di non aderire allo sciopero. Le 14 farmacie del Comune, gestite da Agec, svolgeranno tutte attività regolare. «Anzi, le 5 che avrebbero dovuto chiudere per le programmate ferie saranno invece aperte, vista la situazione di emergenza», annuncia Michele Croce, presidente di Agec. PERCHÉ LA PROTESTA. Per primo arrivò il decreto Salva Italia (dicembre 2011), poi il Cresci Italia (gennaio 2012), e infine un ddl correttivo a maggio. Tutti i provvedimenti contengono novità sulle farmacie. Novità che non piacciono, ovviamente, ai diretti interessati. Innanzitutto, la liberalizzazione. Si concedono 5mila nuove aperture in Italia, tradotte a Verona in una cinquantina di punti vendita in più: da 230 a 280. «Ciò polverizzerà un fatturato che per sua natura non può crescere, perché legato principalmente al consumo del farmaco», spiegano i rappresentanti veronesi di Ferderfarma, il presidente Marco Bacchini e il segretario Fabio Sembenini. Inoltre il governo dà il via libera alla vendita dei farmaci di fascia C (con prescrizione medica ma senza rimborso sanitario nazionale) nelle parafarmacie e nei centri commerciali dei Comuni con più di 15mila abitanti. L'età pensionabile è al centro di un'altra novità. Al compimento del 65esimo anno, il direttore di farmacia, che è anche il titolare, deve licenziarsi e assumere a proprie spese un sostituto: «Un ulteriore aggravio di gestione e di bilancio». Infine, arriva il raddoppio della trattenuta statale sugli introiti che derivano dalla vendita dei farmaci erogati attraverso il sistema sanitario, cioè quelli prescritti con ricetta rossa. La trattenuta è passata dall'1,82 per cento al 3,65. «Un ribasso di un margine già esiguo». COMMENTI. «Il vero problema», prosegue Sembenini, «è che ogni singolo decreto prosegue nell'opera di erosione sulla farmaceutica. È uno stillicidio continuo. Nella mente dei cittadini si è sedimentata l'immagine del farmacista ricco. Non si nega che un tempo le condizioni lavorative fossero molto favorevoli. Oggi, però, non è più così. Il nostro cliente principale, che è lo Stato, ha diminuito ripetutamente il nostro margine di guadagno. E quindi, anche in Veneto, sempre più farmacie si trovano in difficoltà economica, lasciano a casa il personale, bloccano il rinnovo degli arredi. E talvolta finiscono per chiudere». SERVIZIO MINIMO. Pur aderendo idealmente allo sciopero, oggi resteranno aperte le farmacie di turno. Quattro in città: a San Michele (via Unità d'Italia 169); in Valdonega (via Marsala 19); a San Zeno (piazza Pozza 6); in Borgo Roma (via Centro 13). Undici in provincia: San Pietro di Lavagno; Bevilacqua; Sanguinetto; Arcole; Pedemonte; Piovezzano; Villafranca; Lugagnano; Mezzane di sotto; Isola della Scala; Salionze. FARMACIE COMUNALI. Niente sciopero per le farmacie cittadine gestite da Agec. Il presidente Croce spiega: «Questo servizio non può essere sospeso neppure per un giorno. Prima i cittadini, poi le giuste rivendicazioni. Sarà l'ulteriore occasione per dimostrare agli utenti la completezza del servizio comunale». L.CO.

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