25.07.2012
INSEGNANTI. Gli addetti ai lavori criticano le prove di preselezione. Avezzù: «Soluzioni sbagliate e diverse omissioni. Sarò in aula soltanto per rispetto dei candidati»
C'erano una volta i concorsi. Poi fu la volta della Ssis (Scuola di specializzazione all'insegnamento secondario). Da quest'anno, invece, i futuri docenti di medie e superiori vengono reclutati tra chi è in possesso di una laurea magistrale o quadriennale attraverso il Tfa (Tirocinio formativo attivo): un percorso lungo un anno tra stage nelle scuole e lezioni all'università, rigorosamente a numero chiuso. Sembrava il viatico per uscire dal limbo in cui erano invischiati i laureati orfani della Ssis, cancellata nel 2008 dal ministro Gelmini senza una pronta alternativa abilitante. Peccato che le prove di preselezione per accedere al Tfa, quiz a risposta multipla in corso in questi i giorni, siano carichi di strafalcioni, tanto da far gridare allo scandalo gli addetti ai lavori.
Per Verona, scende in campo Guido Avezzù, ordinario di Letteratura greca all'ateneo scaligero e preside della facoltà di Lettere e Filosofia, che si dice scettico su come domande chiuse possano testimoniare le reali conoscenze di un aspirante insegnante. «La realtà ha confermato le peggiori aspettative», commenta in riferimento alla prima prova, svoltasi la scorsa settimana per «Materie letterarie e Latino nei licei» in contemporanea in tutta Italia (60 quesiti, superava il test chi azzeccava almeno 42 risposte). «Per la domanda 5 nessuna delle quattro alternative era corretta», precisa Avezzù. Si chiedeva infatti che cosa fosse una variante in un testo letterario ma la risposta prevista, cioè «ogni soluzione espressiva discordante dal testo definitivo licenziato dall'autore», non prendeva minimamente in considerazione le «varianti d'autore», che pure sono da considerare tali. «Le domande di letteratura italiana privilegiaano Novecento e Ottocento e solo una era su Dante, nessuna su Petrarca, Boccaccio, o Ariosto», continua il preside. «Che i quesiti siano scelti dal funzionario ministeriale col manuale squadernato davanti è provato da ben cinque domande relative alla datazione di pubblicazioni o di eventi storici, tutte congegnate in successione stretta. Mi pare molto difficile», prosegue Avezzù, «attribuire alle risposte il benché minimo valore probatorio. E poi ciascuno dei concorrenti paga un contributo a fondo perduto di cento euro, soldi che sarebbero bastati per imbastire e poi correggere un test a risposte aperte, in grado di produrre una cernita attendibile e non frustrante. Senza contare che, una volta entrati e superato il tirocinio, al costo di 2.623 euro, ai ragazzi per insegnare toccherà attendere, chissà quando, un eventuale concorso».
Domani, a Verona, va in scena il test per la classe di «Materie letterarie Latino e Greco»: 81 i concorrenti per 15 posti. «Sarò presente in aula per rispetto dei candidati che meritano questa opportunità», conclude Avezzù. «Ma confesso che solo il senso delle istituzioni può ancora dettarmi il necessario rispetto di una prassi avvilente».E.PAS.
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