mercoledì, 23 maggio 2012

Scuola

CAMBIA:

Università in festa per i 25 anni di Erasmus

ANNIVERSARI. Cerimonia ufficiale a Bruxelles con il commissario Ue titolare dell'Istruzione e della Cultura per la ricorrenza del programma europeo di mobilità studentesca. Il primo anno partirono 52 studenti, l'ultimo i partecipanti sono stati 385 su 19 destinazioni europee. Spagna la più richiesta
02/02/2012
Zoom Foto
Verona: Erasmus Day in Università 31/05/11 (ARCHIVIO)

Buon compleanno, Erasmus. Non parliamo dell'umanista olandese, che di anni ne compirebbe quasi 550, ma del programma di mobilità studentesca che da lui prende il nome e che di candeline, il 30 gennaio, ne ha spente 25, con tanto di cerimonia ufficiale celebrata a Bruxelles dal Commissario europeo responsabile per l'Istruzione e la cultura, Androulla Vassiliou. Un quarto di secolo che è bastato, al progetto, per passare da un'occasione «di evasione» per pochi eletti a un elemento imprescindibile nel curriculum di tutti coloro che vogliono contare. E sono in moltissimi.
I «pionieri» dell'università di Verona, partiti nell'anno accademico 1989-90, il primo per cui sono disponibili dei dati, sono stati 52.
Da allora una crescita pressoché costante fino ai 385 del 2010-2011. Diciannove le destinazioni europee oggi disponibili per gli studenti dell'ateneo scaligero: tra le più gettonate Spagna (80 richieste), Germania (53), Francia (48) e Regno Unito (47). A seguire, Finlandia, Polonia e Irlanda. Mentre gli stranieri che hanno optato per un periodo in Riva all'Adige, 70 nell'anno accademico 1995-1996, sono stati 260 l'anno scorso: soprattutto spagnoli (62), tedeschi (44), inglesi (40) e francesi (27). Ma anche turchi, croati, rumeni ed estoni.
«Queste cifre in aumento sono sorprendenti e in controtendenza rispetto all'andamento nazionale», spiega Guido Fumagalli, delegato del rettore per l'internazionalizzazione. «Negli ultimi anni, infatti, dopo la riforma (il cosidetto 3 più 2, ndr) che ha imposto ritmi di studio molto più serrati per ottenere la laurea di primo livello entro tre anni, l'appeal di un'esperienza di studio all'estero non è più lo stesso. A Verona, invece, tra i pochissimi atenei in Italia, abbiamo cercato di incentivare le partenze con un contributo di ulteriori 140 euro mensili, da sommare a quello europeo di 230. Inoltre, spieghiamo ai ragazzi che quella all'estero è una possibilità concreta di ricercare in altre realtà universitarie le competenze e i contenuti culturali che a Verona, in certi campi, possono mancare, in vista di realizzare le proprie ambizioni professionali».
E in effetti, in 25 anni, la «generazione Erasmus» si è evoluta. E se i primi ad approfittare dell'opportunità negli anni Ottanta, oggi quarantenni, partivano alla ventura senza bene conoscere le conseguenze, oggi i figli del villaggio globale si involano già con la certezza che, per il mondo del lavoro, un Erasmus conta ben di più di un 110 e lode.
«Sfatiamo la convinzione di alcuni secondo cui partire per l'Erasmus sia una festa o una vacanza», afferma Andres Maldonado de' Gabirel, amministratore dell'Isu (International students union), società di servizi a cui l'ateneo veronese si appoggia per l'accoglienza dei partecipanti ai progetti di mobilità internazionale, nonché presidente dell'Ase (Associazione studenti Erasmus), che che organizza attività ludiche e culturali per gli stranieri giunti a Verona.
«In generale, i giovani di oggi arrivano molto più motivati di un tempo» precisa de' Gabirel. «In alcuni stati l'Erasmus è addirittura obbligatorio, già previsto nel piano di studi. E chi parte da Paesi meno avanzati di quello di destinazione ne approfitta anche per tessere legami che poi tornerano utili in fase di ricerca di lavoro».
Quello che non è cambiato, invece, è il senso del progetto: un viaggio di formazione, di maturazione, di crescita a 360 gradi. «È un vero e proprio corso di sopravvivenza», conclude Maldonado, «che costringe a districarsi fra mille ostacoli burocratici e con una lingua diversa». E un'esperienza che, nel 2012, non si esaurisce più con ll'università: grazie al progetto Erasmus mundus (per l'alta specializzazione), l'Erasmus placement (per lavorare all'estero), e l'Erasmus per giovani imprenditori. Nell'ottica, sempre europea, della formazione continua.

Elisa Pasetto

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