Università in festa per i 25 anni di Erasmus
ANNIVERSARI. Cerimonia ufficiale a Bruxelles con il commissario Ue titolare dell'Istruzione e della Cultura per la ricorrenza del programma europeo di mobilità studentesca. Il primo anno partirono 52 studenti, l'ultimo i partecipanti sono stati 385 su 19 destinazioni europee. Spagna la più richiesta
Buon compleanno, Erasmus. Non parliamo dell'umanista olandese, che di anni ne compirebbe quasi 550, ma del programma di mobilità studentesca che da lui prende il nome e che di candeline, il 30 gennaio, ne ha spente 25, con tanto di cerimonia ufficiale celebrata a Bruxelles dal Commissario europeo responsabile per l'Istruzione e la cultura, Androulla Vassiliou. Un quarto di secolo che è bastato, al progetto, per passare da un'occasione «di evasione» per pochi eletti a un elemento imprescindibile nel curriculum di tutti coloro che vogliono contare. E sono in moltissimi.
I «pionieri» dell'università di Verona, partiti nell'anno accademico 1989-90, il primo per cui sono disponibili dei dati, sono stati 52.
Da allora una crescita pressoché costante fino ai 385 del 2010-2011. Diciannove le destinazioni europee oggi disponibili per gli studenti dell'ateneo scaligero: tra le più gettonate Spagna (80 richieste), Germania (53), Francia (48) e Regno Unito (47). A seguire, Finlandia, Polonia e Irlanda. Mentre gli stranieri che hanno optato per un periodo in Riva all'Adige, 70 nell'anno accademico 1995-1996, sono stati 260 l'anno scorso: soprattutto spagnoli (62), tedeschi (44), inglesi (40) e francesi (27). Ma anche turchi, croati, rumeni ed estoni.
«Queste cifre in aumento sono sorprendenti e in controtendenza rispetto all'andamento nazionale», spiega Guido Fumagalli, delegato del rettore per l'internazionalizzazione. «Negli ultimi anni, infatti, dopo la riforma (il cosidetto 3 più 2, ndr) che ha imposto ritmi di studio molto più serrati per ottenere la laurea di primo livello entro tre anni, l'appeal di un'esperienza di studio all'estero non è più lo stesso. A Verona, invece, tra i pochissimi atenei in Italia, abbiamo cercato di incentivare le partenze con un contributo di ulteriori 140 euro mensili, da sommare a quello europeo di 230. Inoltre, spieghiamo ai ragazzi che quella all'estero è una possibilità concreta di ricercare in altre realtà universitarie le competenze e i contenuti culturali che a Verona, in certi campi, possono mancare, in vista di realizzare le proprie ambizioni professionali».
E in effetti, in 25 anni, la «generazione Erasmus» si è evoluta. E se i primi ad approfittare dell'opportunità negli anni Ottanta, oggi quarantenni, partivano alla ventura senza bene conoscere le conseguenze, oggi i figli del villaggio globale si involano già con la certezza che, per il mondo del lavoro, un Erasmus conta ben di più di un 110 e lode.
«Sfatiamo la convinzione di alcuni secondo cui partire per l'Erasmus sia una festa o una vacanza», afferma Andres Maldonado de' Gabirel, amministratore dell'Isu (International students union), società di servizi a cui l'ateneo veronese si appoggia per l'accoglienza dei partecipanti ai progetti di mobilità internazionale, nonché presidente dell'Ase (Associazione studenti Erasmus), che che organizza attività ludiche e culturali per gli stranieri giunti a Verona.
«In generale, i giovani di oggi arrivano molto più motivati di un tempo» precisa de' Gabirel. «In alcuni stati l'Erasmus è addirittura obbligatorio, già previsto nel piano di studi. E chi parte da Paesi meno avanzati di quello di destinazione ne approfitta anche per tessere legami che poi tornerano utili in fase di ricerca di lavoro».
Quello che non è cambiato, invece, è il senso del progetto: un viaggio di formazione, di maturazione, di crescita a 360 gradi. «È un vero e proprio corso di sopravvivenza», conclude Maldonado, «che costringe a districarsi fra mille ostacoli burocratici e con una lingua diversa». E un'esperienza che, nel 2012, non si esaurisce più con ll'università: grazie al progetto Erasmus mundus (per l'alta specializzazione), l'Erasmus placement (per lavorare all'estero), e l'Erasmus per giovani imprenditori. Nell'ottica, sempre europea, della formazione continua.
Elisa Pasetto
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1 xsegal 07/02/2012 16:42 1 commenti
Ho frequentato il progetto Erasmus nel 2000-2001 a Zaragoza.. E' verissimo, non è una vacanza! Si studia tanto e si ha l'opportunità di capire che qui a Verona abbiamo un buon sistema universitario che non ci fa sfigurare nel resto d'Europa