07/12/2011Quale futuro a breve per il Catullo e Montichiari? Si stringono i tempi per l'accordo con i bresciani e la creazione di una unica società di gestione per i due scali, con conseguenti economie e razionalizzazioni. Ma è anche molto probabile ormai che l'attuale aumento di capitale non basti. Tra i soci circola ormai la convinzione che a breve sarà necessario iniettare altro denaro fresco nelle casse del Catullo se si vuole andare avanti. Si andrebbe verso un aumento di capitale straordinario.
E non c'è molta altra scelta, se il territorio crede nella validità dell'aeroporto, perché l'alternativa non è tanto chiudere: è vendere. Da Venezia Enrico Marchi della Save fa sapere che da parte sua non c'è alcun interesse sul Catullo, ma qualcuno ha bussato agli uffici di Villafranca. Chi? Società cinesi che sono interessate al cargo a Montichiari e aeroporti tedeschi visto che sul Catullo fanno base alcune compagnie aeree tedesche.
Già, Montichiari. Lo scalo bresciano che ogni giorno perde 20 mila euro, 600 mila al mese, 7 milioni l'anno. Perché? Perché qui dal 2007 sono stati fatti investimenti per 19,7 milioni di euro. In buona parte per infrastrutture non utilizzate perché non c'è traffico. A fronte di questi investimenti, l'unico contratto che garantisce un'entrata è quello con Poste italiane per i cargo: poco più di un milione l'anno.
A questo punto come rilanciare l'aeroporto? Sul tavolo ci sono varie ipotesi. Una è appunto il nuovo aumento di capitale straordinario. Ma la società è strutturata in modo tale da generare perdite tutti i giorni. Il patrimonio netto è negativo. Vale la pena? O non è meglio, come è stato proposto da qualche socio, aprire una fase completamente nuova con una operazione di risanamento industriale?
Si tratterebbe di tenere l'attuale società, debiti e oneri compresi, per farne una bad company che andrà a risolvere i propri problemi con gli esperti che da anni seguono il Catullo e creare una nuova società aeroporto Catullo nella quale immettere le risorse provenienti dal nuovo aumento di capitale e ripartire da zero, senza debiti e tenendo gli asset che producono marginalità. Questa società di gestione potrebbe a quel punto andare alla ricerca di operatori aeroportuali anche internazionali, da Monaco a Parigi, per avere partner operativi. I risultati della nuova società aiuterebbero la risoluzione dei problemi della bad company, ma l'importante per i soci è passare dalla fase (necessaria) di pulizia dei conti alle prospettive manageriali di sviluppo per recuperare marginalità e redditività degli investimenti.
Ipotesi difficili? Non ne restano molte a disposizione. E in città il tema è al centro dei commenti.
«Qui serve iniziare una nuova fase», osserva l'avvocato Michele Croce che con il centro culturale L'Officina, area Pdl, ha cominciato ad approfondire la tematiche del Catullo, «per salvare innanzi tutto l'aeroporto, prima ancora di pensare a risanarlo». «Dal presidente Arena», sottolinea, «arrivano segnali di discontinuità con la passata gestione, ma molti siedono ancora al loro posto e occorre fare piazza pulita. A questo punto, al di là del presidente Arena, serve una competenza manageriale, del settore, riconosciuta e autorevole, con un compenso legato ai risultato: può essere uin commissario straordinario (ma il tipo di società non lo consente-ndr) o un amministratore delegato, come già suggerito. Ma subito, perché qui si tratta di soldi pubblici». M.B.