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«Catullo, più privati e nuovi manager»
Per il Catullo si chiedono partner operativi di settore e manager
27/11/2011Verona. Il giorno dopo la lettura dei dati semestrali di bilancio, fortemente negativi, tra i soci dell'aeroporto Catullo c'è forte preoccupazione e soprattutto un'altrettanto forte determinazione per cercare una rapida via d'uscita in grado di invertire una rotta che assomiglia sempre di più, per restare in termini aeronautici, a una picchiata. Infatti se il deficit dei primi 6 mesi certificato dal presidente Paolo Arena è di 8,8 milioni di euro (erano 6,4 nel 2010) ai quali si devono sommare svalutazioni di crediti per 7,1 milioni il totale è di 16 milioni di perdite. Se a questi aggiungiamo che i vertici prevedono ulteriori perdite nel secondo semestre, si arriva a un risultato 2011 con un deficit vicino ai 20 milioni di euro, il peggiore nella storia dell'aeroporto Catullo. I PUNTI. Ma che cosa si dovrebbe fare? Le riflessioni tra i soci riguardano cinque punti fondamentali. Il primo è l'apertura a partner privati; il secondo è il ricorso a nuovo management di comprovata capacità aeroportuale; il terzo è la chiusura delle falle, visto che come riportiamo nell'articolo qui sotto, il Catullo è l'aeroporto con minori indici di produttività, maggior numero di personale, l'unico con margine operativo e redditività in perdita; il quinto è la scelta sul futuro di Montichiari.E c'è chi non esclude azioni di responsabilità per il passato. PRIVATI. Su questo tema, il presidente Arena da quando si è insediato a giugno batte il tasto del «coinvolgimento del territorio», cioè le categorie economiche. Siccome «1 milione di passeggeri portati dal Catullo generano 200 milioni di indotto» si ritiene corretto che tutti i beneficiati contribuiscano. Una sorta di «colletta» per portare denaro fresco in una cassaforte che però finora dimostra di avere i buchi e quindi prima sarà necessario tapparli per non divorare altre risorse. Un po' come quando per risanare la Fondazione Arena si chiedeva che contribuissero albergatori e ristoratori: prima di tutto il sovrintendente Girondini ha messo in ordine la struttura amministrativa. E sul fronte dei conti, il presidente del Banco Popolare Carlo Fratta Pasini, osserva: «Il Banco ha certamente nei confronti delle realtà infrastrutturali del territorio un'attenzione particolare rispetto ad altre controparti. Ce l'ha e continuerà ad averla». Per il presidente della Provincia Giovanni Miozzi «l'entrata di privati non è da escludere. È un tema che va approfondito, io non ho preconcetti». Dipende però da che cosa si intende per «privati»: per esempio, categorie o compagnie aeree? Perché secondo il presidente di Confindustria Andrea Bolla «la strada è quella di privatizzare chiamando partner operativi del settore, vale a dire gente del mestiere che sappia far funzionare una struttura aeroportuale». MANAGER. Arena non entra nei dettagli e non ne parla. Ma che i rapporti con il management del Catullo non sia dei migliori lo dimostra il fatto che abbia voluto uscire pubblicamente con una nota ufficiale per fare chiarezza su una gestione che lui si è ritrovato. Dice ancora Miozzi: «Mi pare che il problema del management sia evidente. Ma sono scelte gestionali, di competenza di chi guida la società, non dei soci. Le scelte spettano a presidente e consiglio; se ritengono di dover fare gesti di discontinuità o proporre riconferme vedremo. Io sosterrò le loro decisioni». Ma quali manager servono? «Si potrebbe ritenere opportuno», dice ancopra Andrea Bolla di Confindustria, «affidarsi a un amministratore delegato di alto profilo, di provenienza aeroportuale, selezionato tra i migliori, con competenze chiare ed evidenti». Del resto, come aveva evidenziato il nostro giornale nel giugno scorso con una inchiesta a puntate, negli aeroporti europei (e non solo) non ci sono equivoci: i presidenti indicano le strategie e ricoprono un ruolo istituzionale e di rappresentanza mentre i manager e gli amministratori delegati hanno la responsabilità del business e della parte operativa. I profili delle due figure, insomma, sono diversi. MONTICHIARI. Lo stesso Miozzi afferma «che l'aeroporto lavora solo al 5% ed è scandaloso». Il rilancio passa dalla firma dell'accordo con i soci bresciani per una gestione integrata dei due scali. Il sistema Brescia deve investire 20 milioni per salire al 25% della società, ma mancano 5 milioni che dovrebbero essere a carico delle banche. Resta da capire se la presentazione di questi dati ufficiali oltre a fare chiarezza farà anche dei danni su questo fronte. «C'è il rammarico che se l'accordo si fosse chiuso un anno fa, quando era pronto, avremmo avuto molti meno problemi», sottolinea Miozzi. Il nodo però, secondo i soci, è anche nelle strategie: l'aeroporto D'Annunzio da quando è nato nel marzo 1999 non è mai stato davvero operativo e ha fatto segnare oltre 70 milioni di perdite totali. Ma perché, si interrogano i soci in questi giorni, si insiste sullo sviluppo cargo (che Brescia non gradisce) in uno scalo che non ha autostrade né raccordi ferroviari, mentre si mette in liquidazione la società cargo del Catullo che potrebbe essere alimentata dall'interporto e da Veronamercato, una delle più importanti piattaforme logistiche d'Europa con tre terminal ferroviari, due autostrade e migliaia di Tir giornalieri?© RIPRODUZIONE RISERVATA
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