mercoledì, 23 maggio 2012

Il caso Catullo

Il caso Catullo

Aeroporti, la scommessa? 6 milioni

Zoom
Aerei al Catullo: da 3 milioni di passeggeri può passare a 4,5

18/11/2011L'aeroporto Catullo si piazza all'undicesimo posto tra gli scali italiani più ricercati nel 2011 dai passeggeri secondo la classifica elaborata da Skyscanner.it, sito internet specializzato nella ricerca di voli.
Un piazzamento buono o deludente? Per capirne di più, basta vedere chi c'è nella top ten: tra i primi 10 troviamo tutti i diretti concorrenti dello scalo veronese: l'aeroporto bergamasco di Orio al Serio è per forza al primo posto perché fa parte del gruppo milanese con Malpensa e Linate; lo scalo di Bologna, concorrente di bacino, è al terzo posto dietro a Roma; Venezia al quarto. Una città più piccola di Verona come Pisa si piazza al quinto posto seguita poi da Napoli, Catania, Bari, Palermo e Torino. Verona è undicesima. Alle sue spalle, Firenze Cagliari e Brindisi.
Un risultato che comunque quest'anno è sicuramente migliore di quanto avrebbe potuto essere in passato, grazie all'incremento delle rotte low cost che hanno portato un incremento nei volumi di passeggeri a fronte peraltro di forti investimenti da sostenere, nella speranza che si crei un circuito virtuoso anche sul fronte del business. Sì perché quest'anno il bilancio sarà ancora in forte perdita (oltre 10 milioni di euro) e, come abbiamo visto nella puntata di ieri su queste pagine, la redditività degli investimenti e la marginalità operativa saranno ancora negativi per i soci.
IL BACINO: 6 MILIONI. Un problema che risale alla gestione degli scali di Verona e di Montichiari condotta negli anni e che ha prodotto una situazione molto difficile da correggere in poco tempo, perché a ben guardare le potenzialità sul territorio sono notevoli.
Secondo tutti gli studi sulle potenzialità di sviluppo dei due aeroporti, il bacino geografico nel quale può pescare il cosiddetto sistema degli aeroporti del Garda (la nuova società deve ancora nascere) consiste in almeno 6 milioni di residenti (previsione 2020) e oltre 300 mila imprese, ma se si vogliono intercettare nuovi flussi di passeggeri per potenziare la crescita ci si può allargare fino a un bacino territoriale da 10 milioni di residenti che ruoterebbero attorno a Catullo e D'Annunzio.
Già adesso il Catullo e Montichiari (che però di fatto è fermo come abbiamo già scritto) possono essere il fulcro di una movimentazione business che coinvolge 110 mila imprese nel Bresciano, 90 mila imprese nel Veronese e 49 mila imprese del Trentino su una superficie che si aggira sui 12 mila chilometri quadrati.
MOTORE DI SVILUPPO. È facilmente intuibile come e quanto un sistema aeroportuale efficiente in questa area geografica potrebbe diventare motore di sviluppo economico per il territorio sia con un impatto diretto e indiretto ma anche con l'indotto e la capacità attrattiva. E incrementare passeggeri o tonnellate di merci per il cargo significa creare nuovi posti di lavoro.
Se si privilegia uno scenario tranquillo, di base, il Catullo che oggi vede transitare poco più di 3 milioni di passeggeri, può arrivare in prospettiva a 4 milioni e mezzo mentre Montichiari varia da 1 milione a 1 milione e mezzo di passeggeri potenziali, secondo l'aggressività dello scenario proposto e che potrebbero anche essere migliorati da eventi come l'Expo di Milano del 2015.
È chiaro però che, come abbiamo scritto nella puntata di ieri, il Catullo ha bisogno di risanare i conti riducendo i costi che non sono più sostenibili, in particolare per Montichiari che rappresenta una perdita costante negli anni.
ESPOSTI SU MONTICHIARI. Montichiari è costato ai soci oltre 70 milioni di euro di perdite (quasi 100 secondo fonti sindacali) e tuttora, dice Gaetano Iannuzzi, segretario generale Uiltrasporti, «perde 600 mila euro al mese», cioè 20 mila euro al giorno. Oppure, 7 milioni l'anno, che è proprio la cifra che viene indicata nei bilanci alla voce perdite di Brescia. Su questa gestione che ha portato il D'Annunzio ad essere indicato anche all'estero come uno degli esempi di spreco italico, sono stati presentati negli anni scorsi esposti alla Procura generale della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica a più riprese.
Che a Montichiari non ci sia attività aeroportuale lo conferma anche un imprenditore veronese che aveva provato ad aprire una tabaccheria nello scalo del D'Annunzio e ha già chiuso bottega: fallimento.
«A Montichiari nessuno investe perché non ci sono infrastrutture: si vuole fare il cargo ma non ci sono neppure i raccordi ferroviari, non si vedono i camion, non c'è ancora la concessione», afferma Iannuzzi che da 15 anni segue le vicende aeroportuali per la Uiltrasporti. «Il personale è in cassa integrazione a zero ore e a Montichiari vengono mandati i dipendenti pagati dal Catullo che si prendono anche l'indennità di trasferta. Meglio chiudere tutto e riconvertirlo».
BRESCIA CI CREDE. Errore industriale? Gestione allegra negli anni passati? Strategie superate? Opportunità invece di rilancio e crescita per il futuro? Sia come sia, i soci bresciani non sono così drastici e nell'accordo con Verona per una società aeroportuale unica ci credono. Dice il presidente di Abem Giuliano Campana in merito al piano di sviluppo anticipato nei giorni scorsi: «La trattativa è sulla strada buona e non è ora il momento di fare passi falsi. Stiamo finalmente lavorando insieme per il rilancio dei nostri scali - rivela il presidente Campana -. Il piano industriale è al vaglio dei soci firmatari del termsheet e concordo con il presidente Paolo Arena che ha correttamente chiesto a tutti massimo riserbo». E conclude: «Noi siamo determinati ad andare avanti».



commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.