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Dicembre

20.12.2011

Nel traffico imbriago che precede le Feste

La posta della Olga

La posta della Olga
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«Ogni volta che in questi giorni di frenesia natalìssia io e il mio Gino usciamo con la macchina» scrive la Olga «rischiamo di fare un incidente. Non per colpa del mio Gino che prima di mettersi al volante passa dal bareto a farsi l'alcoltest col bacheto monouso che si infila in bocca per due minuti e, dal colore che questo assume, si capisce se uno è imbriago o no, ma per colpa degli altri automobilisti che se non sono tutti imbriaghi spolpi, si comportano come se lo fossero. Non sono mai stata a Pamplona dove mollano i tori per le vie della città piene di gente, ma la Elide che c'è stata in gita con l'associazione delle sàntole e per poco non ci ha rimesso una culata, dice che a Verona in questi giorni di boresso viabilistico è la stessa cosa».
«Tutti hanno pressia di andare, ti sorpassano a destra montando anche sul marciapié se non c'è spazio abbastanza, ti fanno il pelo ai specéti e non sempre il pelo riesce (i nostri sono tutti e due incerotà), ti premono da dietro appoggiandosi con certi scardensóni alti e grossi da far paura e ti suonano certi clacson che sembrano sirene di bastimenti, e se non gli dai strada (cosa impossibile perché sei imbugato) tirano zo il finestrino e, se la te va ben, ti gridano "Che t'à cagà". Domenica, in centro, eravamo talmente incastrati tra le auto che invece di andare dove avremmo voluto noaltri, siano andati dove ha voluto il traffico, come un bussoloto che va dove lo porta il fiume. Senza volerlo, ci siamo trovati in coa all'ingresso del parcheggio di piazza Cittadella che era completo. Dopo un'ora di coa siamo entrati e, pagato il biglietto, siamo subito usciti perché dovevamo andare da tutt'altra parte».
«Ma siamo stati immediatamente catturati dal vortice delle auto che giravano in tondo e abbiamo percorso dódeze volte corso Porta Nova (bele le lucine bu che sgossano dagli alberi e che, come ha detto il mio Gino, rappresentano l'Italia, tutta lagrime, di Monti) prima di riuscire a sganciarci e tornare a casa a berci la camomilla con la graspa per farci passare il nervoso. Peggio che a noaltri è andata a quelli che sono stati risucchiati dal traffico dei grandi magazzini della periferia. El Vacamòra e so moiér, che erano usciti per andare a fare sciòpping col tratór, sono finiti a Rovigo».


Silvino Gonzato